Da un lato la firma a distanza dell’accordo Usa-Iran e la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, dall’altro i toni da “falco” usati a sorpresa dal neopresidente della Federal Reserve Kevin Warsh. In mezzo la nuova riscossa dei chip statunitensi che spariglia le carte e sostiene il rialzo della Borsa statunitense.
In questo contesto le Borse europee chiudono in ordine sparso, provando a mantenere un equilibrio tra spinte contrastanti in attesa (e nella speranza) che la profonda incertezza dell’ultimo periodo venga soppiantata da un po’ di stabilità. A fine seduta Milano sale dello 0,18% a 52.688 punti trainata dall’exploit di Stmicroelectronics e dai rialzi delle banche coinvolte nel risiko. Fanno meglio Parigi (+0,44%) Francoforte (+0,4%), mentre archiviano la giornata sotto la parità Madrid (-0,1%) e Amsterdam (-0,11%). In profondo Londra (-1%) dopo che la Bank of England, rispettando le attese, ha deciso di mantenere i tassi invariati al 3,75% nonostante i prezzi nel Regno Unito rimangano molto alti.
Wall Street alla riscossa con Intel, in rosso SpaceX
Wall Street prova a dimenticare, almeno per il momento, che la Fed potrebbe alzare i tassi di interesse nella prossima riunione – prospettiva emersa chiaramente dal primo meeting sotto la presidenza di Kevin Warsh – e tenta il rimbalzo concentrandosi nuovamente sull’HI-Tech con Intel (+9,2%) che traina al rialzo i semiconduttori, dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato una partnership tra l’azienda e Apple (+0,5%) per la progettazione di chip negli Stati Uniti. Cupertino, intanto, ha comunicato che presto alzerà i prezzi dei suoi dispositivi, proprio a causa dell’aumento dei costi di chip di memoria.
Nel settore salgono anche Nvidia (+2,2%) e Micron (+8%), mentre SpaceX cede il 7,3% dopo aver registrato, ieri, la prima seduta in calo dalla sua quotazione, avvenuta venerdì. Tra gli altri titoli, Pfizer cede il 3,4%: il Cfo, Dave Denton, ha annunciato che lascerà l’incarico il 15 agosto.
In questo contesto il Dow Jones sale dello 0,3%, lo S&P guadagna lo 0,87%, mentre il Nasdaq fa ancora meglio: trainato dai suoi chip, l’indice hi-tech registra un rialzo dell’1,2%.
A Milano riflettori sul risiko: occhi su Banco Bpm, Unicredit e Generali
A Milano l’attenzione è ancora sul risiko bancario-assicurativo. In luce Banco Bpm (+2%) dopo le indiscrezioni riportate da Bloomberg, secondo cui Crédit Agricole (+0,5% a Parigi), che ha in mano il 22,9% di Piazza Meda e ha già il via libera della Bce per salire fino a un passo dal 30%, starebbe considerando di incrementare la sua quota per rispondere all’ondata di operazioni in corso in Italia. Le discussioni ai vertici dell’istituto francese sarebbero in ogni caso ‘in fase preliminare’ e non sarebbe stata presa alcuna decisione, tanto più che anche il mantenimento dello status quo è tra le opzioni considerate percorribili, scrive il quotidiano.
Riflettori anche su Unicredit (+0,64%) che secondo il Sole 24 Ore avrebbe proposto a Delfin di scambiare il 10% di Generali (-0,6%) in mano alla holding con azioni della stessa Unicredit. Dopo una mattinata incolore, continuano nel frattempo gli acquisti sulle banche coinvolte nel risiko: Intesa Sanpaolo, la grande protagonista di questa fase, avanza dello 0,69%, mentre le prende Mps e Mediobanca guadagnano rispettivamente lo 0,38% e lo 0,2%. In rialzo anche Bper (+0,86%) che, in caso di successo dell’opas dovrebbe ereditare le filiali e il marchio Monte dei Paschi. Parlando davanti davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato l’intenzione di cedere la quota residua del 4,86% di Siena alle migliori condizioni di mercato e ribadito che il governo intende mantenersi neutrale sul processo di consolidamento bancario in atto dopo le ingerenze della prima fase in cui, applicando il Golden power, ha costretto Unicredit a ritirare la sua offerta sul Banco. Giorgetti non ha però escluso che l’aggregazione tra Intesa e Mps possa passare al vaglio del Golden power e avere delle prescrizioni.
