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Vertice Ue a Cipro, sull’energia Meloni ai leader: “Serve coraggio”. E sull’Italia: “Conti in ordine, non escludo lo scostamento di bilancio”

Al vertice Ue di Cipro la premier Meloni chiede all’Europa “più coraggio” sulla crisi energetica e punta allo scorporo delle spese come per il Safe sulla difesa. Il piano della Commissione sugli aiuti di Stato va bene, dice, “ma non basta”. Quanto all’ipotesi di uno scostamento di bilancio, “non escludiamo nulla”, afferma

Vertice Ue a Cipro, sull’energia Meloni ai leader: “Serve coraggio”. E sull’Italia: “Conti in ordine, non escludo lo scostamento di bilancio”

C’è soddisfazione tra i 27 per il via libera da parte di Ungheria e Slovacchia al prestito da 90 miliardi di euro a Kiev e per il 20esimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Ma non c’è ancora accordo sulle proposte della Commissione per quel che riguarda la riduzione dei prezzi dell’energia legati alla guerra in Iran. Proposte che la premier italiana Giorgia Meloni ritiene “insufficienti”.

Vertice Ue a Cipro, focus sull’Ucraina

I leader dell’Ue sono arrivati a Cipro (già obiettivo settimane fa di un missile iraniano Shaed diretto contro la base inglese) più precisamente ad Agia Napa per un vertice informale di due giorni in cui si discuterà di Iran, energia, sicurezza e del prossimo bilancio settennale. Colloqui avviati in maniera incoraggiante alla presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha ringraziato per l’approvazione definitiva (dopo quattro mesi) del prestito di 90 miliardi di euro. “Credo sia possibile ottenere la prima tranche dei 45 miliardi di euro stanziati per il 2026 già in questo trimestre”, ha dichiarato Ursula von der Leyen dopo l’incontro con António Costa e lo stesso Zelensky.

Ungheria e Slovacchia, che avevano bloccato da dicembre scorso il pacchetto finanziario, non hanno sollevato obiezioni dopo che sono ripresi i flussi di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, danneggiato dagli attacchi russi all’inizio di quest’anno. Un terzo del prestito andrà a spese del bilancio e due terzi alla difesa e riguarderà i droni. L’Ue ha inoltre approvato la ventesima serie di sanzioni contro Mosca , vietando ad altri 20 istituti di credito russi di gestire pagamenti in euro e di intrattenere rapporti commerciali con aziende Ue.

Vertice Ue a Cipro, il nodo riduzione costi dell’energia

Sulla riduzione dei costi dell’energia i 27 capi di Stati e di Governo discuteranno le proposte della Commissione volte a tutelare i consumatori, tra cui modifiche alle norme sugli aiuti di Stato, l’accelerazione delle azioni in materia di elettrificazione, reti e tassazione dell’energia, la mobilitazione degli investimenti privati e la messa a disposizione di maggiori finanziamenti a livello Ue.

A maggio verrà elaborata un’altra proposta per rivedere le imposte sull’energia, garantendo che l’elettricità sia tassata meno del gas. Dal testo della proposta scompare l’obbligo di un giorno di telelavoro e la tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche perché secondo la vicepresidente della Commissione Ue Ribera “su questo non c’è l’accordo”. Verrà istituito anche un “Osservatorio” dei carburanti che dovrà mappare le scorte e le offerte, in particolare per fronteggiare i possibili problemi nel rifornimento degli aerei. Nessun cambio, invece, sul gas russo come richiesto dalla Lega. “Sarebbe un errore enorme ricominciare a importare energia dalla Russia – ha avvertito il commissario Ue all’energia, Dan Jorgensen -. Non importeremo più neanche una sola molecola di energia russa in futuro“. Le prospettive, ha ribadito Jorgensen, “sono negative anche nello scenario migliore. Questa è una crisi probabilmente grave quanto quelle del 1973 e del 2022 messe insieme e questo significa che ci aspettano mesi molto difficili, o forse addirittura anni. Anche se intervenisse una pace in tempi brevi. Senza contare che dall’inizio della guerra sono stati spesi oltre 24 miliardi di euro per le importazioni di combustibili fossili”.

Meloni all’Ue sull’energia: “Serve più coraggio”

A Cipro i leader ne parleranno ma difficilmente verranno adottate decisioni. Le posizioni restano distanti. Secondo la premier italiana Meloni “l’Europa debba essere molto più coraggiosa. Chiaramente apprezzo la proposta che ha fatto la presidente della Commissione sul tema dell’energia. È un passo in avanti, ma non è un passo in avanti sufficiente”.

