Come era ampiamente prevedibile dopo il naufragio dei negoziati di pace Usa-Iran di Islamabad (Pakistan) nel fine settimana, alla riapertura delle Borse in questo 13 aprile il clima è stato subito negativo, peraltro ulteriormente appesantito dall’ultima sparata del presidente Donald Trump: bloccare lo Stretto di Hormuz a partire dalle 16 italiane di oggi. Si tratta, come si intende intuitivamente, di un “blocco del blocco”, cioè di una contromisura rispetto al blocco di Teheran per evitare che siano soltanto alcune imbarcazioni a transitare, a pagamento, e non tutte. Una sorta di “muoia Sansone con tutti i filistei”, e pare che questa volta Trump abbia mantenuto la parola: mentre scriviamo, il controblocco è in atto.
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Tutte in rosso le Borse, a parte il Nasdaq (e Amsterdam)
E questa situazione ovviamente non piace ai mercati, anche se in questo lunedì le perdite non sono drammatiche: Milano -0,17% difende i 47.000 punti, Parigi -0,3%, Francoforte -0,2%, Londra -0,2%, indice Euro Stoxx 50 -0,37%, in precedenza Tokyo -0,74% e successivamente ha aperto in rosso anche Wall Street ma solo con il Dow Jones -0,6% nonostante il balzo di Goldman Sachs +19% dopo i conti sopra le attese, mentre S&P 500 e Nasdaq hanno iniziato la settimana in territorio positivo.
Sul Nasdaq, che alle ore 17 italiane guadagnava lo 0,4%, rimbalza Palantir +3,8% dopo la caduta delle ultime sedute, poi tra i titoli principali da segnalare PayPal +2,3%, Microsoft +2%, Booking +1%, Tesla +0,6%, Alphabet e Nvidia entrambe +0,5%. Tra i titoli peggiori invece Kraft -3,6% dopo il cambio ai vertici. Il Bitcoin risale la china: dopo le fluttuazioni delle ultime settimane sembra voler consolidare quota 70.000 dollari e oggi guadagna circa l’1,5% in zona 72.000 dollari. Invece il dollaro Usa si svaluta rispetto all’euro, col cambio sempre a 1,17.
Materie prime: come vanno petrolio, gas, oro e argento
Oggi chiaramente le attenzioni erano in gran parte rivolte alle materie prime e soprattutto al petrolio. Ma anche qui il verdetto non è drammatico: il greggio risale, sfonda nuovamente quota 100 dollari al barile, ma non va molto oltre questo: il Brent quota sui 101 dollari al barile, il Wti Crude sui 103 dollari, entrambi ancora lontani dai picchi raggiunti nelle ultime settimane. I dati dell’OPEC hanno mostrato come prevedibile un forte calo della produzione a marzo, dovuto ai crolli significativi registrati dai principali produttori, tra cui Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Kuwait.
L’Arabia Saudita tuttavia ha dichiarato di aver ripristinato la piena capacità di pompaggio attraverso il suo oleodotto Est-Ovest verso il Mar Rosso, insieme alla produzione del giacimento di Manifa. Oggi riprende slancio anche il gas, portandosi sui 46 euro/MWh, mentre come spesso accade la conseguenza è un raffreddamento dei beni rifugio: l’oro perde qualcosina oscillando intorno ai 4.700 dollari l’oncia, l’argento va sotto i 74 dollari col -2,4%.
Piazza Affari limita i danni nel finale, spread a 80 punti
In questo scenario, Piazza Affari recupera nel finale e quasi aggancia la parità. Sul Ftse Mib brilla un tris di titoli eterogenei quasi a pari merito: Poste Italiane +2,64%, Telecom Italia +2,5%, Leonardo +2,65%. Quest’ultimo ha perso quasi il 10% nell’ultimo mese, soprattutto la settimana scorsa dopo l’ufficialità del cambio al vertice: ora l’amministratore delegato non è più Roberto Cingolani, fautore del Michelangelo Dome europeo che forse non era visto con troppo entusiasmo da Washington, sostituito da Lorenzo Mariani.
In rosso invece Amplifon -2,9% e Stellantis -2,9%, e va sotto pressione il lusso, penalizzato dalle tensioni in Medio Oriente che frena le vendite nei mercati di riferimento, come Abu Dhabi e Dubai: Brunello Cucinelli -2%, Moncler -2,5%. Oggi contrastate le banche: Banco Bpm -1%, Banca Mediolanum +1,2%, Unicredit -0,5%, Intesa Sanpaolo piatta, Mps -0,2%. Lo spread Btp Bund riaggancia gli 80 punti base, con il rendimento del nostro Btp 10 anni che riavvicina pericolosamente il 4%, al 3,89%.