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Arancia bionda tardiva di Trebisacce, la spremuta estiva, scommessa di otto produttori per salvaguardare il simbolo di una antica tradizione

Coltivata su quattro ettari da otto produttori riuniti nel Presidio Slow Food trova ottimi utilizzi non soltanto nelle spremute: si presta a marmellate, crostate, budini, sorbetti e liquori, Si punta al rilancio su scala nazionale. Un virtuoso esempio di salvaguardia della biodiversità italiana

Arancia bionda tardiva di Trebisacce, la spremuta estiva, scommessa di otto produttori per salvaguardare il simbolo di una antica tradizione

A Trebisacce in provincia di Cosenza, la spremuta d’arancia si beve anche d’estate. E questo perché la varietà che cresce nei campi della cittadina calabrese, matura più tardi rispetto a quelle che normalmente si trovano in commercio. Da qui il nome che tutto esprime: Arancia bionda tardiva di Trebisacce,

La pianta che, da queste parti, tutti chiamano semplicemente ‘il biondo’ ha trovato un microclima ideale per prosperare in questo tratto costiero calabrese che affaccia sul mar Ionio: merito anche delle montagne del parco del Pollino, alle spalle, che proteggono dalle correnti fredde. Altra originalità: i terreni sui quali gli aranci crescono vengono chiamati vigne: Perché, un tempo, qua erano tutti vigneti. Per lungo tempo risorsa economica fondamentale, il Biondo era spedito sui mercati nazionali quando le altre arance scarseggiavano. La raccolta avveniva direttamente dall’albero al momento del consumo, preservando dolcezza e fragranza, un privilegio di questa terra.

Ma, come è accaduto per tanti prodotti eredi e testimoni della grande biodiversità italiana, nell’Ottocento, con l’arrivo della fillossera, le viti vennero estirpate e gli aranci piantumati. E arrivarono nuove specie e nuove coltivazioni ben più redditizie. Eppure, in una mostra nazionale svolta a Palermo negli anni Trenta del secolo scorso l’agrume di Trebisacce aveva vinto una prestigiosa medaglia di vermeil.

Così la coltivazione venne abbandonata e oggi ne parleremmo come una sfocata immagine in bianco e nero di una Sicilia scomparsa se otto produttori non si fossero incaponiti nel voler preservare la storia e il presente di questo straordinario frutto offrendogli la possibilità di un riscatto sui mercati

Gli otto produttori hanno così aderito al Presidio Slow Food dell’arancia bionda tardiva di Trebisacce coltivando un’area di circa quattro ettari. «Oggi gran parte delle vigne sono abbandonate, spiega Nicola Perrone, referente degli otto produttori che aderiscono al Presidio Slow Food dell’arancia bionda tardiva di Trebisacce, ma qua e là è facile notare piante che, pur non venendo potate, continuano a dare i frutti». Sono testimonianze di un passato non troppo lontano: «D’altronde per i trebisaccesi l’arancia dalla polpa bionda non è soltanto un frutto: è il simbolo della terra e delle nostre tradizioni. Io stesso mi ricordo quando avevo due o tre anni appena e papà mi portava a vedere come si irrigavano i campi». Un momento emozionante, che avveniva con la tecnica della sommersione, mentre oggi si privilegia l’irrigazione a goccia, più rispettosa della risorsa idrica.

L’arancia tardiva rimane sulle piante fino a maggio o a giugno. Il frutto è molto dolce, particolarmente succoso e con una buccia sottile: «E con una sola arancia si ottiene un bicchiere di spremuta» assicura Caterina Diana, referente Slow Food del Presidio. «Rispetto ad altre arance, il frutto attraversa il suo periodo di maturazione sulla pianta e non nei frigoriferi» sottolinea Alberto Carpino, responsabile dei Presìdi Slow Food in Calabria. «Ma oltre alle caratteristiche del prodotto in sé, ha valore il fatto che un gruppo di persone si sta impegnando per promuovere un altro pezzo di biodiversità calabrese: quando si forma una nuova comunità di produttori, di cuochi e di consumatori intorno a un prodotto è sempre una bella notizia».

«Il riconoscimento come Presidio Slow Food ci gratifica e ci sprona – conclude Caterina Diana –. Siamo consapevoli che, se non si fosse intervenuto, nel giro di qualche anno l’arancia bionda tardiva di Trebisacce sarebbe potuta andare persa. Ottenuto il Presidio Slow Food, è tempo di riqualificare un’area bellissima, oggi purtroppo in via di abbandono, e di rilanciare una produzione che trova ottimi utilizzi non soltanto nelle spremute: si presta a marmellate, crostate, budini, sorbetti e liquori, ma anche a preparazioni salate, ad esempio negli impasti di taralli e frese, o come accompagnamento in risotti e piatti di pasta. Senza dimenticare le potenziali applicazioni in ambito cosmetico».

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