I soci cinesi di Pirelli hanno impugnato davanti al Tar del Lazio le misure imposte dal Golden Power italiano. China National Tire & Rubber Corporation e Marco Polo International Italy, principale veicolo attraverso cui Sinochem detiene la partecipazione nel gruppo, hanno presentato due ricorsi distinti ma identici nel contenuto contro la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero delle Imprese e del Made in Italy e altri dicasteri competenti.
Sul mercato, la notizia non ha avuto effetti rilevanti: il titolo del gruppo della Bicocca scambia in leggero rialzo, intorno allo 0,25%, poco sopra i 6 euro.
Golden Power su Pirelli, il nodo della governance
I ricorsi puntano all’annullamento del decreto del 10 aprile 2026, adottato al termine dei procedimenti sull’esercizio dei poteri speciali dello Stato. Il provvedimento ha introdotto una serie di vincoli sulla governance e sul ruolo degli azionisti cinesi all’interno del gruppo.
Nel dettaglio, le misure contestate ridisegnano in modo significativo gli equilibri interni del consiglio di amministrazione. La rappresentanza degli azionisti cinesi viene infatti ridotta a un massimo di tre consiglieri su 18, di cui due indipendenti, rispetto a una presenza precedentemente più ampia che includeva anche la maggioranza della lista e la presidenza del board. Il provvedimento comporta quindi la perdita della guida del consiglio per la componente cinese e limita in modo sostanziale l’influenza gestionale, vietando incarichi esecutivi, deleghe operative e ruoli di vertice.
Le restrizioni si estendono anche alla partecipazione nei comitati consiliari e nel collegio sindacale, oltre al divieto di esercitare attività di direzione e coordinamento. Le misure resteranno in vigore fino a quando la partecipazione scenderà sotto la soglia del 10% del capitale.
Contesto strategico e tecnologia “Cyber Tyre”
Al centro del provvedimento anche la rilevanza strategica delle tecnologie del gruppo, in particolare il sistema “Cyber Tyre”, considerato sensibile nel quadro della sicurezza industriale e digitale. La tecnologia rientra inoltre tra le aree oggetto di crescente attenzione regolatoria anche a livello internazionale, alla luce delle nuove normative statunitensi sui veicoli connessi che limitano l’utilizzo di software e hardware sviluppati da società con partecipazioni significative riconducibili a soggetti cinesi.
Sinochem detiene circa il 34,1% del capitale di Pirelli, mentre la governance del gruppo resta orientata a una gestione a guida italiana.
Pirelli: nessun impatto sull’assemblea del 25 giugno
La società, dal canto suo, ha precisato che i ricorsi “non incidono sul regolare svolgimento dell’assemblea degli azionisti in programma il prossimo 25 giugno”, convocata per il rinnovo del board e ad approvare il bilancio. Lo scenario di governance vede Camfin con circa il 27% del capitale già attiva nella definizione della lista per il nuovo board, mentre Marco Tronchetti Provera è indicato verso la presidenza e Andrea Casaluci verso la conferma come amministratore delegato.
Pirelli ha inoltre precisato che si riserva di intervenire nel giudizio “a tutela della propria posizione giuridica ed economica, nell’interesse della società e di tutti gli azionisti e, ove necessario, dinanzi alle competenti autorità giurisdizionali”.
