Un venerdì sonnacchioso è diventato in pochi minuti un venerdì nero, in Europa e negli Usa, dopo che Wall Street ha cambiato segno facendo ripiombare le borse nell’incubo dazi. A innescare la paura sono state le parole del presidente Donald Trump che sta valutando “un massiccio aumento delle tariffe” sulle importazioni cinesi. Così i listini europei chiudono una seduta in profondo rosso, con i settori auto e lusso allarmati dalla novità e dopo una mattinata debole, già condizionata dai cali dei titoli della difesa, per prese di profitto nella prospettiva di pace a Gaza. La possibilità che il Medio Oriente trovi un nuovo equilibrio zavorra inoltre il petrolio e di conseguenza i titoli del settore.
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Piazza Affari perde l’1,74% e riavvolge il nastro fino a 42.047 punti base, con gli investitori che hanno concentrato gli acquisti sulle utility e hanno scelto di vendere Stellantis -7,27%, Tenaris -5,22%, Leonardo -4,69%, Cucinelli -4,49%. Nel resto del continente scivola Parigi -1,53%, al termine di una settimana difficile e in attesa che il presidente Emmanuel Macron annunci a chi intende dare nuovamente l’incarico per un tentativo di governo, dopo la breve parentesi di Sébastien Lecornu. Sono in netto calo Francoforte -1,71% e Amsterdam -1,87%. Londra perde lo 0,87% e Madrid lo 0,83%.
Wall Street, a picco i titoli tech
A New York il clima è tornato a raffreddarsi dopo le prime ore di scambi: DJ -0,9%, S&P 500 -1,2%, Nasdaq -1,74. Nel buio dei dati sul lavoro, causato dal parziale blocco delle attività amministrative, gli investitori temono una nuova guerra commerciale tra Washington e Pechino, che metta pericolose briglie all’economia. Nvidia, titolo simbolo dell’IA, dopo un avvio intonato perde ora l’1,73%.
Intanto la fiducia dei consumatori Usa rimane stabile nel mese di ottobre, oltre le stime, ma in lieve calo. La lettura preliminare dell’indice sulla fiducia redatto mensilmente dall’Università del Michigan è stata infatti pari a 55 punti, dopo i 55,1 punti del mese precedente e attese a 54 punti. La componente che misura le aspettative per il futuro è passata dai 51,7 punti del mese precedente a 51,2. La componente sulla situazione attuale è salita da 60,4 a 61. Per quanto riguarda l’inflazione, le aspettative a un anno sono scese dal 4,7% al 4,6%; quelle a cinque anni sono diminuite dal 3,7% al 3,6%.
Per tastare il polso all’economia i mercati aspettano l’avvio della stagione degli utili la prossima settimana e scommettono su un nuovo taglio dei tassi da parte della Fed a fine mese. Le mega tech restano però sospese tra denaro e lettera e il simbolo dell’Ia, Nvidia, che in avvio mostrava guadagni superiori all’1,5%, al momento cede lo 0,26%.
Intanto gli Stati Uniti incassano il successo diplomatico tra Hamas e Israele, nel quale ha giocato un ruolo centrale il presidente Donald Trump. L’impegno del tycoon però non è stato coronato dal premio Nobel, che è andato invece a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione in Venezuela. Una scelta “che antepone la politica alla pace” secondo la Casa Bianca, che non ha nascosto il suo disappunto per la decisione dell’Accademia svedese.
Petrolio in netto calo. Wti sotto 60 dollari
I prezzi del petrolio sono nuovamente in calo, dopo la perdita dell’1,5% di ieri. Si tratta di ribassi che limano il premio per il rischio nella regione mediorientale, dopo l’accordo tra Israele e Hamas sulla prima fase del piano per porre fine alla guerra a Gaza. Si comincia a guardare con una certa preoccupazione alla durata del parziale blocco delle attività amministrative Usa, nel timore che l’economia a stelle e strisce possa risentirne e in scia anche la domanda di greggio da parte del principale consumatore al mondo. Inoltre l’esternazione del presidente Usa sta facendo il resto.
In questo momento i future di Brent e Wti cedono oltre il 3%, per prezzi rispettivamente di 63,18 dollari al barile e 59,39 dollari. L’oro dopo aver innescato la retromarcia fino a riportarsi sotto i 4000 dollari sia con il contratto spot sia con il future, al momento è in lievissima ripresa e si muove su quella soglia. Sul mercato valutario il dollaro torna in calo, dopo aver toccato ieri il top da due mesi. L’euro cambia oltre 1,16.
Piazza Affari, brillano solo le utility, tonfo di Avio
Le blue chip positive di Piazza Affari sono solo sei, tutte utility: Italgas +1,36%, Snam +0,86%, Enel +0,75%, Terna +0,71%, Hera +0,1%. Il resto è tutto in rosso. Stellantis, effervescente in mattinata grazie al positivo aggiornamento delle stime relative alle consegne di auto nel terzo trimestre, è il titolo peggiore. Ferrari fallisce il rimbalzo e arretra del 2,77% dopo lo scivolone della vigilia. Male i petroliferi: Tenaris, Saipem -4,04%, Il lusso, l’industria, i tech.
Le banche sono deboli, nonostante il fatto che il risiko italiano potrebbe riaccendersi se la Commissione europea, come sembra, agirà contro la normativa italiana sul ’golden power’ ed entro metà novembre chiederà al governo italiano di ritirare il decreto relativo all’Ops di Unicredit (-1,75%) su Banco Bpm (-2,09%), che ha poi portato lo scorso luglio l’istituto guidato da Andrea Orcel a ritirare l’offerta.
Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti però non ci sta e ne fa una questione di sicurezza. “La sicurezza nazionale, finanziaria ed economica – dice – è esclusiva competenza dello Stato nazionale e questa intendiamo in qualche modo difenderla”. Intanto il governo ha messo in agenda per martedì una riunione sulla manovra.
Fuori dal paniere principale brilla anche oggi Cementir, +2,85%, trincipale candidato a partecipare alla ricostruzione di Gaza. Tonfo di Avio, -13,34%, che aveva aggiornato ripetutamente i suoi massimi in sedute recenti.
Spread in salita e tassi in calo; stasera il rating di S&P
La carta italiana attende con relativa tranquillità l’aggiornamento del rating da parte di S&P che arriverà stasera. A fine seduta lo spread tra Btp e Bund, entrambi di durata decennale, si allarga a 85 punti base, con la tassi in calo rispettivamente al 3,49% e 2,64%.