Condividi

Banner FIRSTonline

Dazi Usa, la nuova battaglia riapre il fronte dei rimborsi miliardari: rischio stallo per imprese e Made in Italy

Si apre il nodo più delicato della guerra dei dazi Usa: i rimborsi per oltre 330mila aziende, stimati in 175 miliardi di dollari. L’incertezza blocca il sistema e pesa sull’export, con ricadute dirette sul Made in Italy e sulle Pmi italiane negli Stati Uniti

Dazi Usa, la nuova battaglia riapre il fronte dei rimborsi miliardari: rischio stallo per imprese e Made in Italy

Il braccio di ferro sui dazi di Trump si riaccende nei tribunali americani. Giovedì 7 maggio, il Court of International Trade(Cit), il Tribunale del Commercio Internazionale, ha ancora una volta bloccato l’ennesimo tentativo di Donald Trump di imporre dazi doganali del 10 e del 15% su vasta scala a livello globale. La motivazione ha stabilito che non erano autorizzati ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974, sulla quale le nuove imposte erano invece state decise il 20 febbraio ed entrate in vigore il 24, quale risposta del presidente statunitense alla sentenza della Corte Suprema del 20 febbraio che li aveva annullati. Tutto questo riguarda molto da vicino il Made in Italy, che ha subito in diversi settori forti cali di vendite.

LEGGI ANCHE Dazi di Trump, un’altra battuta d’arresto: “illegali” per il Tribunale commerciale Usa

Corti Usa e dazi Trump: il braccio di ferro continua

Il rapido botta e risposta fa parte della lunga battaglia cominciata già nel 2025 da Trump contro le diverse pronunce delle corti d’appello e del Cit che, ben prima della Corte Suprema, avevano dichiarato illegittimi gran parte dei dazi partiti il 5 aprile 2025. Senza però decidere, come è accaduto solo nel 2026, i relativi rimborsi per i danni subiti da oltre 330mila società. Il Cit ha specificato che è autorizzata l’imposizione di dazi temporanei solo in circostanze limitate, legate a gravi problemi di bilancia dei pagamenti o a minacce per il dollaro statunitense.

Rimborsi dazi Usa: il nodo da 175 miliardi che spaventa Washington

In realtà si tratta di una guerra dichiarata dal presidente americano contro il vero incubo per le finanze federali, e cioè il fatto che l’ammontare dei rimborsi ai quali avrebbero diritto le 330mila società – 175 miliardi di dollari – è nettamente superiore ai circa 133 miliardi incassati dalle dogane. Tra i quali diverse decine di miliardi riguardano le esportazioni italiane delle Pmi in Usa. Ma con una aggiunta: i danni che potrebbero derivare dalle numerose cause intentate dagli Stati Usa contro il governo federale, a tutela dei consumatori sui quali sono stati trasferiti i rincari causati dai dazi. Il Council on Foreign Relations ha constatato che gli americani hanno sostenuto e sostengono costi daziari fino al 100% per molti beni durevoli di consumo.

Dazi Usa, cosa farà Trump?

Molte piccole società e molti piccoli distributori sono falliti rapidamente per non poter sostenere rincari trasferiti dalle grandi società di importazione. Una prospettiva che potrebbe diventare particolarmente pesante se Trump, anziché decidere nuove tariffe doganali, decidesse – come sembra voler fare – di inoltrare appello contro la sentenza della Corte Suprema. Una mossa che bloccherebbe per mesi il meccanismo dei rimborsi senza che il Cit possa intervenire. Con gravi danni per le aziende italiane che esportano negli Stati Uniti: auto, camion, mobili, abiti, meccanica, farmaceutica.

Usa: tutte le tappe della lunga guerra dei dazi di Trump

Ecco le date della lunga guerra dei dazi:

  • 5 aprile 2025 – Parte la prima delle quattro ondate di dazi.
  • 28 maggio 2025 – La Cit dichiara in appello l’illegittimità di alcuni importanti dazi.
  • 30 agosto 2025 – Anche la Corte d’Appello Federale li dichiara illegali senza però stabilire l’obbligo di rimborsare le società coinvolte. Trump attacca i giudici definendoli “golpisti”.
  • 20 febbraio 2026 – La Corte Suprema dichiara illegittime le tariffe doganali basate sull’Ieepa. Trump attacca i giudici dicendo che sono sciocchi e asserviti a interessi stranieri: “Mi vergogno di loro”. La Corte denuncia le minacce e le intimidazioni del tycoon.
  • 20 febbraio 2026 – Trump decide nuovi dazi generalizzati del 10% e ne approva anche del 15%.
  • 2 marzo 2026 – La Corte d’Appello federale dichiara la competenza del Cit, Court of International Trade, a procedere ai rimborsi.
  • 4 marzo 2026 – Il Cit ordina alle dogane di avviare i rimborsi. Trump avvisa: state danneggiando il Paese. Il Council on Foreign Relations ha constatato che gli americani stavano sostenendo costi daziari fino al 100% per molti beni durevoli di consumo.
  • 6 marzo 2026 – “Chi chiede rimborsi è un nemico del Paese”, dichiara Trump alla Cnbc.
  • 20 aprile 2026 – Parte il Cape, il portale governativo per l’invio delle richieste, in teoria in grado di processare le richieste elettronicamente entro 60–90 giorni dall’accettazione, ma subito dopo un intervento di Trump rallenta e si inceppa.
  • 21 aprile 2026 – Sono quasi 56.500 le aziende che si sono iscritte.
  • 7 maggio 2026 – Il Cit annulla i nuovi dazi emessi dal governo federale il 20 marzo.

Commenta