Un’altra giornata dominata dalla politica più che dai fondamentali. Il braccio di ferro sulla Groenlandia, rilanciato dal presidente statunitense Donald Trump, agita i mercati globali e innesca una nuova ondata di vendite. Dopo la pausa per il Martin Luther King Day, anche Wall Street rientra sotto pressione, mentre in Europa i listini scivolano in modo generalizzato. Il forcing sui dazi, usati come leva geopolitica, riaccende i timori di una guerra commerciale su larga scala e spinge gli investitori verso i beni rifugio.
Macron da Davos: “Le tariffe usate così sono inaccettabili”
Dal palco del World Economic Forum di Davos arriva una presa di posizione netta. Il presidente francese Emmanuel Macron attacca apertamente la strategia americana, definendo “inaccettabile” l’uso dei dazi come strumento di pressione sulla sovranità territoriale. “Tornano le ambizioni imperiali e viene calpestato il diritto internazionale”, avverte il capo dell’Eliseo, invitando l’Unione europea a non esitare nell’uso dello strumento anti-coercizione.
Sulla stessa linea la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ribadisce come nuovi dazi Usa sarebbero “un errore” e promette una risposta europea “ferma e unita”, sottolineando che “l’indipendenza europea è un imperativo strutturale”.
Europa in forte calo: vendite diffuse su tutti i listini
Le dichiarazioni politiche non bastano a rassicurare i mercati e in Europa prevalgono le vendite per l’intera seduta. Il timore di una nuova escalation commerciale, alimentato dalle minacce di Washington di introdurre dazi fino al 200% su vino e champagne francesi, spinge gli investitori a ridurre l’esposizione al rischio.
A Milano il Ftse Mib chiude in calo dell’1,07% a 44.713 punti, mentre Francoforte arretra dell’1,01%. Peggio fa Madrid, che lascia sul terreno l’1,39%, mentre Parigi limita le perdite allo 0,61%. Londra scivola dello 0,71%, condizionata dal clima di incertezza globale, mentre Amsterdam contiene il ribasso allo 0,16%.
Le dichiarazioni politiche non bastano a rassicurare i mercati. Le Borse europee chiudono tutte in deciso ribasso, penalizzate dal rischio di escalation commerciale dopo le minacce di dazi fino al 200% su vino e champagne francesi.
Wall Street in rosso: la Corte Suprema si esprimerà sui dazi a febbraio
A condizionare il sentiment degli investitori è anche l’attesa per la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’uso dei poteri di emergenza da parte del presidente Donald Trump per imporre tariffe generalizzate sulle importazioni, facendo ricorso all’International Emergency Powers Act. I giudici hanno diffuso tre diverse opinioni, ma senza affrontare direttamente il nodo dei dazi. Una decisione che resta particolarmente attesa, anche alla luce delle misure annunciate sul fronte Groenlandia, e che potrebbe arrivare dopo la pausa di quattro settimane della Corte, con una data possibile indicata dai media americani al 20 febbraio.
In questo contesto di incertezza istituzionale e geopolitica, Wall Street si muove in deciso calo. Il Nasdaq cede l’1,37%, il Nasdaq 100 perde l’1,13%, l’S&P 500 arretra dell’1,18% e il Dow Jones scivola dell’1,06%.
Trump è poi tornato a minacciare dazi crescenti sulle importazioni da alcuni Paesi Nato finché non verrà raggiunto un accordo sulla Groenlandia, attaccando nel contempo il Regno Unito sul dossier delle Isole Chagos.
Intanto, i rendimenti dei titoli del Tesoro Usa a lungo termine sono aumentati dopo il crollo dei titoli giapponesi, con la mossa aggravata dal piano del fondo pensione danese AkademikerPension di uscire dai titoli del Tesoro statunitensi entro la fine del mese, a causa delle preoccupazioni per le politiche di Trump. Il tasso di interesse statunitense a 30 anni è salito di otto punti base al 4,92%. In precedenza, il malcontento degli investitori per la proposta elettorale del primo ministro Sanae Takaichi di tagliare le tasse sui prodotti alimentari ha spinto il rendimento a 40 anni del Giappone a un nuovo massimo.
Piazza Affari sotto pressione, si distingue solo Amplifon
Seduta debole per Piazza Affari, con il Ftse Mib quasi interamente in rosso. A emergere in controtendenza è Amplifon, miglior titolo di giornata con un rialzo del 4,92%, sostenuto da acquisti diffusi. Bene anche Campari, che avanza del 3,70%, e Saipem, in progresso del 2,98%. Tra i pochi segni positivi anche STMicroelectronics (+1,36%) e Nexi (+0,94%), dopo che Nexi Mercury UK – veicolo riconducibile a fondi gestiti da Bain Capital, Advent International e Clessidra – ha quasi azzerato la propria partecipazione nella paytech italiana, scesa allo 0,011% dal precedente 3,01%.
Sul fronte opposto, le vendite colpiscono soprattutto tlc e banche. Tim arretra del 2,85%, Buzzi perde il 2,81% e Brunello Cucinelli scivola del 2,77%. Deboli anche Bper Banca (-2,61%), Intesa Sanpaolo (-2,44%) e Fincantieri (-2,34%), mentre Leonardo cede lo 0,73% dopo la smentita del presidente Stefano Pontecorvo su ipotesi di fusione tra i due gruppi.
Sotto osservazione anche Banco Bpm, che chiude in calo dell’1,61%. Il consiglio di amministrazione ha convocato per il 23 febbraio un’assemblea straordinaria per l’approvazione di modifiche statutarie legate alla nuova Legge Capitali, in particolare sulla presentazione delle liste per il rinnovo del board. Il rinnovo del consiglio è atteso in una successiva assemblea prevista per il 16 aprile, mentre il cda tornerà a riunirsi il 5 febbraio per l’approvazione del bilancio 2025.
Resta infine sullo sfondo il nodo Consob, con la decisione del Consiglio dei ministri sulla nomina del nuovo presidente che, secondo le indiscrezioni, sarebbe stata rinviata. L’attuale presidente Paolo Savona è in scadenza l’8 marzo, mentre il nome del sottosegretario all’Economia Federico Freni circola da settimane come possibile successore.
Fuori dal paniere principale continua intanto a tenere banco il dossier Gedi Gruppo Editoriale. Proseguono le trattative per la cessione delle attività editoriali. Gedi ha informato che avviato una trattativa in esclusiva con Gruppo Sae per la vendita de La Stampa, comprensiva degli asset collegati e delle attività di stampa. Sae, guidato da Alberto Leonardis, è già editore di diverse testate tra cui Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Provincia Pavese, La Nuova Ferrara, La Gazzetta di Reggio e la Nuova Sardegna.
Oro da record, l’argento ritraccia, risale il petrolio
Con la tensione geopolitica continua la corsa dei beni rifugio. L’oro aggiorna i massimi storici e supera per la prima volta la soglia dei 4.700 dollari l’oncia, mentre l’argento, dopo aver toccato nuovi record, ritraccia e perde terreno.
Il dollaro si indebolisce e l’euro risale fino a 1,1739 dollari, mentre il Bitcoin scende sotto quota 91 mila dollari.
Sul fronte energetico, il petrolio recupera terreno: il Wti sale dell’1,5% a 60,22 dollari, il Brent avanza dell’1,08% a 64,82 dollari, sostenuto dalle tensioni geopolitiche e dalle interruzioni produttive in Kazakistan.
Spread in risalita
In aumento anche lo spread tra Btp e Bund, che risale a 64 punti base (+8,93%%), con il rendimento del decennale italiano al 3,47%.