È tornata a prevalere la cautela sulle Borse europee a metà seduta, in attesa della pubblicazione del dato statunitense sull’inflazione e di eventuali sviluppi sul conflitto in Medio Oriente. Sulla crisi è intervenuta anche la Cina, che ha espresso “profonda preoccupazione” per gli attacchi incrociati della scorsa notte tra Iran e Stati Uniti, invitando le parti coinvolte a “fermare l’escalation”. Giovedì inoltre è prevista la riunione della Bce, che potrebbe alzare i tassi di un quarto di punto.
In apertura, invece, i listini europei erano partiti in rialzo nonostante i forti ribassi dei listini asiatici e il ritorno delle vendite sui chip che ieri ha mandato ko il Nasdaq. Attacchi in Medio Oriente, tech e inflazione Usa: restano comunque questi i tre driver che guidano i listini del vecchio continente. E a Milano se ne aggiunge un quarto: il risiko bancario.
Occhi, dunque, puntati sull’Iran. Nella notte l’esercito statunitense ha lanciato diversi attacchi dopo che un elicottero dell’esercito Usa è precipitato vicino allo Stretto di Hormuz. Il velivolo, secondo il presidente Donald Trump, sarebbe stato abbattuto dall’Iran che in risposta ha a sua volta risposto con attacchi a obiettivi Usa in Giordania, Kuwait e Bahrein. Un ritorno alle armi che sembra allontanare un accordo tra le parti che fino a ieri veniva considerato come “imminente”.
A Milano Mps e Mediobanca rallentano il passo
A Piazza Affari, Mps e Mediobanca hanno rallentato il passo, riportandosi sui livelli della chiusura precedente. Restano invece in evidenza le azioni di Banco Bpm (+3,2%), alimentate dalle numerose indiscrezioni sul futuro dell’istituto dopo l’offerta presentata nei giorni scorsi per Mps, passata in secondo piano a seguito dell’opas lanciata da Intesa Sanpaolo (-1%) con il sostegno di Unipol (+1%). Nel comparto bancario Unicredit avanza dello 0,11% con il mercato che si interroga sull’evoluzione della situazione in Germania, tenendo conto che intanto la presa in Commerzbank è salita fino a circa il 54%, anche attraverso strumenti derivati. Tra i titoli del Ftse Mib si distingue infine Stmicroelectronics, che registra la migliore performance dell’indice con un rialzo del 2,2%, sostenuta dalla promozione a “Buy” da parte di Bank of America.
Future Usa ancora in calo dopo le vendite sui tech di ieri
Future ancora in ribasso negli Usa dopo le vendite massicce che hanno colpito martedì i titoli tecnologici. Ieri il Dow Jones ha guadagnato lo 0,17%, lo S&P 500 ha perso lo 0,26%, il Nasdaq ha chiuso in calo dello 0,97%, zavorrato dalle vendite sui chip. Micron Technology ha perso il 2,9%, dopo il recupero del 10% di lunedì; le sue azioni sono crollate di circa il 20% in due giorni, la scorsa settimana. Broadcom, che aveva subito un calo altrettanto ripido in due giorni, la scorsa settimana, ha ceduto l’1,2%. Advanced Micro Devices (Amd) ha perso invece il 3%, mentre Marvell Technology ha ceduto oltre l’1%. Secondo Jay Hatfield, ceo di Infrastructure Capital Advisors, “sono tutti un po’ nervosi” in vista dell’Ipo di SpaceX, prevista per venerdì 12 giugno.
Tra gli altri titoli tech, è da segnalare anche il crollo di Apple (-3,4%) avvenuto il giorno dopo la presentazione di un nuovo software di intelligenza artificiale. Il titolo di DraftKings, società di scommesse sportive, è invece balzato dell’11%, dopo un forte aumento dei volumi di operazioni sulla sua piattaforma. Le azioni della casa farmaceutica statunitense Nuvalent sono salite di oltre il 39%, dopo che il colosso biofarmaceutico britannico Gsk ha annunciato un accordo per l’acquisizione dell’azienda per 10,6 miliardi di dollari.
A incidere sull’andamento odierno di Wall Street potrebbe essere anche la lettura di maggio dell‘indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti. Gli economisti si aspettano un un indice al 4,2% e un dato core al 2,9%. Il dato arriva dopo quello sugli occupati, risultati superiori alle attese a maggio e potrebbe rafforzare le scommesse su una stretta sui tassi Fed entro fine anno. Ad oggi gli analisti si aspettano (al 68%) un rialzo dei tassi entro dicembre.
In Asia tempesta perfetta
Il sell-off innescatosi ieri a New York è proseguito questa mattina in Asia. A farne le spese è soprattutto il Kospi di Seul che, dopo il +8% di ieri, ha chiuso la seduta odierna con un ribasso del 4,5% zavorrato dalle vendite su Samsung (-6%) e Sk Hynix (-7,5%). Pesante anche il Nikkei di Tokyo (-1,9%) dopo la pubblicazione dell’indice dei prezzi alla produzione, salito a maggio del 6,3% rispetto all’anno precedente. Si tratta del ritmo di crescita più rapido degli ultimi tre anni. A pesare sul listino è anche la pioggia di vendite sul colosso di investimento SoftBank Group, fortemente focalizzato sull’intelligenza artificiale, che ha perso l’8,3%. In controtendenza il produttore di chip Tokyo Electron (+3,9%). Giù anche l’Hang Seng di Hong Kong (-0,8%), mentre lo Shanghai Composite segna -0,4% e lo Shenzhen -1,97%: in Cina i prezzi alla produzione sono saliti del 3,9% a maggio, raggiungendo il massimo degli ultimi quattro anni rispetto all’anno precedente.
Petrolio poco mosso, arretra il Bitcoin
Il petrolio è poco mosso: il brent del Mare del Nord è stabile a 90,96 dollari al barile (-0,5%), mentre il Wti cede un frazionale 0,2% portandosi a 88 dollari. E’ fermo il prezzo del gas, che ad Amsterdam vale 48,73 euro al megawattora. Sul mercato valutario, l’euro è fermo a 1,551 dollari (ieri in chiusura a 1,1550 dollari). Vale inoltre 185,34 yen (ieri in chiusura a 185,13), mentre il cambio dollaro/yen si attesta a 160,46 (160,29). Infine il Bitcoin arretra dell’1,2% a 61.284 dollari.
