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Borse, bond, valute e materie prime in un agosto bifronte: AI e oro tornano sugli scudi, mentre dollaro e titoli di Stato soffrono

Il mese di agosto è stato caratterizzato soprattutto dagli interventi straordinari del Segretario al Tesoro Usa per ridurre i rendimenti dei titoli a lunga, innescando però, a catena, un calo del dollaro e una ripresa dell’oro. Poi venerdì Warsh ha cercato di aggiustare il tiro. Recupero sul fil di lana anche per l’AI che migliora con i dati di Nvidia

Borse, bond, valute e materie prime in un agosto bifronte: AI e oro tornano sugli scudi, mentre dollaro e titoli di Stato soffrono

Il mese di agosto si è rivelato un periodo di forte transizione e marcata divergenza tra i diversi settori finanziari. Il panorama macroeconomico è stato dominato dal persistere delle preoccupazioni inflazionistiche, dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente (con il braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran che ha impattato il petrolio), e dal simposio di Jackson Hole guidato dal nuovo approccio rigido del Presidente della Federal Reserve Kevin Warsh.

Il bilancio complessivo del mese vede l’oro come assoluto protagonista, tornato ad essere bene rifugio d’eccellenza, mentre il mercato obbligazionario ha vissuto una profonda crisi a causa del balzo dei rendimenti. Il comparto dell’intelligenza artificiale, che ha mostrato qualche segnale di stanchezza è stato poi rinvigorito a fine mese dagli straordinari risultati di Nvidia. Il dollaro, dopo una forte flessione, ha tentato un rimbalzo nel finale.

Intelligenza arificiale ritrova vigore dai dati di Nvidia. La novità è data dal ritorno del software

Il settore dell’intelligenza artificiale ha avuto un mese di incertezze e tentennamenti che è terminato con l’exproit di Nvidia che ha di nuovi incoraggiato gli investitori a puntare sul settore, anche se in modo più selettivo. La sorpresa è arrivata per il settore del software tradizionale.

Agosto ha avuto tre fasi: all’inizio si è visto un entusiasmo ancora elevato per AI e semiconduttori, con Amd che ha visto per esempio un’impennata del 9%. Amd è uno dei titoli AI con la performance annuale più impressionante grazie ai suoi fondamentali molto forti: a fine agosto era circa +122% da inizio anno, anche se nelle ultime settimane ha perso slancio e si trovava circa il 18% sotto il massimo delle 52 settimane. A metà mese è seguita una maggiore prudenza, legata anche alle tubolenza sul mercato valutario e obbligazionario. Poi il 27 agosto Nvidia ha dato una nuova spinta: il titolo è salito dell’8,7% in una sola seduta dopo risultati e prospettive migliori delle attese. La società ha indicato una crescita dei ricavi prevista del 70% per l’esercizio 2028, mentre il fatturato Data Center dell’ultimo trimestre è cresciuto del 117% su base annua. Ciò ha trascinato l’intero comparto: il Nasdaq è salito dell’1,57% nella stessa seduta e l’indice dei semiconduttori del 2,3%.

Gli impegni di spesa dei giganti della Silicon Valley hanno superato cifre strabilianti (oltre 1.500 miliardi nel primo semestre 2026), sollevando interrogativi sulla reale e immediata monetizzazione di tali sforzi finanziari

Ma una novità nel mese è arrivata dal risveglio dell’interesse degli investitori per i titoli software che erano rimasti indietro ultimamente nel timore che potessere essere sopravanzati dall’intelligenza artificiale. Proprio questa settimana si è ridotto il Salesforce ha registrato un’impennata del 22,6% dopo aver rivisto al rialzo le previsioni di fatturato e utili annuali e aver lanciato un nuovo plug-in integrato con i modelli di intelligenza artificiale Claude di Anthropic. CrowdStrike è salito del 20,5% dopo che il fornitore di software per la sicurezza informatica ha rivisto al rialzo le previsioni di fatturato annuo e ha superato le stime sugli utili del secondo trimestre, seguiti da azioni di altre società di software, tra cui ServiceNow e Palo Alto Networks.

Un test importante per il settore potrebbero essere, mercoledì prossimo i dati trimestrali di Broadcom che, dopo l’impennata di marzo, in agosto è rimasta sottotono (-0,4% nel mese. Più invece l’attenzione è per la colossale Ipo di Anthropic, dopo quella di SpaceX di giugno. Secondo alcune indiscrezioni, l’azienda spera di raccogliere fino a 100 miliardi di dollari, il che potrebbe rappresentare un ulteriore rischio per il settore AI, dato che i mercati stanno già assorbendo l’impennata delle vendite di obbligazioni delle grandi aziende tecnologiche per finanziare le spese in conto capitale.

Mercato obbligazionario sotto pressione. Il T-Bond a trent’anni segna un picco dal 2007

E’ stato un mese davvero critico per i titoli di stato globali, ma quelli statunitensi in particolare. Come per il settore dell’AI l’evento più importante si è visto alla fine del mese, con il discorso del presidente della Fed Kevin Warsh che si è dimostrato anche più “hawk”. Venerdì Warsh ha avvertito che l’inflazione non sta rallentando in modo significativo e che i policymaker devono essere certi che l’inflazione sarà riportata al 2%, definendolo un target irremovibile. Alle sue parole i rendimenti dei Treasury a breve scadenza sono schizzati di 10 punti base, con il biennale che ha tocca il 4,33%, vicino ai massimi del mese scorso. Il decennale sale di 2 punti base al 4,70%, mentre si è attenuata la pressione sul trentennale, che è sceso di 1 punto base al 5,17%. Sono aumentate ora le scommesse su un possibile aumento dei tassi nel breve termine. Il FedWatch vede una ora probabilità del 57,5% di rialzo alla prossima riunione del 16 settembre, con un balzo dal 35,4% di prima il discorso di Warsh.

