Ariston Group ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il colosso americano Carrier Global Corporation per l’acquisizione del 100% di Riello Group, storico operatore italiano nel settore della climatizzazione. È stato concordato prezzo di 289 milioni di euro, finanziati con fondi propri di Ariston, pari a circa 5 volte l’ebitda adjusted atteso nel 2026, includendo la stima delle sinergie a regime. Post-acquisizione il rapporto di indebitamento (Nfp/Ebitda) di Ariston è atteso inferiore a 2,5 volte.
Ha vinto il rischio paese sui cinesi, non i soldi
L’operazione non è solo un passaggio di proprietà, ma una mossa di politica industriale che riporta sotto il controllo italiano uno degli asset storici della termomeccanica. Secondo ricostruzioni, la vittoria di Ariston non è stata determinata dal prezzo: l’offerta economica messa sul piatto dai giganti asiatici Haier e Midea era superiore a quella del gruppo marchigiano. A fare la differenza è stato piuttosto il “rischio Paese”. I vertici di Carrier, che ieri avrebbero avuto un incontro riservato con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, hanno compreso che la cessione a Pechino avrebbe esposto l’operazione all’esercizio del Golden Power, riporta il Corriere.
Il timore condiviso da Palazzo Chigi e dai sindacati era quello di una progressiva “desertificazione produttiva”. L’interesse dei gruppi cinesi non sembrava rivolto tanto alla capacità manifatturiera italiana, quanto alla storica e capillare rete commerciale di Riello, molto radicata nella provincia italiana. Il rischio era che il marchio venisse utilizzato come “cavallo di Troia” per inondare il mercato europeo di prodotti realizzati in Asia, aggirando i dazi e le nuove normative ambientali Cbam (il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere) sulla certificazione delle materie prime. Ariston, al contrario, ha garantito la continuità industriale e il mantenimento delle fabbriche.
Ariston garantisce continuità industriale e mantenimento delle fabbriche
Riello, fondata nel 1922 a Legnago (Verona) e divenuta simbolo del distretto del caldo, prevede di chiudere il 2025 con ricavi per 400 milioni e un Ebitda rettificato di 35 milioni. L’azienda porta in dote ad Ariston circa 1.150 dipendenti (di cui la metà in Italia) e un assetto produttivo strategico che include gli stabilimenti di Legnago e Volpago (Veneto), Torun (Polonia), Shanghai e Mississauga (Canada). Particolarmente rilevante è l’acquisizione dei centri di Ricerca & Sviluppo di Angiari e soprattutto di Lecco, considerato un’eccellenza per l’innovazione tecnologica.
“Riello rappresenta con orgoglio un’icona italiana centenaria”, ha commentato Paolo Merloni, presidente esecutivo di Ariston Group. “Questa acquisizione è una tappa fondamentale nella nostra strategia di crescita”, sottolinea Merloni, mirata a gestire la transizione energetica tramite “scala e innovazione”. Da un punto di vista industriale, l’integrazione è complementare. Ariston blinda il mercato domestico unendo il proprio portafoglio ai marchi Riello (fortissimo nel canale diretto con gli installatori) e Beretta. Dall’altro, come spiega l’ad Maurizio Brusadelli, l’acquisizione “rafforza la presenza in Nord America” e permette al gruppo di diventare un leader globale nelle combustion technologies, settore in cui Riello vanta un know-how distintivo sui bruciatori pronti per l’idrogeno e il biogas.
Per la famiglia Merloni, questa acquisizione è il tassello più recente di una strategia di espansione e reshoring (ritorno delle produzioni in patria) ribadita durante le celebrazioni per il centenario della nascita di Francesco Merloni, alla presenza del presidente Mattarella. Il gruppo ha avviato un piano di investimenti da 500 milioni in Italia al 2028, riportando ad esempio la produzione di pompe di calore dalla Cina allo stabilimento di Albacina.
Il closing dell’operazione è atteso entro il primo semestre 2026. Ariston è stata assistita dagli advisor finanziari Mediobanca, Ardea Partners e Bnp Paribas, e dagli studi legali PedersoliGattai e BonelliErede.