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Banca d’Italia: nel 2024 il Pil rallenta a +0,6%, inflazione sotto il 2%. Da attacchi Mar Rosso rischi per il nostro import

Il primo Bollettino economico del 2024: allarme a seguito della guerra Israele-Hamas e gli assalti Houthi per ritardi su consegne e rialzo dei costi, moda e petrolio sotto la lente. Inflazione: da 1,9 nel 2024 a 1,7% nel 2026

Banca d’Italia: nel 2024 il Pil rallenta a +0,6%, inflazione sotto il 2%. Da attacchi Mar Rosso rischi per il nostro import

“La discesa dell’inflazione si è accentuata e si è estesa ai beni industriali non energetici e ai servizi. In dicembre la crescita dei prezzi al consumo si è collocata allo 0,5 per cento (al 3,0 al netto delle componenti più volatili). Le famiglie e le imprese si attendono un allentamento delle pressioni inflazionistiche nel breve e nel medio termine. Secondo le nostre previsioni elaborate nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema, l’aumento dei prezzi al consumo si ridurrà all’1,9 per cento nel 2024 (dal 5,9 nel 2023), per poi scendere gradualmente fino all’1,7 nel 2026; l’inflazione di fondo diminuirà al 2,2 per cento nell’anno in corso (dal 4,5 nel 2023) e si porterà sotto il 2 per cento nel biennio successivo”. È quanto si legge nel bollettino economico di Bankitalia, il primo del 2024.

Banca d’Italia: a fine 2023 peggiora il clima di fiducia

Alla fine del 2023 i consumi delle famiglie hanno subito un rallentamento mentre è aumentata la propensione al risparmio, con il progressivo aumento del reddito disponibile in termini reali. Tuttavia, segnala via nazionale, il clima di fiducia dei consumatori – pur migliorando marcatamente in dicembre, anche grazie alla rapida riduzione dell’inflazione – nella media del quarto trimestre è diminuito sul periodo precedente. Un calo che “rispecchia soprattutto il peggioramento dei giudizi sulla situazione economica generale, mentre le valutazioni sulla componente personale appaiono più resilienti”.

Banca d’Italia, graduale ripresa nel 2024 dopo il ristagno

Dopo avere ristagnato nella seconda parte del 2023, l’attività economica si rafforzerebbe gradualmente nel corso di quest’anno, sostenuta dalla ripresa del reddito disponibile e della domanda estera. Lo scrive Bankitalia. E spiega: “In Italia il prodotto è aumentato in misura marginale nel terzo trimestre; secondo le indicazioni dei nostri modelli la crescita è rimasta pressochè nulla anche negli ultimi mesi del 2023, frenata dalla restrizione monetaria, dai prezzi energetici ancora elevati e dalla debolezza della domanda estera”.

Banca d’Italia e l’allarme Mar Rosso

“A seguito delle ostilità tra Israele e Hamas, a partire dalla seconda metà dello scorso novembre le milizie Houthi, che controllano una parte dello Yemen, hanno attaccato alcune navi mercantili nello stretto di Bab el-Mandeb, all’imbocco del Mar Rosso. Per questo passaggio, situato sulla direttrice che collega il Canale di Suez e l’Oceano Indiano, transita circa il 12 per cento del commercio mondiale. I rischi crescenti per l’incolumità degli equipaggi e per la sicurezza del carico hanno progressivamente spinto le principali compagnie di trasporti a dirottare il traffico navale sulla rotta più lunga che circumnaviga il continente africano. Nella seconda metà di dicembre del 2023 i volumi in transito nello stretto risultavano inferiori di quasi il 40 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”, si legge nel bollettino.

