Condividi

America e banche (Intesa esclusa) affondano Piazza Affari che diventa la peggior Borsa d’Europa

Il peggioramento dell’industria Usa e il tracollo delle banche italiane (con l’eccezione di Intesa Sanpaolo di cui piace il progetto di bad bank) fanno precipitare Piazza Affari in coda alle performance borsistiche europee di giornata – Particolarmente bersagliate le banche popolari – Molto male anche WdF e Tod’s – In controtendenza la Snam.

America e banche (Intesa esclusa) affondano Piazza Affari che diventa la peggior Borsa d’Europa

LUNEDI’ NERO PER MILANO. CEDONO LE BANCHE. DEBOLE L’EUROPA, SOS PER L’INDUSTRIA USA

Cedono di schianto i listini sotto la spinta di vari fattori negativi: i pessimi dati in arrivo dagli Usa, i nuovi allarmi dalla Cina e dagli Emergenti, il nervosismo del sistema bancario all’inizio degli stress test europei. A Milano l’indice Ftse Mib cede il 2,63% sotto i 19 mila punti a quota 18.907 realizzando la peggiore performance in Europa.

Si allarga nel finale anche lo spread Btp/Bund a quota 223, rendimento del decennale a 3,776%. In forte calo anche gli altri listini europei, che hanno risentito nel pomeriggio della debolezza di Wall Street dopo i dati macro Usa inferiori alle attese: a gennaio l’indice Ism Manufacturing, che misura l’attività manifatturiera, è sceso a 51,3 da 56,5 del mese precedente, il maggior calo degli ultimi 33 anni.

Il segretario al Tesoro Jack Lew ha avvertito che il governo Usa arriverà a una situazione di default molto presto, una volta che verrà raggiunto il tetto di indebitamento nazionale alla fine di questo mese. L’indice Dow Jones perde l’1,25%, S&P 500 -1,31%, Nasdaq –1,44%. Madrid perde il 2,02%, Parigi l’1,39%, Francoforte l’1,29% mentre Londra tiene e segna -0,69%.

Non c’è alcun sollievo per le valute dei paesi emergenti: il dollaro si rafforza sulla lira turca a 2,26 da 2,25 della chiusura, tratta a 35,19 da 35,15 della chiusura sul rublo russo ed è invariato a 11,12 sul rand sudafricano. In Europa l’indice Stoxx delle banche è in peggiore con un calo del 2,6%, circostanza che spiega la sofferenza del listino milanese, il più condizionato dal credito. Il settore è stato penalizzato dai conti pubblicati da Lloyds Banking Group (-3,5%) e Julius Baer (-6,6%).

Chiude in calo anche Intesa -2,84%, in evidenza in mattinata per le indiscrezioni del Financial Times sulla creazione di una bad bank interna. Unicredit scende del 3,94%, Monte Paschi -2%. Ma le perdite più consistenti sono per gli istituti cooperativi: Banco  Popolare -6,99%, Pop.Milano -4,3%, Pop.Emilia -6,91%. Ubi -5,08%. 

Generali perde il 2,49%, UnipolSai -2,39%. Tra gli industriali scivola Cnh Industrial –2,85 nonostante che Banca Imi abbia confermato il giudizio Buy. Fiat scende del 3,92%. La componente Usa di Fiat Chrysler Automobiles, ha registrato a gennaio negli Stati Uniti un aumento oltre le attese delle immatricolazioni dell’8% a 127.183 unità, facendo segnare il miglior gennaio dal 2008. Bene i marchi Fiat e Jeep. In crescita le vendite di auto in Spagna e in Francia.

Finmeccanica -3,22%, StM -2,95%. Enel -2,837,9%, Enel Green Power -0% nel giorno della presentazione dei dati del trimestre. Telecom Italia -3,03%. Giù World Duty Free -6,59%, colpita dalle perse di beneficio dopo il +18% di gennaio, nel giorno in cui Citi ha tagliato il rating da buy a neutral. Snam +0,25% è stato l’unico titolo positivo sul paniere principale.

Petroliferi: Eni -2,02%, Saipem -2,01%, Tenaris -3,73%. Forti perdite nel segmento del lusso, Ferragamo -3,87%, Tod’s -3,26%. Tra le small cap Cairo Communication sale del 5%. 

Commenta