Piazza Affari: Stm in corsa, crollano i petroliferi, giù Stellantis
Tornando all’azionario, il fermento dei chip a stelle e strisce contagia anche Stmicroelectronics in vetta al Ftse Mib con un rialzo del 4,2%. Bene Prysmian (+1,2%) e Brunello Cucinelli (+1,18%), acquisti sull’energia con Terna e Italgas che segnano rispettivamente dell’1,17% e dell’1,04%.
Dopo una mattinata in rialzo, chiude in negativo Avio (-1,16%), penalizzata dall’andamento di SpaceX nonostante il successo del lancio dell’Ariane 6 con i nuovi booster P160, mentre il crollo del prezzo del petrolio in vista della probabile riapertura dello stretto di Hormuz manda Ko i titoli del settore: Saipem cede oltre il 7%, Tenaris il 4,49%, Eni segna -3,16%. Un’altra giornata di vendite sul settore auto dopo il profit warning lanciato martedì da Bmw che a Francoforte perde un ulteriore -3,6%, mentre a Milano Stellantis registra un calo del 3,67%. Giù Fincantieri (-2,47%).
In rosso anche Poste Italiane (-2,36%) dopo che l’assemblea dei soci ha approvato il conferimento della delega al cda per l’aumento di capitale al servizio dell’opas (offerta pubblica di acquisto) lanciata su Telecom Italia (1,96) e un buyback fino a 125 milioni di euro.
In picchiata i prezzi del petrolio
La firma a distanza dell’accordo di pace tra Usa e Iran e le prospettive di una riapertura a breve dello Stretto di Hormuz spingono al ribasso il prezzo del petrolio: il Wti tescano si muove sotto i 74 dollari al barile, in ribasso del 3,7%, mentre il Brent europeo cede il 3,5% in area 76 dollari. In calo di oltre il 3% anche il gas Ttf, che ad Amsterdam si muove 40 euro al Mwh.
A salire è invece il dollaro, con il cambio contro l’euro che si muove sotto quota 1,15 e scende a 1470, minimi da un anno. L’andamento del biglietto verde è condizionato dal tono da falco di Warsh, ma anche dai numeri emersi dall’ultimo Fomc: Quasi la metà dei membri del comitato di politica monetaria della Fed (9 su 19) ritiene che sarà necessario aumentare i tassi d’interesse, quest’anno. Nessuno di loro condivideva questa opinione solo tre mesi fa, quando la Fed aveva pubblicato le sue ultime proiezioni. Sei di questi nove, ovvero quasi un terzo del comitato, ritengono che sarà necessario più di un aumento dei tassi di un quarto di punto, quest’anno.
Ordini sopra gli 8 miliardi per il Btp Italia Sì
Sul secondario lo spread è stabile a 70 punti base, con il rendimento del Btp decennale benchmark al 3,62%.
Prosegue l’emissione del nuovo Btp Italia Sì il nuovo titolo di Stato indicizzato all’inflazione italiana. Gli ordini hanno superato quota 8 miliardi di euro durante il quarto giorno di emissione. Oggi le richieste hanno totalizzato circa 1,14 miliardi di euro, che si sommano ai 6,91 miliardi dei primi tre giorni (rispetto ai 6,53 miliardi dei primi tre giorni di collocamento dal BTP Italia giugno 2032). La chiusura del collocamento è prevista per venerdì 19 giugno alle ore 13.
