Nella storia della finanza italiana la domenica del 7 di giugno 2026 resterà una data da incorniciare. Il blitz lanciato da Intesa Sanpaolo sulla totalità delle azioni del Monte dei Paschi subito dopo l’affannosa proposta di aggregazione del Banco Bpm con Siena ha tre obiettivi chiarissimi che possono cambiare la fisionomia del capitalismo finanziario italiano.
Il primo obiettivo dell’Opas da oltre 30 miliardi di euro lanciata dalla prima banca italiana su Mps, in parte in contanti e in parte in azioni e con con un premio del 12,5% per gli azionisti, è ovviamente quello di rafforzare la leadership di Intesa Sanpaolo in Italia ma anche in Europa, considerando che la banca italiana diventerebbe la seconda nell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa dopo il Banco Santander. L’acquisizione di oltre 625 filiali della banca senese e soprattutto la conquista di Mediobanca bastano da sole, se raggiunte, a dare smalto alla banca guidata con grande dinamismo e lungimiranza da Carlo Messina.
Il secondo obiettivo dell’operazione di Intesa Sanpaolo è quello di favorire il consolidamento del sistema bancario italiano facilitando la crescita di un secondo polo targato Unipol con la cessione a Bper di altre 635 filiali del Monte che le norme antitrust non permetterebbero a Messina di incamerare nella banca di Ca’ de Sass.
Ma c’è un terzo obiettivo di Intesa che nobilita l’intero blitz ed è la dichiarata volontà di concorrere alla stabilità e alla difesa dell’italianità di Generali, la vera perla della finanza italiana oltre che custode di buona parte del debito pubblico nazionale. Con l’acquisizione di Mediobanca, che ha in pancia la partecipazione strategica del 13,2% di Generali a cui Intesa ha aggiunto l’acquisto di un altro 3,01%, la banca di Messina diventa il primo azionista del Leone di Trieste. Ma su questo punto nevralgico il numero uno di Intesa è stato chiarissimo: “Noi – ha spiegato agli analisti finanziari e alla stampa – non vogliamo nè acquistare il controllo nè gestire Generali ma difenderla e quello che mi interessa è l’utile netto della compagnia assicurativa nella quale la nostra partecipazione è puramente finanziaria”.
Ora si dà il caso che in Generali ci sia anche Unicredit con una quota del 9%. Intesa e Unicredit, le due più grandi banche italiane, insieme nel capitale del gioiello della corona. Ma Carlo Messina e Andrea Orcel, che personalmente sono amici di vecchia data oltre che entrambi romani, saranno alleati o rivali, si chiede giustamente il Corriere della Sera stamani? Ognuno farà i propri interessi ma l’obiettivo più grande è fare l’interesse del risparmio italiano difendendo Generali e rendendo stabile con uno zoccolo duro il suo azionariato, oggi molto contendibile. Ecco perché la coabitazione tra Intesa e Unicredit nel capitale di Generali non è solo possibile ma è altamente auspicabile. Non solo nell’interesse degli uni e degli altri ma dell’Italia.
