Se a livello globale il 2025 è stato l’anno degli investimenti nell’Intelligenza Artificiale, in Europa – che nel settore arranca – e in Italia soprattutto, è stato senza ombra di dubbio l’anno delrisiko bancario. A certificarlo arrivano adesso i dati forniti da Dealogic, secondo cui lo scorso anno, grazie all’aumento dei profitti e dei prezzi delle azioni, le fusioni bancarie transfrontaliere nell’Unione europea hanno raggiunto quota 17 miliardi di euro, un livello cinque volte superiore rispetto ai 3,4 miliardi dell’anno precedente. Si tratta della cifra più alta mai raggiunta dalla crisi finanziaria del 2008, quella dei mutui subprime e del fallimento di Lehman Brothers, per intenderci, quando tali operazioni arrivarono a quota 19,5 miliardi di euro.
E c’è chi, dopo anni di acquisizioni stagnanti, festeggia questa ritrovata voglia di m&a. In primis la Bce, che da anni ormai spinge sul consolidamento bancario e cerca di fiaccare le resistenze dei governi, ancora troppo inclini ad intervenire in chiave nazionalistica (Vedasi Unicredit su Commerzbank o la stessa Unicredit su Banco Bpm).
“I responsabili politici chiedono da tempo un maggiore consolidamento nel mercato bancario frammentato dell’Ue, che secondo i dirigenti è stato ostacolato da barriere normative e resistenze politiche, facendo perdere terreno al settore rispetto ai maggiori concorrenti statunitensi”, fa notare il Financial Times, secondo cui, “sebbene i progressi nella riduzione della burocrazia per l’attività bancaria paneuropea siano stati lenti, vi sono segnali che le banche europee stiano comunque portando avanti operazioni per espandersi oltre confine”.
Banche: le principali operazioni transfrontaliere in Europa
Il numero di fusioni bancarie transfrontaliere nell’Ue è rimasto relativamente basso, con sole 19 operazioni lo scorso anno, ma le cifre aumentano.
Partiamo dalla più rilevante: la cessione da 7 miliardi di euro da parte della spagnola Banco Santander di gran parte delle sue attività polacche all’austriaca Erste Bank.
Tra le altre fusioni bancarie nell’Ue figurano poi l’acquisizione da 6,4 miliardi di euro del portoghese Novo Banco da parte della francese Bpce, che gestisce le reti Banque Populaire e Caisse d’Epargne, e l’acquisizione da 1,8 miliardi di euro della tedesca Olb da parte della francese Crédit Mutuel. Per non parlare di Unicredit che nel 2025, pur con una forte opposizione del governo tedesco, è salita al 26% di Commerzbank.
Cosa c’è alla base di questo fermento? Fernando de la Mora, co-responsabile dei servizi finanziari presso Alvarez & Marsal, ha spiegato al Ft che l’impennata delle operazioni bancarie nell’Ue è trainata da valutazioni più elevate del settore, da un contesto macroeconomico stabile, da bassi tassi di insolvenza e dai vantaggi di scala per i grandi investimenti in tecnologia, mentre Hyder Jumabhoy, co-responsabile del gruppo istituzioni finanziarie dello studio legale White & Case, ha affermato che le prime 20 banche dell’Ue hanno accumulato 600 miliardi di dollari di capitale in eccesso negli ultimi tre anni, che sono desiderose di impiegare in operazioni.
McKinsey: 190 miliardi di dollari di fusioni bancarie nel mondo
Ciò che succede in Europa non rappresenta un unicum, anzi. Un recente report di McKinsey quantifica in 190 miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2024, la cifra raggiunta dalle fusioni e acquisizioni bancarie a livello mondiale.
