Dopo aver tirato il fiato nel weekend il risiko bancario si prepara ad affrontare un’altra settimana di fuoco dopo le offerte su Banco Bpm e Banca Generali lanciate dal ceo di Mps Luigi Lovaglio allo scopo di sfuggire alle grinfie di Intesa Sanpaolo che lo scorso 8 giugno ha lanciato un’opas da 30,6 miliardi di euro sulla banca senese.
Intesa Sanpaolo verso esposto alla Consob
E non a caso gli occhi del mercato sono proprio sulla banca guidata da Carlo Messina. Da Ca’de Sass, prosegue il silenzio sulle mosse del banchiere lucano, ma anche il lavorio degli avvocati che starebbero studiando i possibili ricorsi da presentare alle varie autorità, a partire dalla Consob, sulle Ops del Monte. “Alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni e ore e delle evidenti criticita’ emerse, il team dei legali di Intesa Sanpaolo sta effettuando accurati approfondimenti per valutare l’opportunità di rappresentare alla Consob osservazioni e considerazioni a tutela dell’integrità del mercato e della corretta informazione a tutti gli azionisti”, sottolinea una fonte vicina al dossier. L’esposto potrebbe concentrarsi in particolare la tempistica di convocazione dell’assemblea straordinaria di Mps, necessaria in virtù della passivity rule, e sulle comunicazioni al mercato effettuate da Siena.
Martedì il cda di Banco Bpm: riflettori su Crédit Agricole
Nel frattempo, dopo che il cda di Banca Generali ha preso tempo, sottolineando però che l’ops non è stata “concordata né sollecita”, si attende la prima reazione di Banco Bpm. Il board dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna dovrebbe riunirsi martedì. Anche in questo caso, con ogni probabilità, si deciderà di attendere per dare una risposta al Monte, ma nelle stanze di Piazza Meda si capirà quale sarà l’umore di Crédit Agricole, primo socio del Banco col 29,3% del capitale, da cui dipende il buon esito dell’operazione Mps.
A inizio agosto, quando Lovaglio e Castagna trattavano su una fusione tra pari, erano state proprio le parole dell’ad del gruppo francese Olivier Gavalda a far naufragare l’operazione. “In questa fase è molto difficile immaginare come una combinazione tra Mps e Bpm possa creare valore per gli azionisti” del Banco, aveva detto il banchiere, sottolineando che “Nulla può accadere contro di noi o senza di noi”.
Adesso le nozze tra pari si sono trasformate in un’offerta pubblica di scambio in cui non solo Banco Bpm torna ad interpretare il ruolo della preda,ad oltre un anno dal ritiro della precedente offerta di Unicredit, ma ironia della sorte rischia anche lo spezzatino, la sorte che il governo ha invece deciso di risparmiare a Mps, appoggiando ufficiosamente le mosse del suo Ceo.
Tutto dipende, come detto, da cosa farà la Banque Verte che, tra l’altro, se accetterà di consegnare tutte le sue azioni all’offerta senese, diventerà ampiamente il primo azionista del tanto agognato terzo polo bancario italiano. I ragionamenti a Parigi sarebbero in corso. Nel frattempo la controllata italiana è in campo per aggiudicarsi la Banca del Mezzogiorno dal Mediocredito centrale, scelta sulla quale la politica può avere forte voce in capitolo. Così come Crédit Agricole Italia potrebbe entrare nell’acquisizione degli sportelli che dovranno essere rilasciati dalla teorica operazione Mps-Banco Bpm-Banca Generali.
Martedì incontro tra Giorgetti e i rappresentanti del territorio
Martedì sarà anche la giornata di un incontro, precedentemente rimandato, al ministero dell’Economia tra Giancarlo Giorgetti e gli enti locali toscani legati al territorio senese. Al vertice parteciperanno, insieme al ministro, la sindaca di Siena Nicoletta Fabi, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e la presidente della provincia di Siena Agnese Carletti. Un appuntamento chiesto da tempo dagli enti locali e che potrebbe fornire un’occasione per indicazioni anche sulla partita in corso.
I dubbi di Ft e S&P Global
Dopo i dubbi mostrati dagli investitori, che nell’ultima seduta della settimana si è mostrata molto fredda sulla mossa, per esempio con un calo finale del 2% di Banca Generali e un segno negativo anche per Banco Bpm, e le perplessità espresse dagli analisti, anche il Financial Times dà un giudizio tutt’altro che positivo sulle contromosse annunciate da Lovaglio. Il quotidiano finanziario, che “sente” da vicino l’orientamento dei fondi, vede difficile “una fusione a quattro”, perché l’operazione lanciata da Mps dovrebbe integrare anche Mediobanca, e parla di “idea decisamente strampalata”. Nella Lex Column pubblicata sabato descrive i prezzi che Mps offre a Bpm e Generali come “piuttosto miseri”, dice che unire “quattro banche richiede una dose di pensiero magico davvero notevole” e introduce quello che potrebbe essere il vero obiettivo di Lovaglio: “Mps non avrebbe torto a provare a spremere più soldi da Intesa: il suo corteggiatore potrebbe pagare un paio di miliardi in più senza distruggere valore”, conclude il giornale londinese.
Dubbi anche da S&PGlobal, secondo la quale “pur presentando un solido razionale strategico alla luce dell’inevitabile consolidamento del settore bancario, l’operazione” lanciata da Mps “avrebbe una complessità e rischi potenziali di esecuzione superiori rispetto alla maggior parte delle operazioni completate o annunciate più recentemente”, conclude l’agenzia di rating.
