Se davvero venisse confermata la pace in Medio Oriente, molte opportunità si aprirebbero per i mercati. Dopo l’entusiasmo di ieri appena recepita la notizia dell’accordo, gli investitori ora sono in attesa dei dettagli prima di partire per un altro rally, ma gli analisti sono già al lavoro per identificare settori e titoli che potranno beneficiare della pace in quell’area.
Con l’apertura, seppur graduale o parziale, dello Stretto di Hormuz il primo fattore di cui tener conto è il prezzo del petrolio che, scendendo, potrebbe come primo impatto sostenere la spesa dei consumatori e alleviare la pressione sull’inflazione e sui rendimenti dei titoli di Stato.
Secondo gli investitori, a beneficiare dell’accordo sulla fine della guerra tra Stati Uniti e Iran potrebbero essere i titoli ciclici sensibili all’andamento dell’economia, tra cui i titoli dei beni di consumo, le azioni di società più piccole e i titoli azionari di regioni più dipendenti dal settore energetico rispetto agli Stati Uniti. Non è escluso che ciò potrebbe forse distogliere in parte l’attenzione del mercato dal settore tecnologico, che finora è stato dominante trainando i rialzi grazie all’ottimismo sui profitti legati all’intelligenza artificiale.
“L’allentamento delle tensioni geopolitiche potrebbe attenuare alcune delle pressioni inflazionistiche e ridurre i rendimenti obbligazionari”, ha detto a Reuters Angelo Kourkafas, senior global investment strategist di Edward Jones. “Questo potrebbe essere il catalizzatore che spinge gli investimenti verso i settori ciclici e le aree che sono rimaste indietro”.
Se l’inflazione cala grazie al petrolio, i consumi e l’economia ripartono
L’annuncio della pace in un’area così sensibile ai prezzi del petrolio potrebbe placare i timori che l’inflazione trainata dal settore energetico possa danneggiare la crescita economica. I prezzi del petrolio greggio statunitense hanno toccato il minimo degli ultimi tre mesi, dopo l’accordo che prevede riapertura dello Stretto di Hormuz, una rotta di approvvigionamento petrolifero fondamentale.
Poiché i prezzi del petrolio più bassi riducono i costi anche per i consumatori, i titoli della vendita al dettaglio potrebbero trarne vantaggio, dicono gli analisti. Così mentre negli Usa individuano azioni di società come Target, Depot o Macy’s, in Europa potrebbero essere interessate la francese Carrefour, Jeronimo Martins quotata alla borsa di Lisbona, Tesco a Londra, oppure Koninklijke Ahold Delhaize ad Amsterdam, fino a Unieuro, il gruppo Marr oppure Ovs tra le società rivolte ai consumatori quotate a Piazza Affari. “La fine della guerra potrebbe contribuire ad alimentare la convinzione che i consumatori avranno denaro da spendere altrove”, dice Robert Pavlik, senior portfolio manager presso Dakota Wealth Management. Gli strategist di Bca Research hanno detto ieri di aver avviato una posizione “tattica long” nel settore dei beni di consumo discrezionali “sulla base dell’allentamento delle tensioni geopolitiche e del calo dei prezzi del petrolio”.
E poi ci sono quei settori più energivori che stanno fin d’ora beneficiando del calo del prezzo del petrolio. Tra questi ci sono anche quelli delle compagnie aeree. Ieri a Wall Street United Airlines ha registrato un rialzo del 3,9% mentre tra i nomi europei da seguire ci sono AirFrance, Lufthansa, Easyjet, Ryanair: stamane l’indice Stoxx Europe Market Airlines è in rialzo del 3,14%. Anche le compagnie da crociera stanno crescendo tra cui Norwegian Cruise Line (+3,7%) e Carnival Corp (+3,2%). Anche il settore auto ne potrebbe beneficiare con i consumatori che tornano a utilizzare le quattro ruote. Persino le banche migliorano guidate da attese più favorevoli sulla qualità del credito, potenzialmente minacciato dall’effetto di uno scenario stagflattivo.
