La macchina della Mostra è ormai pronta. La selezione ufficiale è stata completata, la biglietteria è aperta e il programma delle proiezioni è disponibile. Venezia si prepara così ad accogliere una nuova edizione che, ancora una volta, mette insieme il cinema come arte, industria, linguaggio culturale e luogo di confronto. È questa, del resto, la vocazione dichiarata dalla Biennale: favorire la diffusione del cinema internazionale in tutte le sue forme, mantenendo insieme libertà creativa e dialogo.
E già la vigilia racconta molto dello spirito di questa edizione
Martedì 1° settembre la Mostra sarà preceduta dalla proiezione restaurata in 4K di Col cuore in gola, il film del 1967 di Tinto Brass, scelto come opera di preapertura e come omaggio al regista veneziano. Un modo significativo per ricordare che il futuro del cinema non può prescindere dalla memoria della sua storia. Il restauro è stato realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma con il supporto di Netflix.
Poi, il 2 settembre, arriverà l’apertura ufficiale
A inaugurare la Mostra sarà Ink, diretto dal premio Oscar Danny Boyle e presentato in prima mondiale in concorso nella Sala Grande del Palazzo del Cinema. Il film, scritto da James Graham e interpretato da Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy, guarda al 1969 e alla nascita di un nuovo modo di fare informazione attraverso la vicenda del quotidiano britannico che avrebbe contribuito a cambiare il rapporto tra stampa, potere e pubblico. Una scelta che porta immediatamente Venezia dentro una delle grandi questioni del nostro tempo: il potere dei media e la trasformazione del modo in cui le società costruiscono la propria narrazione.
Non è soltanto il cinema contemporaneo a essere protagonista
Venezia conferma anche quest’anno la propria capacità di costruire un dialogo tra generazioni, linguaggi e forme diverse. La selezione ufficiale comprende il concorso Venezia 83, il Fuori Concorso, Orizzonti, Venezia Spotlight, Venezia Classici, Venice Immersive e Biennale College Cinema. Quest’ultima, in particolare, rappresenta una delle dimensioni più interessanti della Mostra perché mette al centro la formazione, la ricerca e la sperimentazione, sostenendo lo sviluppo e la produzione di opere realizzate da giovani team internazionali. È un elemento che merita attenzione. Perché un grande festival cinematografico non vive soltanto delle star che attraversano il red carpet, ma anche della sua capacità di interrogarsi sul futuro. E Venezia lo fa mettendo sullo stesso piano il patrimonio cinematografico, le nuove generazioni di autori e le tecnologie immersive che stanno modificando il rapporto tra spettatore e racconto. Anche i protagonisti scelti per rappresentare questa continuità sono particolarmente significativi. Il Leone d’oro alla carriera sarà assegnato a George Clooney, attore, regista e produttore che ha costruito una delle figure più riconoscibili del cinema contemporaneo, passando davanti e dietro la macchina da presa. Accanto a lui, il riconoscimento alla carriera andrà a Ellen Burstyn, interprete che attraversa oltre mezzo secolo di cinema americano e che Venezia celebra per una carriera segnata da ruoli indimenticabili e da una straordinaria capacità di dare profondità ai personaggi femminili. La scelta della giuria del concorso porta invece alla presidenza Maggie Gyllenhaal, regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice americana. Con lei, la giuria riunisce personalità provenienti da esperienze culturali e cinematografiche molto diverse: Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To. Una composizione internazionale che riflette la natura stessa della Mostra. E sarà proprio questa giuria ad avere il compito di assegnare il Leone d’oro e gli altri principali riconoscimenti della Mostra, dalla regia alle interpretazioni, dalla sceneggiatura al Premio Speciale della Giuria e al Premio Marcello Mastroianni dedicato a un giovane interprete emergente.
Il cinema sta attraversando una trasformazione profonda
L’intelligenza artificiale sta modificando la produzione delle immagini, le piattaforme hanno cambiato i modelli di distribuzione, il pubblico si è abituato a consumare contenuti in modo completamente diverso rispetto a pochi anni fa. Eppure il festival continua a esistere, e continua ad avere senso. Forse proprio perché, nell’epoca della moltiplicazione delle immagini, diventa ancora più importante stabilire quali immagini meritino di essere viste. La Mostra di Venezia non è soltanto una vetrina. È un luogo nel quale il cinema viene sottoposto a giudizio, ma anche un luogo nel quale il cinema può ancora essere ascoltato. Qui un’opera non è soltanto un prodotto destinato al mercato: è una visione, una scelta estetica, una posizione culturale. È questa la forza storica del Lido. Il 2 settembre, quando le luci della Sala Grande si abbasseranno e inizierà ufficialmente l’83ª Mostra, Venezia tornerà per qualche giorno a essere uno dei luoghi nei quali il mondo guarda se stesso attraverso uno schermo. E forse è proprio questa la vera ragione per cui, nonostante tutte le trasformazioni dell’industria audiovisiva, il Festival di Venezia continua ad avere un peso così particolare: perché non celebra semplicemente il cinema che esiste.