“Secondo nostre stime basate su dati relativi al 2022 – prosegue Bankitalia – il trasporto navale attraverso il Mar Rosso riguarda quasi il 16% delle importazioni italiane di beni in valore. Su questa rotta transita una larga parte degli acquisti di beni dalla Cina (secondo mercato di approvvigionamento del nostro paese dopo la Germania), dalle altre economie dell’Asia orientale e dai paesi del Golfo Persico esportatori di materie prime energetiche. Un terzo delle importazioni italiane nella filiera della moda arriva attraverso il Mar Rosso; l’incidenza è elevata anche per le importazioni di petrolio greggio e raffinato e per quelle di prodotti metalmeccanici, che costituiscono quasi il 30 per cento degli acquisti dall’estero del Paese. La rilevanza di tale rotta per le esportazioni è invece sensibilmente più bassa: vi transita circa il 7 per cento delle merci in uscita dall’Italia”.

Banca d’Italia, rischi per inflazione da tensioni internazionali

Sul fronte dell’inflazione, si legge ancora nel Bollettino, “rischi al rialzo potrebbero derivare dalle tensioni internazionali, cui potrebbero associarsi rincari delle materie prime e nuove difficoltà nelle catene di fornitura globali”.

Banca d’Italia, aumentano tassi nuovi mutui e prestiti a imprese

Rispetto allo scorso agosto, il tasso di interesse medio sui nuovi prestiti bancari alle imprese è salito di 6 decimi (al 5,6 per cento in novembre), mentre il costo dei nuovi mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni è aumentato di 2 decimi (al 4,5 per cento). Secondo la Banca d’Italia “nel confronto con la fine del 2021, il tasso applicato ai nuovi prestiti ha subito un rialzo di 4,4 punti percentuali per le imprese e di 3,1 punti per i mutui alle famiglie; il costo dei finanziamenti in essere è salito di 3,7 e di 1,5 punti percentuali, rispettivamente. La trasmissione dei rialzi dei tassi ufficiali al costo dei prestiti erogati alle società non finanziarie, più marcata di quanto suggerito dalle regolarità storiche, rispecchia anche il maggiore rischio percepito dagli intermediari, in parte generato dai forti e ravvicinati incrementi operati all’inizio della fase restrittiva”.

Banca d’Italia: nel 2024 Pil rallenta a +0,6%, nel 2025 +1,1%

E dunque, nello scenario di base previsto nel bollettino mensile, Bankitalia taglia le stime di crescita del Pil 2024 a +0,6% (dal +0,8% stimato lo scorso ottobre) “a causa di segnali congiunturali coerenti con il persistere della debolezza ciclica fino al quarto trimestre dell’anno scorso. Il Pil per 2025 è visto invece al rialzo a +1,1% “per effetto dei tassi di interesse attesi più contenuti”. In media d’anno, si legge, “il prodotto aumenterebbe dello 0,6 per cento nel 2024 (dallo 0,7 nel 2023) e dell’1,1% nel 2025 e nel 2026”.

“I rischi per la crescita sono orientati al ribasso – sottolinea il report – e derivano dalla possibilità che lo scarso dinamismo del commercio mondiale persista più a lungo, in connessione con la debolezza dell’economia cinese e con un possibile aggravarsi delle tensioni politiche internazionali.
Queste ultime potrebbero pesare sulla domanda interna, attraverso un deterioramento della fiducia di famiglie e imprese, e ripercuotersi sui prezzi delle materie prime. L’irrigidimento delle condizioni di finanziamento potrebbe inoltre essere più accentuato e incidere in misura maggiore sulla dinamica degli investimenti”.

Banca d’Italia sul Pnrr

Dalla rimodulazione dei tempi del Pnrr “deriverà una riduzione della quinta e della sesta rata“. Lo scrive Bankitalia nel focus ‘Le revisioni al piano nazionale di ripresa e resilienza’, contenuto nel Bollettino economico. Lo scorso 8 dicembre, ricorda palazzo Koch, il consiglio dell’Unione europea ha approvato la proposta di revisione del Pnrr inviata in agosto dal governo italiano alla Commissione. Le modifiche comportano la cancellazione di 4 interventi e la rimodulazione di altri 87, nonché l’introduzione di 29 nuove misure. Di queste ultime 22 (di cui 5 riforme e 17 investimenti) confluiscono in un’ulteriore missione dedicata agli interventi relativi al programma RepowerEu, che si aggiunge alle 6 previste dal piano originario.

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