Gli interrogativi per i settori difesa, energia e intelligenza artificiale
Invece proprio il calo del petrolio sta penalizzando le azioni del settore energetico. Inoltre il vento di pace ha raffreddato anche l’attrattiva del settore della difesa, ma in questo caso non sembra un contraccolpo capace di modificare i fattori di lungo termine del settore visto che i governi dovranno continuare a investire in difesa aerea, radar, sensori, guerra elettronica, sistemi senza pilota e tecnologie di intercettazione, rafforzando in particolare il ruolo dei droni.
Alcuni analisti sottolineano che il fatto di poter puntare ora su settori da cui prima ci si doveva tenere alla larga a causa della guerra, potrebbe ridurre l’appetito per l’intelligenza artificiale che finora aveva invece dominato i mercati anche sotto le bombe. Invece altri ritengono che gli investitori potrebbero essere riluttanti a disinvestire dai titoli tecnologici, finché questi stanno registrando buone performance. Tant’è vero che ieri, dopo l’annuncio, il settore tecnologico di Wall Street è stato quello con la performance migliore, con un aumento di oltre il 3%. “Un cessate il fuoco duraturo tra Stati Uniti e Iran, unito al calo dei prezzi del petrolio, potrebbe contribuire a estendere il rally oltre i settori dell’intelligenza artificiale e della tecnologia”, ha affermato Anthony Saglimbene.
Il bello deve ancora venire
Ma alcuni strategist dicono che siamo solo al primo tempo della reazione alla pace e che presto arriverà il secondo tempo con la previsione di un’espansione della forza azionaria. Gli strategist di JP Morgan dicono di aspettarsi un ampliamento del portafoglio nella seconda metà dell’anno. “Se le nostre previsioni macroeconomiche positive si concretizzeranno, sostenute da utili solidi, aspettative di inflazione stabili e un allentamento dei rischi geopolitici nella seconda metà dell’anno, i titoli ciclici dovrebbero rimanere ben posizionati per sovraperformare fino alla fine dell’anno” dice una nota di JPMorgan.
Gli strategist azionari di Morgan Stanley prevedono una “forza relativa” per i titoli dei beni di consumo discrezionali, dei trasporti e delle banche regionali, settori in cui gli utili sono in miglioramento. “È in corso un’espansione verso i settori ciclici sottorappresentati”, ha detto Morgan Stanley in una nota.
La fine del conflitto con l’Iran potrebbe essere relativamente più vantaggiosa per altri mercati regionali i cui paesi sono stati considerati più vulnerabili degli Stati Uniti all’impennata dei prezzi del petrolio. “La de-escalation nel settore energetico, con il petrolio intorno agli 80 dollari, potrebbe fungere da catalizzatore per flussi di recupero verso i mercati al di fuori degli Stati Uniti“, ha detto Manish Kabra, strategist azionario di Société Générale, in una nota
Ma ci sono altri fattori che potrebbero favorire l’espansione del mercato, comuque legati al fattore guerra-rincaro petrolifero, secono gli analisti. Tra questi, le prospettive sui tassi di interesse: i mercati sono passati dal prezzare tagli dei tassi all’inizio dell’anno, a considerare un potenziale aumento, in seguito all’incremento dell’inflazione dopo i picchi dei prezzi dell’energia.
Ora si prevede che la Federal Reserve annuncerà tassi d’interesse invariati domani al termine del Fomc e comunque il venir meno delle pressioni inflazionistiche porta le banche centrali a essere più soft sui tassi e già questo offre spinta ai mercati. “Quando si valuta se il resto del mercato riuscirà a sovraperformare rispetto al settore dell’intelligenza artificiale, credo che si debbano prevedere dei tagli dei tassi di interesse”, ha detto Sonu Varghese, stratega macroeconomico globale di Carson Group.
