Crédit Agricole rafforza la sua presenza in Banco Bpm, superando per la prima volta la soglia del 20% del capitale. La notizia, che arriva pochi giorni dopo il via libera della Banca centrale europea, riapre il dibattito sul futuro assetto di governance dell’istituto di Piazza Meda.
La quota sale al 20,104%
Dalle comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti emerge che il 16 gennaio Crédit Agricole ha portato la propria quota al 20,104%, rispetto al precedente 19,804%. L’incremento è avvenuto tramite la conversione di strumenti finanziari pari a circa lo 0,3% del capitale, detenuti indirettamente attraverso la controllata Delfinances.
Il via libera della Bce aveva già aperto la possibilità di arrivare fino al 24,9%, con un ulteriore salto fino al 29,9% in caso di aumento della soglia Opa previsto dal nuovo Tuf. Tuttavia, Francoforte ha imposto un limite: nessun controllo diretto sulla governance di Banco Bpm, per preservare l’autonomia dell’istituto italiano, almeno in questa fase.
Il nodo governance torna al centro
L’avanzamento della quota francese riaccende inevitabilmente il tema dell’assetto di governance di Banco Bpm. L’istituto di Piazza Meda ha convocato per il 23 febbraio l’assemblea straordinaria dei soci, chiamata a votare le modifiche statutarie necessarie per recepire la nuova disciplina introdotta dalla legge Capitali e dal relativo regolamento di attuazione. Tra le novità previste c’è l’allargamento dei posti riservati alle minoranze: dall’attuale schema con tre seggi si passerebbe a un massimo di sei consiglieri su 15, un raddoppio che potrebbe favorire una maggiore rappresentanza del principale azionista, Crédit Agricole.
Interpellato sull’argomento, l’amministratore delegato Giuseppe Castagna ha evitato di entrare nel merito: “Non lo so, non dipende da noi”. Per Castagna, però, la presentazione di una lista resta “la strada maestra”, anche alla luce delle novità introdotte dalla legge Capitali. Attualmente il gruppo transalpino esprime due membri nel consiglio di amministrazione, ma in vista del rinnovo potrebbe partecipare alla lista del board uscente con un peso maggiore oppure presentare una propria lista di minoranza, nel rispetto dei vincoli imposti dalla vigilanza.
L’assemblea del 23 febbraio, ha ricordato Castagna, servirà proprio a ridefinire le regole del board in vista dell’assemblea di rinnovo del 16 aprile. Tra le prossime scadenze figura anche il consiglio del 5 febbraio, chiamato ad approvare il bilancio 2025.
Nel frattempo, la banque verte mantiene il silenzio sulle indiscrezioni di mercato relative alle proprie strategie sulla governance di Banco Bpm.