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Borse 12 novembre: le banche spingono Piazza Affari che sfiora quota 45 mila dov’era nel gennaio 2001

Listini azionari europei in grande spolvero e Milano avvista quota 45 mila come avveniva quasi un quarto di secolo fa. Wall Street mista. Tra le materie prime scivola il petrolio

Borse 12 novembre: le banche spingono Piazza Affari che sfiora quota 45 mila dov’era nel gennaio 2001

I listini europei si confermano oggi su livelli record e Piazza Affari aggiorna i suoi massimi dal 2001, pur non riuscendo a difendere fino alla fine quota 45mila punti base, agguantata a metà seduta.

Il Ftse Mib chiude in progresso dello 0,8%, (a 44.792 punti) al traino di banche, lusso e Recordati (+2,39%), quest’ultima grazie ai conti del trimestre. Non tutti gli ultimi fuochi delle trimestrali hanno però illuminato i cieli finanziari e in particolare A2a perde il 9,3%, dopo numeri in linea con il consensuale e un aggiornamento del piano industriale che delude gli investitori su alcuni target. 

Pure gli altri listini europei chiudono leggermente sotto i massimi del giorno: Francoforte +1,22%, Parigi +1,04%, Madrid +1,28%. Londra frena, +0,09% e Amsterdam scivola addirittura a -0,21%.

Il sentiment si conferma generalmente positivo, in vista della fine dello shutdown Usa, eppure il petrolio va a picco, mentre lo scandalo Epstein getta un’ombra sempre più cupa sulla Casa Bianca, dopo che i democratici hanno pubblicato una nuova tranche di email in cui si parla direttamente del presidente Donald Trump.

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Wall Street contrastata

A farsi sentire, nel corso degli ultimi scambi europei, è dunque l’andamento contrastato di Wall Street. La borsa americana vede anche oggi il DJ (+0,72%) correre verso nuovi massimi grazie alla spinta dei titoli bancari, mentre il Nasdaq (-0,38%) si conferma debole. Tra i tech vola Amd (+10,22%) che dovrebbe vedere un aumento della crescita complessiva del fatturato grazie alla domanda “insaziabile” di chip di intelligenza artificiale, ma Nvidia non trova sufficienti spunti per rimbalzare (-0,24%) nonostante Foxconn, uno dei suoi fornitori, abbia riportato un aumento degli utili del 17% su base annua. Il colosso dei chip presenterà la trimestrale la prossima settimana. Perdono quota inoltre le azioni delle Magnifiche sette tra cui Apple, Amazon, Meta, Alphabet.

Petrolio in profondo rosso

A pesare sui mercati è inoltre il crollo del petrolio, che in questo momento perde oltre il 3%. Il future Brent gennaio 2026 arretra a 63,18 dollari al barile, mentre il greggio texano, dicembre 2025, scivola a 58,94 dollari al barile.

Gli investitori mostrano di avere ancora bisogno di tutelarsi e l’oro si apprezza: lo spot gold guadagna l’1,61%, per un prezzo di 4193 dollari l’oncia. Tra i metalli preziosi si fa ulteriormente spazio l’argento che tratta oltre i 53 dollari, con una rialzo vicino al 5%.  

Sul mercato dei cambi frena il dollaro, che in vista della fine dello shutdown stava riprendendo quota contro le principali valute. Lo yen si conferma debole, ma l’euro recupera un cambio sui livelli delle vigilia a 1,159.

In queste ore il mercato guarda anche al ritorno dei dati governativi sull’occupazione.

Ieri l’aggiornamento settimanale sui dati payroll di Adp ha evidenziato una persistente debolezza del mercato del lavoro, con i datori privati che hanno tagliato in media 11.250 posti a settimana nelle quattro settimane terminate il 25 ottobre. In questo scenario, secondo lo strumento FedWatch del Cme Group, i trader valutano una probabilità del 63% di una riduzione di 25 punti base nella riunione di politica monetaria della Fed di dicembre. Per la Bce invece Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della banca centrale europea, conferma la linea della presidente Christine Lagarde. “Il nostro obiettivo principale è la stabilità dei prezzi. Quindi la prima cosa che guardiamo è l’inflazione e quella attuale è vicina al 2%. Anche le nostre proiezioni a medio termine sono vicine al 2%. Questo significa essere in una buona posizione”. A confortare la Bce un’economia europea “più resiliente” e “un mercato del lavoro molto solido”.

Piazza Affari, Mediobanca, Recordati e Lottomatica sul podio

Le banche sono anche oggi in primo piano a Piazza Affari e in vetta al listino c’è Mediobanca +3,01%, seguita a poca distanza dall’azionista Mps +2,31%. Nel settore è in luce anche Unicredit +2,13%, benché oggi Andrea Orcel abbia scritto la parola fine alla storia con Banco Bpm: “Abbiamo chiuso il capitolo – ha detto l’ad di Piazza Gae Aulenti intervenendo al Future of Finance di Bloomberg – Per una serie di ragioni non doveva essere. Abbiamo chiuso”. E il ricorso al Consiglio di Stato sul Golden power? “Direi che si tratti di un dovere – ha aggiunto il banchiere – Il consiglio della banca ha un dovere di diligenza nei confronti di UniCredit.

Quindi abbiamo il dovere di chiudere il cerchio su ciò che è accaduto. È quasi automatico. Non ci leggerei altro”. In scia ai bancari bene Unipol +2,22%.

Tra i migliori titoli del listino ci sono Lottomatica, +2,37% e Buzzi +2,28%.

Recordati è stata premiata dagli acquisti dopo i dati trimestrali, che hanno visto il raddoppio delle stime del farmaco Isturisa, indicato per la sindrome di Cushing (eccesso di cortisolo nell’organismo).

Bene anche oggi i titoli del lusso, mentre si è progressivamente affievolito l’entusiasmo per l’automotive. Stellantis chiude in calo dello 0,64%. Ferrari invece si apprezza dell’1,29%, beneficiando dell’avvio di copertura con ’overweight’ di JP Morgan e di un target price a 394 euro.

Defilata Stm, +0,17%, dopo che Infineon (+6,65% a Francoforte) ha espresso cautela sul recupero ciclico di auto e industriali ma ha alzato gli obiettivi sui ricavi da semiconduttori per i data center per l’AI.

Fuori dal paniere principale la chiusura è stellare per The Italian Sea Group, +16,57%, nonostante abbia visto un calo di utili e ricavi nei primi nove mesi.

L’effetto trimestrale è brillante anche per De Longhi +14,63%. 

Al contrario Fincantieri arretra del 6,52%, con i conti in linea con le attese una guidante confermata.

Spread in calo

La carta italiana si conferma appetibile sul mercato e oggi il decennale conduce in porto una seduta con rendimento in calo al 3,37% e uno spread con il Bund di pari durata di 73 punti base dai 74 della vigilia.

Una buona premessa in vista dell’asta di giovedì con cui il Tesoro collocherà titoli fino a un massimo di 8 miliardi con scadenze a 3, 7 e 30 anni.

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