Per il caro energia, sostiene ancora la presidente del Consiglio, “dobbiamo trovare delle risposte, siamo venuti a cercarle qui”. Meloni chiede che gli aiuti di Stato per contenere il caro energia non siano conteggiati nel Patto di stabilità, come avviene per le spese militari con i prestiti Safe. “Secondo me – ha aggiunto – bisogna ragionare con maggiore apertura, efficacia ed efficienza. E questo riguarda anche il tema del Patto di stabilità. Si parla di aiuti di Stato nella proposta della Commissione, di una flessibilità sugli aiuti di Stato”.

“Noi – dice Meloni – abbiamo un’emergenza che è legata all’autotrasporto. Tutti capiscono che di fronte a una situazione che sfugge di mano su quel settore noi ci ritroviamo con un aumento che rischia di impattare su tutti i beni di consumo e quindi diventa un problema di inflazione. Allora tenere a bada l’inflazione non era una priorità dell’Unione europea? Siamo venuti qui a portare ovviamente la nostra posizione determinata, non per fare semplicemente l’interesse italiano, che è come sempre la cosa che per noi è più importante di tutte, ma per fare interesse europeo. Perché se non si risponde per tempo su questi temi rischia di farci molto male”.

Meloni: “I conti sono in ordine, non escludo scostamento”

La premier ha smentito che i conti non siano in ordine. “I conti sono molto in ordine. Quando ci siamo insediati avevamo un deficit all’8,1% e oggi ce l’abbiamo a 3,1%. La previsione del governo era il 3,3%, abbiamo fatto meglio delle nostre stesse previsioni. Avrei voluto scendere sotto il 3%, certo, avrei voluto fare ancora meglio, ma nessuno può dire che l’Italia oggi non ha i conti in ordine, può dire che li aveva molto in disordine ieri”. Per quanto riguarda l’ipotesi di uno scostamento di bilancio, “noi dobbiamo vedere intanto quali sono le regole che abbiamo e poi nelle prossime settimane ovviamente decidiamo come muoverci a livello nazionale, ad oggi non stiamo escludendo niente”.

Con la guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran che si protrae da otto settimane, i leader discutono anche delle prospettive di pace e di come affrontare le conseguenze economiche della chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha provocato un forte aumento dei prezzi globali dell’energia.

“Innanzitutto, dobbiamo discutere la nostra risposta a questa situazione in rapida evoluzione”, ha affermato il presidente del Consiglio europeo António Costa nella sua lettera di invito ai partecipanti. “Ciò include il contributo dell’Europa alla de-escalation e alla pace nella regione, nonché alla libertà di navigazione”. Ma le capitali nazionali sono divise sul cosa fare. Francia e Germania hanno espresso disaccordo sull’opportunità di intervenire nel controllo delle rotte marittime. Il presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato colloqui con i leader dei “Paesi non belligeranti” per pianificare una missione “strettamente difensiva” per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz una volta cessati i combattimenti. A questi colloqui non hanno partecipato gli Stati Uniti.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che, pur essendo la Germania “fondamentalmente pronta” a contribuire a garantire le rotte marittime, desidera anche “discutere la partecipazione delle forze armate statunitensi” all’iniziativa. L’Italia a determinate condizioni è pronta a inviare quattro cacciamine della Marina militare per contribuire una missione navale per Hormuz.

Vertice a Cipro, il bilancio dell’Ue

Il vertice di Cipro dovrà affrontare anche il bilancio a lungo termine dell’Ue da 1.800 miliardi di euro. Costa sta spingendo i leader europei ad accelerare i negoziati sul quadro finanziario, riservando due ore della sessione di venerdì proprio a questo scopo. Il suo obiettivo è quello di finalizzare un accordo sul bilancio settennale entro la fine dell’anno, nel timore che l’estrema destra possa vincere le elezioni francesi dell’aprile 2027 e far saltare i negoziati. I Paesi del Nord Europa sono restii a contribuire maggiormente al bilancio e scettici sulla concessione di maggiori poteri alla Commissione europea in materia di imposizione fiscale. I Paesi dell’Europa meridionale e orientale, al contrario, tendono a sostenere un bilancio più consistente e si oppongono in linea di massima ai tagli ai sussidi agricoli e ai finanziamenti regionali, tradizionalmente le due voci di spesa più consistenti.

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