Ma il mese ha avuto non dato non poche preoccupazioni per tutto il mercato obbligazionario Usa, soprattutto sulla parte a lunga della curva, particolarmente importante perchè condiziona i tassi dei mutui e dei fianziamenti. I rendimenti dei titoli di Stato trentennali statunitensi, il mercato obbligazionario governativo più profondo e di maggiore importanza sistemica al mondo, hanno raggiunto il livello più alto dal 2007.

Per cercare di mettere un freno all’aumento dei rendimenti il Segretario del Tesoro Usa Scott Bessent è intervenuto acquistando titoli a lunga scadenza e annunciando che lo avrebbe fatto ancora tra il 9 settembre e il 4 novembre (in coincidenza non casuale con le elezioni di midterm), in tranche ogni volta “almeno raddoppiate” a 4 miliardi. Con quali fondi? In un primo momento si era pensato che volesse farlo vendendo i titoli a breve, ma poi è emersa l’intenzione di attingere al Fondo Generale del dipartimento con la potenza di fuoco di quasi mille miliardi di dollari: con il corollario che ciò porterebbe molta liquidità e moneta nel sistema, fattore su cui è tornata l’attenzione della Fed con l’arrivo di Warsh.

In realtà se il mercato obbligazionario mostra rendimenti in rialzo, i motivi sono a monte e interventi sul mercato potrebbero essere solo palliativi. Il tema vero è il debito pubblico Usa che ha superato per la prima volta i 40.000 miliardi di dollari, suscitando nuovi allarmi sulla sostenibilità fiscale complessiva, poiché i costi crescenti per i programmi di assistenza sociale e i pagamenti degli interessi superano di gran lunga le entrate trattenute dai tagli fiscali. Il debito pubblico è più che raddoppiato in meno di un decennio, passando da 19.950 miliardi di dollari al momento del primo insediamento del presidente Donald Trump nel gennaio 2017. Le organizzazioni di controllo del bilancio hanno lanciato avvertimenti perentori, affermando che una vera e propria crisi del debito potrebbe scoppiare a meno che i legislatori non affrontino una prospettiva fiscale insostenibile e aumentino le tasse, riducano la spesa o facciano entrambe le cose. Temi scottanti per il presidente Trump, che a breve dovrà confrontarsi con le elezioni di Midterm

Debolezza del dollaro aumentata dall’azione di Bessent

Ma le disgrazie non vengono mai sole. Proprio l‘azione di Bessent è stata una delle cause di un nuovo calo del dollaro in questo mese di agosto: il biglietto verde si è progressivamente indebolito, perdendo circa l’1,20% del suo valore complessivo nell’arco degli ultimi trenta giorni, come evidenziato dal paniere del Dollar Index. Nonostante una leggera ripresa registrata nelle ultimissime sessioni di fine mese (con il DXY risalito a quota 99,67 punti il 28 agosto) e le dichiarazioni di stampo restrittivo (hawkish) del presidente della al simposio di Jackson Hole, la traiettoria mensile della valuta americana è rimasta prevalentemente orientata al ribasso. Tuttavia il dollaro mantiene un saldo positivo su base annuale, posizionandosi in crescita di circa l’1,95% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il fattore scatenante più rilevante è arrivato proprio dalle manovre di Bessent con il bond buyback program che ha iniettato di fatto enerome liquidità nel sistema, indebolendo il biglietto verde. Ma alcuni investitori hanno interpretato l’intervento come un tentativo di raffreddare il costo del debito pubblico di fronte a deficit commerciali e fiscali giudicati insostenibili nel lungo periodo. Questa percezione di rischio fiscale ha innescato il cosiddetto debasement trade (timore di svalutazione monetaria per la gestione del debito), penalizzando il biglietto verde. Inoltre a metà mese, la pubblicazione dei dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti (riferite a luglio) ha mostrato una flessione inaspettata dello 0,6%, evidenziando i primi segnali di fatica da parte del consumatore americano, sollevando dubbi sulla reale tenuta della crescita economica.

Di nuovo a caccia di oro, diventato più conveniente con il dollaro debole

A catena, con l’indebolimento del dollaro in agosto, si è visto una netta ripresa delle quotazioni dell’oro, portandosi vicino ai massimi dell’anno dopo mesi di consolidamento. Il valore dello spot gold è passato dai circa 4.074 dollari l’oncia di inizio mese fino a superare la soglia psicologica dei 4.600 dollari l’oncia nelle ultime sessioni di agosto. In termini percentuali, il metallo prezioso ha messo a segno un balzo mensile superiore al 14%.

Poichè l’oro è denominato in biglietti verdi, proprio il calo del dollaro ha reso i lingotti immediatamente più convenienti e attrattivi per gli investitori internazionali. Ma hanno contribuito anche il forte afflusso di capitali da parte delle istituzioni monetarie, in particolare la People’s Bank of China e la banca centrale polacca hanno registrato nel secondo trimestre del 2026 il loro maggior volume di acquisti di oro mai registrato per diversificare le proprie riserve istituzionali e ridimensionare la dipendenza dal dollaro.

Nonostante il trend fortemente positivo di agosto, l’oro si mantiene ancora lontano dal massimo storico assoluto registrato il 28 gennaio 2026 (5.589,38 dollari). Gli analisti rimangono divisi: banche d’affari come Goldman Sachs mantengono un target conservativo di fine anno a 4.900 dollari, mentre altre istituzioni stimano possibili allunghi futuri verso i 6.000 dollari.

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