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Big Tech: in fumo 1.000 miliardi in una settimana, si salva solo Apple. Per il mercato spendono troppo in intelligenza artificiale

Nel 2026 le Big Tech hanno annunciato piani per investire 660 miliardi di dollari nell’iia, una cifra superiore al Pil di Paesi come Emirati Arabi Uniti, Singapore e Israele. E Ft parla di “spese sbalorditive”

Big Tech: in fumo 1.000 miliardi in una settimana, si salva solo Apple. Per il mercato spendono troppo in intelligenza artificiale

In una sola settimana le Big Tech statunitensi hanno visto andare in fumo oltre 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. E nonostante il rimbalzo di venerdì, le prospettive per il futuro sembrano sempre più incerte. A zavorrare il comparto sono infatti i timori legati alla spesa per l’intelligenza artificiale, la stessa IA che ha trainato il mercato nel 2025, portando le azioni ad accumulare multipli che, secondo molti analisti, sono sempre più ingiustificati. “I timori di una bolla dell’Ia stanno riaffiorando”, spiega Brent Thill, analista di Jefferies, secondo cui “gli investitori stanno vivendo una sorta di pausa tecnica sul settore tecnologico e nulla di ciò che le aziende dicono conta davvero”.

Nasdaq: tutte in rosso le big tech

Mentre il Nasdaq, nonostante il rimbalzo di venerdì, ha chiuso la sua peggior settimana dal periodo successivo l “Liberation Day” di Donald Trump, 10 mesi fa, Microsoft (-5,91%), Nvidia (-1,43%), Oracle (-8,52%), Meta (-7,51%), Amazon (-12,62%) e Alphabet (-2,89%) hanno registrato grossi ribassi azionari, dopo che, dai loro conti, è emerso che spenderanno ingenti somme per lo sviluppo dell’Ia. 

L’ultimo crollo in ordine di tempo è stato quello di Amazon, che nella seduta di ieri è arrivata a perdere il 10% (poi chiusa a -8,69%) dopo che dai conti sono emersi utili sotto le attese e la volontà di investire 200 miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale. Solo 24 ore prima una tempesta di vendite si era abbattuta su Alphabet. “Stiamo vedendo che i nostri investimenti in AI e in infrastrutture stanno portando a un aumento dei ricavi e della crescita a tutti i livelli. Per soddisfare la domanda dei clienti e sfruttare le crescenti opportunità che ci attendono, prevediamo che i nostri investimenti CapEx per il 2026 saranno compresi tra 175 e 185 miliardi di dollari” aveva detto il ceo Sundar Pichai.

“Gli investitori temono che le ‘sbalorditive’ spese in conto capitale delle big tech stiano superando il potenziale di guadagno della nuova tecnologia”, spiega Ft.

Fa eccezione solo Apple: ecco perché

E allora non sembra essere un caso che, tra le magnifiche sette, l’unica a non essere stata colpita dal sell-off settimanale sia stata proprio Apple (+9,11%), quella che sull’Ia è sempre stata un passo indietro rispetto alle altre. Non solo. Nella sbalorditiva trimestrale annunciata una settimana fa (ricavi +16% a 144 miliardi e utili in salita sopra i 42 miliardi grazie al boom dell’iPhone) la società di Cupertino ha sì deciso di aumentare la spesa in ricerca e sviluppo allo scopo di colmare il gap esistente nell’IA, ma si è comunque mantenuta su livelli d’investimento più sostenibili e contenuti (+19% a 10,9 miliardi) rispetto alle maxi spese degli altri colossi del settore. Non solo, il colosso guidato da Tim Cook a gennaio, ha siglato un accordo per utilizzare Gemini di Google per rinnovare le proprie funzionalità di IA, incluso l’assistente vocale Siri, di fatto esternalizzando la maggior parte dei costi dell’infrastruttura necessaria per l’IA. Insomma, il mercato in questo caso ha deciso di premiare chi è rimasto indietro.

Big tech: 660 miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale

E tutte le altre? Complessivamente, secondo i calcoli del Financial Times, nel 2026 le Big Tech hanno annunciato piani per investire 660 miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale, una cifra superiore al Pil di Paesi come Emirati Arabi Uniti, Singapore e Israele, che corrisponde a un aumento del 60% rispetto ai 410 miliardi di dollari spesi nel 2025 e un incremento del 165% rispetto ai 245 miliardi del 2024, sottolinea Ft. 

Le azioni delle aziende che sviluppano hardware per l’intelligenza artificiale probabilmente continueranno a subire volatilità a causa del “contagio del sentiment”, ha dichiarato alla Cnbc Paul Markham, direttore degli investimenti di Gam Investments.

Persisteranno i dubbi sull’entità delle spese in conto capitale derivanti dall’espansione degli Llm (sistemi avanzato di intelligenza artificiale, ndr), sul loro eventuale ritorno e sul timore di un’eventuale sovraespansione della capacità”, ha aggiunto. Mentre i management sono fiduciosi sui rendimenti a lungo termine degli investimenti, la mancanza di visibilità non è gradita agli investitori. “Siamo improvvisamente passati dalla paura di non poter essere gli ultimi, a investitori che mettono in discussione ogni singolo aspetto di questa corsa all’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Mamta Valechha, analista presso Quilter Cheviot.

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