Donald Trump alza il livello dello scontro con l’Europa sulla Groenlandia e intreccia la crisi artica con dazi commerciali, diplomazia muscolare e provocazioni mediatiche. In poche ore, il presidente degli Stati Uniti ha minacciato tariffe fino al 200% su vini e Champagne francesi, invitato Vladimir Putin a partecipare al nascente Consiglio di pace per Gaza e pubblicato sui social un fotomontaggio con la bandiera americana piantata in Groenlandia, accompagnato dalla scritta: “Groenlandia, territorio Usa dal 2026”.
LEGGI ANCHE Un anno di Trump: il bilancio
Trump: “L’Europa pensi all’Ucraina, non alla Groenlandia”
Parlando con i giornalisti in Florida, Trump ha ribadito che i leader europei “non opporranno troppa resistenza” ai piani statunitensi sull’isola artica. Se l’Europa continuerà a contrastare Washington sulla Groenlandia, ha avvertito, scatteranno nuovi dazi.
Secondo il presidente Usa, l’Unione europea dovrebbe concentrarsi sulla guerra in Ucraina e smettere di intervenire su un dossier che Trump considera “imperativo per la sicurezza nazionale e mondiale” degli Stati Uniti. Una posizione che mette apertamente in discussione non solo il ruolo dell’Europa, ma anche quello della Danimarca, accusata di non essere in grado di proteggere l’isola. “Sono persone meravigliose – ha detto Trump – ma non ci vanno nemmeno. E il fatto che una nave sia arrivata lì 500 anni fa e poi se ne sia andata non dà automaticamente diritto alla proprietà”.
Lo scontro con Macron e i dazi sui vini francesi
Il confronto più duro è con la Francia. Trump ha reagito al rifiuto di Emmanuel Macron di aderire al Consiglio di pace per Gaza con attacchi personali e minacce economiche. “Nessuno lo vuole”, ha detto Trump riferendosi al presidente francese, aggiungendo che “lascerà l’incarico molto presto, quindi va bene così”. Da qui la minaccia di nuovi dazi. Applicherò dazi del 200% sui suoi vini e champagne e lui si unirà. Ma non è obbligato a farlo”, ha detto il presidente Usa. Avrebbe invitato anche l’omologo bielorusso Alexander Lukashenko a far parte del Consiglio di Pace per Gaza.
Ad alimentare ulteriormente le tensioni è stata la decisione di Trump di pubblicare su Truth quello che definisce un messaggio privato del presidente francese. Nel testo, Macron si dice “totalmente allineato” con Washington su Siria e Iran, ma ammette di non capire la posizione americana sulla Groenlandia. Propone inoltre un incontro del G7 a Parigi, con ucraini, siriani e russi a margine, e una cena bilaterale prima del rientro di Trump negli Stati Uniti.
In Europa, intanto, si discute se rispondere con controdazi, con lo strumento anti-coercizione – il cosiddetto bazooka – o puntare su una mediazione diplomatica per evitare una guerra commerciale con gli Stati Uniti.
Dieci giorni decisivi per i rapporti Usa-Europa
Il calendario è serrato: entro il 1° febbraio l’Europa dovrà decidere come reagire alle minacce americane. Il passaggio chiave sarà il Consiglio europeo straordinario convocato per giovedì 23 gennaio, anche alla luce dei contatti bilaterali in corso a margine del Forum economico mondiale di Davos.
Proprio a Davos, dove Trump ha annunciato un incontro con diversi leader internazionali dopo una telefonata con il segretario generale della Nato Mark Rutte, il presidente americano intende ribadire la sua linea senza concessioni. Il messaggio, affidato anche ai social, è stato infatti netto: nessun passo indietro sulla Groenlandia. “Su questo, tutti sono d’accordo”, ha scritto su Truth. Parole che arrivano mentre Copenaghen e Nuuk chiedono una missione Nato permanente nell’Artico e la Danimarca ribadisce che gli Stati Uniti “non avranno la Groenlandia facendo pressione”.
Tra il Forum svizzero e il vertice dei capi di governo dell’Ue, si gioca una partita che va ben oltre la Groenlandia. In gioco c’è il futuro del rapporto tra Europa e Stati Uniti, messo alla prova da una presidenza Trump che usa dazi, alleanze, simboli e provocazioni come parti di un’unica strategia di pressione globale.