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La Fed lascia i tassi invariati. Warsh debutta e allontana nuovi tagli: “La priorità è abbassare l’inflazione”

Il board della banca centrale statunitense, sotto la nuova guida di Warsh, ha mantenuto i tassi nella forbice tra il 3,50% e il 3,75%. Il presidente nominato da Trump alla sua prima conferenza stampa ha fatto capire che l’inflazione resterà a lungo sopra il target del 2%. Il nuovo dot plot considera più probabile un rialzo dei tassi entro il 2026

La Fed lascia i tassi invariati. Warsh debutta e allontana nuovi tagli: “La priorità è abbassare l’inflazione”

Nella prima riunione presieduta da Kevin Warsh, il nuovo presidente nominato a maggio da Donald Trump, il board della Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi al 3,50%-3,75%, come ampiamente previsto dai mercati, che stanno interpretando il nuovo corso Warsh come potenzialmente più orientato alla lotta all’inflazione. Da quanto emerso dalla riunione, infatti, non sembrano imminenti nuovi tagli dei tassi d’interesse, che potrebbero rimanere fermi per molto tempo: anzi alcuni membri della Fed vedono persino il rischio di futuri rialzi se l’inflazione dovesse restare sopra il target.

Insomma non solo non c’è stato alcun segnale particolarmente accomodante (“dovish”), ma il dibattito sembra essersi spostato da “quando arriveranno i tagli?” a “la prossima mossa potrebbe addirittura essere un rialzo?”. Cioè il nuovo dot plot (le proiezioni dei membri della Fed) segnala ora una maggiore probabilità di un rialzo anziché di un taglio dei tassi nel 2026. Il quadro delle proiezioni si è dunque spostato in senso più restrittivo.

Warsh ha ribadito che la priorità della Federal Reserve resta il ritorno dell’inflazione verso il target del 2%, sottolineando che “la stabilità dei prezzi è il fondamento di una crescita economica sostenibile”. Il nuovo presidente della Fed ha inoltre osservato che l’inflazione continua a mostrarsi “più persistente di quanto sarebbe auspicabile”, lasciando intendere che la banca centrale non è ancora pronta a dichiarare conclusa la battaglia contro il caro prezzi.

Pur evitando di fornire indicazioni precise sulle prossime mosse, Warsh ha chiarito che la Fed non intende impegnarsi in anticipo su un percorso di riduzione dei tassi. “Le nostre decisioni continueranno a dipendere dai dati”, ha affermato, aggiungendo che il Comitato è pronto ad agire qualora i progressi sul fronte dell’inflazione dovessero arrestarsi.

I mercati hanno interpretato il messaggio come più aggressivo rispetto all’approccio adottato negli ultimi anni. Secondo le nuove proiezioni, cresce il numero di membri della Federal Reserve che non escludono ulteriori rialzi dei tassi nel corso del 2026, mentre si riduce il sostegno a un imminente ciclo di tagli. Il debutto di Warsh alla guida della banca centrale sembra quindi segnare una Fed più prudente, meno incline a fornire indicazioni preventive ai mercati e maggiormente focalizzata sui rischi inflazionistici. Una svolta che gli investitori seguiranno con attenzione nei prossimi mesi e che potrebbe innescare un dollaro più forte e un nuovo rialzo dell’oro.

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