Troppa carne al fuoco? Forse sì, persino per dei colossi. L’Ipo di SpaceX ha assorbito una mole così consistente di liquidità da spingere OpenAI, la società produttrice di ChatGPT, a valutare se non sia il caso di posticipare il suo debutto pubblico al prossimo anno oppure di ridurre le sue pretese, secondo indiscrezioni riportate ieri dal New York Times. La startup di intelligenza artificiale, che ha presentato in via riservata la domanda di quotazione in borsa negli Stati Uniti, punta a una valutazione fino a 1 trilione di dollari, secondo quanto riportato da Reuters.
I consulenti che stanno organizzando l’Ipo di OpenAI hanno prospettato ai dirigenti dell’azienda la possibilità di attendere fino al 2027 per quotarsi in borsa con la valutazione di 1.000 miliardi di dollari, oppure di ridurre la valutazione se preferiscono quotarsi prima. L’azienda guidata da Sam Altman ha recentemente presentato la documentazione per una IPO alla Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense. In un primo momento la quotazione era prevista in autunno: il Wall Street Journal aveva riferito che la società puntava a debuttare già a settembre.
Se un colosso come OpenAI tentenna, le società nella sua orbita crollano
Il tentennamento di OpenAi riguardo la quotazione non manca di portare scossoni su altre società del settore. SoftBank Group, il grande investitore giapponese di OpenAI ha registrato stamane un crollo del 13%, il calo maggiore dall’agosto 2024 perché il rinvio dell’Ipo nel produttore di ChatGPT ritarderebbe anche i suoi rendimenti. L’investimento di SoftBank dovrebbe raggiungere circa 65 miliardi di dollari entro ottobre. Le aspettative di un ingente guadagno derivante dal debutto in borsa di OpenAI avevano spinto le azioni di SoftBank a livelli record, contribuendo a far salire la capitalizzazione di mercato dell’azienda al di sopra di quella di Toyota Motor il mese scorso.
Sempre in Giappone, anche le azioni del produttore di chip Kioxia sono crollate del 12% dopo che la notizia di OpenAI. Kioxia, precedentemente chiamata Toshiba Memory e scorporata da Toshiba nel 2018, è un importante produttore di chip di memoria. Le sue azioni sono aumentate vertiginosamente grazie agli investimenti nell’intelligenza artificiale che hanno dato impulso all’industria dei chip, rendendola l’azienda di maggior valore sul Nikkei 225, ma oggi sono state invase dalle vendite. Kioxia aveva appena annunciato di stare valutando una suddivisione azionaria e di puntare alla quotazione di American Depositary Shares ( ADS) della borsa Usa all’inizio del prossimo anno finanziario, che si concluderà a marzo 2028.
Ma non è la sola a voler espandere la propria base di investitori negli Stati Uniti: il produttore di chip SK Hynix ha annunciato questa settimana di voler raccogliere fino a 29,4 miliardi di dollari tramite una quotazione negli Stati Uniti, ma stamane ha perso oltre l’8%, trsaciondano l’inero indice Kospi di Seul che ha terminato a -5,8% dopo cali anche oltre l’8%.
SpaceX si è portata via la fetta migliore ?
La performance di SpaceX in borsa a metà giugno ha mostrato le due facce della medaglia: da una parte il grande successo, dall’altra il fatto che, arrivata per prima, ha forse rubato la scena alle altre. Dopo il debutto record sul Nasdaq, in quella che viene definita come la più grande Ipo della storia, la società di Elon Musk ha visto poi quotazioni oscillanti. L’Ipo ha raccolto oltre 85 miliardi di dollari, portando la valutazione della società a 2.770 miliardi di dollari e il patrimonio personale di Musk fino a circa 1.400 miliardi di dollari. Da allora, però, il titolo ha subito un forte ridimensionamento: dopo aver superato i 225 dollari la scorsa settimana, (rispetto a ha un prezzo Ipo di 135 dollari) chiuso ieri a 153 dollari, facendo perdere a Musk lo status di “trilionario”. In più ora il clima del settore della tecnologia pare essersi raffreddato mentre gli investitori mettono in dubbio la sostenibilità delle valutazioni raggiunte dalle società. Il che pare lasciare meno spazio alle altre: anche Anthorpic ha in programma il debutto in autunno. La società fondata da Dario e Daniela Amodei ha già presentato in via riservata domanda di quotazione alla Security Exchange Commission, l’autorità di mercato statunitense.
Intanto i piani futuri di SpaceX spaziano in altri settori. La società sta anche valutando il lancio di un servizio di telefonia mobile a marchio Starlink per i consumatori statunitensi e potrebbe eventualmente costruire una propria rete wireless terrestre, come riporta oggi il Financial Times. Una mossa che metterebbe SpaceX in diretta concorrenza con i principali operatori di telecomunicazioni, tra cui Verizon, AT&T e T-Mobile.
Inoltre, secondo documenti depositati presso la contea, l’azienda di Elon Musk prevede di iniziare il mese prossimo la costruzione di un gasdotto di otto miglia (13 km) chiamato “Starpipe” che collegherà i suoi impianti di lancio in Texas. L’obiettivo è quello di incrementare i lanci del razzo Starship di nuova generazione.
