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Trump in Cina con 17 super ceo di Wall Street: da Musk a Cook e Huang, una potenza di fuoco per trattare con Xi

L’amministrazione Usa è in Cina schierando la sua potenza di fuoco economica e finanziaria per rispondere agli impegni cinesi di acquistare carne e semi di soia, agli ordini per la Boeing e al lancio di un Board on Investments e di un Board of Trade per discutere di dazi. Focus su IA e chip

Trump in Cina con 17 super ceo di Wall Street: da Musk a Cook e Huang, una potenza di fuoco per trattare con Xi

Da Elon Musk a Jensen Huang. Da Tim Cook a Larry Fink. Una super delegazione composta da 17 mega ceo di Wall Street che – nelle intenzioni – dovrebbe fungere da grimaldello della diplomazia tra Iran e Taiwan. A portarseli dietro, nella sua visita in Cina, è stato il presidente Usa Donald Trump secondo il quale il gruppo di imprenditori è lì con lui per “rendere omaggio” e sviluppare attività commerciali nel Paese. Lo riporta la Cnn citando le parole del presidente statunitense durante l’apertura dei colloqui bilaterali con Xi Jinping, nella Grande Sala del Popolo, su Piazza Tienanmen.

“Abbiamo persone straordinarie, e sono tutte qui con me” ha affermato Trump, “abbiamo chiesto ai primi 30 al mondo” e “ognuno di loro ha detto di sì”, “volevo solo i migliori”. “E oggi sono qui per rendere omaggio a voi e alla Cina, e non vedono l’ora di commerciare e fare affari, e da parte nostra sarà totalmente reciproco”, ha aggiunto Trump.

Trump da Xi con una potenza di fuoco economica e finanziaria

I due leader, al loro settimo faccia a faccia, sono dunque pronti a testare i rispettivi rapporti di forza sull’ampio spettro di dossier che spaziano dal commercio alla tecnologia e all’IA, oltre ai complessi temi geopolitici.

L’amministrazione Usa è dunque in Cina schierando la sua potenza di fuoco economica e finanziaria per rispondere agli impegni cinesi di acquistare carne e semi di soia, agli ordini per la Boeing (sono circolate voci di commesse mandarine in arrivo per centinaia di aerei) e al lancio di un Board on Investments e di un Board of Trade, che diventerebbe una camera di discussione sui dazi. Secondo alcune voci circolate al Congresso, ci sarebbero le promesse per mille miliardi di investimenti cinesi negli Usa: un’ipotesi che ha creato allarme bipartisan e, soprattutto, le ire delle fronde del mondo Maga più conservatrici e nazionaliste.

Chi sono i super ceo di Wall Street in Cina con Trump

Trump, per rafforzare l’approccio business, ha portato – tra gli altri – il patron di Tesla, Elon Musk (apparso subito alle spalle del tycoon appena sceso dall’Air Force One) e il capo uscente di Apple, Tim Cook. Nella lista presentata compare Larry Fink, il numero uno di BlackRock, il cui piano d’acquisto con la Msc di Gianluigi Aponte dei due porti di Panama dalla conglomerata di Hong Kong, CK Hutchison, ha incontrato lo scorso anno la ferma opposizione di Pechino. C’è la presidente di Meta, Dina Powell McCormick, a poche settimane dallo stop mandarino all’offerta da 2 miliardi per l’acquisizione di Manus, società IA basata a Singapore e fondata in Cina. Infine, si è aggiunto all’ultimo momento, con lo stop di Trump in Alaska nel viaggio verso il Dragone, il numero uno di Nvidia, Jensen Huang, allo scopo di “sostenere l’America e gli obiettivi dell’amministrazione”, stando a quanto dichiarato da un portavoce dell’azienda leader mondiale dei chip per l’IA. Ci sono inoltre Robert Kelly Ortberg, il capo di Boeing, e Brian Sikes di Cargill, gigante dell’agricoltura.

E poi c’è il nodo Iran, con il presidente Usa che cercherà di convincere Xi a premere sull’Iran per un accordo e per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Pechino, invece, risponde con un’altra formula basata su tariffe, tecnologia e Taiwan, come la chiave del successo della stabilità non solo delle relazioni bilaterali, ma anche a livello globale. Si tratta, in altri termini, della estensione della tregua nella guerra commerciale, siglata nell’incontro di fine ottobre 2025, a margine dell’Apec in Corea del Sud, nonché degli auspici di minori controlli nell’export hi-tech, a partire dai microchip di Nvidia, vitali per Pechino. E poi Taiwan, l’obiettivo più ambizioso di Xi, lanciato verso il quarto mandato del 2027 alla guida del Partito comunista e della Repubblica popolare.

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