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Bankitalia: guerra in Medio Oriente aumenta i rischi globali, Italia resiliente ma esposta agli shock esterni

Il primo rapporto annuale sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia fotografa un sistema solido ma in un contesto globale più fragile: guerra in Medio Oriente, crescita in calo, inflazione in aumento e mercati volatili

Bankitalia: guerra in Medio Oriente aumenta i rischi globali, Italia resiliente ma esposta agli shock esterni

I rischi di instabilità finanziaria a livello globale sono aumentati dopo l’escalation del conflitto in Medio Oriente, in un contesto già segnato da forte incertezza e da tensioni geopolitiche e commerciali. Anche l’Italia ha risentito degli sviluppi internazionali, come gli altri Paesi europei, ma la valutazione della Banca d’Italia è che i rischi per il sistema finanziario italiano restano nel complesso contenuti. È quanto emerge dal Rapporto sulla stabilità finanziaria, il primo del 2026, secondo cui il Paese può contare su alcuni elementi di tenuta dell’economia e del sistema finanziario.

Sul piano globale, le condizioni finanziarie si sono irrigidite: le previsioni di crescita mondiale sono state riviste al ribasso, mentre le aspettative di inflazione sono aumentate. I rendimenti obbligazionari sono saliti, le valute hanno registrato andamenti disomogenei e la volatilità sui mercati resta elevata. Restano inoltre presenti rischi già noti legati a valutazioni elevate in Borsa, soprattutto nel settore tecnologico e dell’intelligenza artificiale, dove le aspettative di crescita restano molto alte. In questo contesto, se la fiducia degli investitori dovesse peggiorare, potrebbero verificarsi correzioni più forti nei segmenti di mercato considerati più “rischiosi”.

Medio Oriente, energia e nuovi squilibri macroeconomici globali

Il conflitto in Medio Oriente ha avuto effetti immediati sull’energia globale. Le tensioni nello Stretto di Hormuz – snodo chiave per il commercio mondiale di petrolio e gas – hanno spinto i prezzi al rialzo. Il petrolio ha registrato aumenti fino al 57%, con picchi oltre i 118 dollari al barile. Anche il gas europeo è salito in modo significativo (+40% sul mercato Ttf).

Questo shock ha reso il quadro macroeconomico più complicato: crescita più debole, inflazione più alta e banche centrali più caute. Il tema dell’energia resta quindi uno dei principali fattori di rischio per il 2026.

Mercati finanziari globali: tra volatilità e valutazioni elevate

I mercati hanno alternato forti ribassi e recuperi parziali, ma restano esposti a correzioni improvvise. I rendimenti dei titoli di Stato sono saliti, il dollaro si è rafforzato e l’oro ha toccato nuovi massimi prima di correggere. Nonostante ciò, la propensione al rischio degli investitori rimane elevata e i premi per il rischio azionario restano compressi, soprattutto negli Usa.

Un punto di attenzione riguarda il settore tecnologico e l’intelligenza artificiale: le incertezze su crescita e redditività delle big tech, insieme all’aumento dell’indebitamento, stanno già influenzando il credito globale.

Italia: stabilità finanziaria sotto pressione internazionale

In Italia i rischi arrivano soprattutto dall’estero. Dopo l’inizio del conflitto, i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti e lo spread con i Bund tedeschi si è ampliato temporaneamente. Anche la Borsa ha registrato un calo, poi in parte recuperato.

Nonostante la volatilità, il funzionamento dei mercati è rimasto ordinato. Il quadro interno resta complessivamente stabile: immobiliare in crescita, famiglie solide e imprese con bilanci equilibrati. Tuttavia, l’Italia resta esposta a un punto strutturale noto: l’alto debito pubblico, che diventa più sensibile in fasi di tensione globale.

Famiglie e imprese: equilibrio, ma cresce la prudenza

Le famiglie restano solide grazie a basso debito e ricchezza in aumento nel 2025. Dopo lo shock geopolitico, però, aumenta la prudenza: si spendono meno le somme importanti e cresce la preferenza per strumenti più sicuri come titoli di Stato e fondi obbligazionari. Le pressioni inflazionistiche restano un fattore chiave per il potere d’acquisto.

Anche le imprese tengono: redditività in miglioramento, debito contenuto e credito in espansione, soprattutto verso grandi aziende e servizi, mentre il manifatturiero resta più debole. Un possibile rischio futuro riguarda l’aumento dei costi energetici e delle condizioni finanziarie meno accomodanti, che potrebbero incidere su margini e fiducia.

Banche italiane 2026: solide ma esposte a shock geopolitici

Il sistema bancario resta robusto, con alta patrimonializzazione, buona redditività e qualità del credito stabile. Tuttavia, tensioni geopolitiche e tassi elevati possono incidere su costi di raccolta e capacità di rimborso delle imprese, in particolare per quelle più esposte ai rincari energetici. Le banche restano inoltre sensibili all’andamento dei mercati: la volatilità può incidere sui risultati e nuovi rialzi dei tassi potrebbero ridurre il valore di alcune attività. La liquidità, però, rimane solida e ben sopra i livelli richiesti.

Infine, cresce l’attenzione ai rischi legati alla tecnologia: cyber sicurezza e dipendenza dai sistemi digitali diventano sempre più centrali, mentre l’intelligenza artificiale apre nuove opportunità ma anche nuove vulnerabilità.

Depositi online e nuovi rischi nel sistema bancario

Un elemento emergente riguarda le banche italiane meno significative, che fanno sempre più ricorso a piattaforme online per raccogliere depositi all’estero. A fine 2025, circa 30 banche hanno raccolto 11,5 miliardi di euro tramite questi canali.

Questa modalità consente maggiore diversificazione, ma introduce anche rischi di instabilità della raccolta, rischi operativi e tecnologici e possibili criticità nella gestione delle informazioni sulla clientela. La Banca d’Italia ha rafforzato la vigilanza su questo fronte.

Assicurazioni e risparmio gestito: qualche ombra sui rendimenti

Il settore assicurativo si conferma solido e ben strutturato, grazie a un’elevata patrimonializzazione, alla crescita della raccolta premi e al miglioramento della redditività e della liquidità. Lo scenario futuro è però meno lineare: la redditività potrebbe risentire dell’aumento delle minusvalenze latenti sui portafogli, legato alla crescita dei rendimenti dei titoli pubblici. A questo si aggiunge il possibile impatto di pressioni inflazionistiche più persistenti, che potrebbero penalizzare soprattutto il comparto danni.

Nel risparmio gestito, il 2025 ha confermato la crescita del settore. Tuttavia, dopo lo shock legato al conflitto, la raccolta netta dei fondi comuni è tornata in territorio negativo, in linea con quanto osservato nel resto dell’area europea.

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