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Usa, Live Nation-Ticketmaster condannate per monopolio illegale: cosa cambia ora per concerti, biglietti e rimborsi

Live Nation e Ticketmaster condannate da una giuria federale di New York per monopolio illegale nel mercato dei concerti negli Usa. Ora si apre la fase decisiva su rimborsi ai fan, sanzioni e possibile separazione del gruppo

Usa, Live Nation-Ticketmaster condannate per monopolio illegale: cosa cambia ora per concerti, biglietti e rimborsi

Una giuria federale di New York ha stabilito, giovedì scorso, che Live Nation Entertainment e la controllata Ticketmaster hanno gestito in modo illegale il mercato dei concerti e dei grandi eventi dal vivo negli Stati Uniti, soffocando la concorrenza e contribuendo a far salire il prezzo dei biglietti. Il verdetto, arrivato al termine di un processo nato dalla causa promossa da decine di Stati americani contro il gigante dell’intrattenimento, ha anche quantificato un danno diretto per i consumatori in 22 Stati, indicando un sovrapprezzo medio di 1,72 dollari per ogni tagliando venduto.

Il punto più rilevante, adesso, è capire quali conseguenze concrete potrà avere questa decisione su un gruppo che controlla una quota enorme della musica live mondiale. Sarà il giudice Arun Subramanian a decidere quali rimedi imporre e fino a che punto spingersi contro un gruppo che, da oltre quindici anni, occupa una posizione centrale nell’economia globale della musica live. Ma intanto Live Nation ha già presentato ricorso contro il verdetto.

Il verdetto che scuote la musica dal vivo

La decisione della giuria rappresenta uno dei colpi più pesanti mai inferti al sistema costruito da Live Nation dopo la fusione del 2010 con Ticketmaster. Secondo l’impianto accolto in aula, il gruppo avrebbe consolidato negli anni una posizione dominante non soltanto nella promozione dei concerti, ma anche nella gestione delle venue e nella vendita dei biglietti, creando un circuito chiuso in cui per molti grandi impianti l’uso di Ticketmaster diventava di fatto obbligato.

È su questo assetto che i procuratori dei vari Stati hanno costruito la loro offensiva, sostenendo che la concorrenza sia stata compressa attraverso accordi esclusivi e pratiche capaci di tagliare fuori piattaforme rivali. Il risultato, secondo la giuria, è stato un mercato meno aperto e più costoso per il pubblico. Da qui il riconoscimento del sovrapprezzo medio di 1,72 dollari a biglietto, una cifra modesta in apparenza ma enorme se rapportata a volumi di vendita giganteschi.

Adesso arriva il passaggio decisivo

La sentenza non ridisegna da sola il mercato, almeno non subito. A decidere l’impatto concreto sarà ora il giudice Arun Subramanian, chiamato a stabilire in un procedimento separato quali rimedi imporre. Ed è proprio qui che il caso entra nella sua fase più delicata.

Le opzioni sono ampie e potenzialmente molto pesanti. Si va dai rimborsi economici ai consumatori fino a sanzioni di grande entità, passando per possibili obblighi di cessione di attività. Ma soprattutto resta sul tavolo la misura più radicale, quella che molti Stati considerano l’unica davvero efficace, ossia la separazione tra Live Nation e Ticketmaster. In altre parole, non una semplice multa, ma un intervento strutturale sul cuore del gruppo.

È questo scenario a spiegare anche la reazione dei mercati. Subito dopo il verdetto, il titolo Live Nation ha perso oltre il 6%, segnale del timore che il tribunale possa spingersi oltre il piano economico e colpire direttamente l’architettura del colosso.

Perché il rischio-spezzatino pesa davvero

L’ipotesi di una divisione forzata non è solo una suggestione giudiziaria. È la risposta che una parte degli Stati americani continua a considerare necessaria per spezzare un’integrazione verticale diventata, secondo l’accusa, troppo pervasiva. Live Nation non è infatti soltanto un promotore di concerti. È un gruppo che organizza circa 55.000 eventi l’anno, controlla o gestisce centinaia di spazi per show e, attraverso Ticketmaster, domina il canale di vendita dei biglietti con numeri enormemente superiori a quelli dei concorrenti, circa dieci volte superiore a quello del principale rivale, Aeg.

In un simile contesto, un’eventuale separazione cambierebbe molto più di qualche commissione o di una politica commerciale. Vorrebbe dire ridisegnare i rapporti di forza tra promoter, venue, artisti e piattaforme di ticketing. Ed è proprio questo il motivo per cui la vicenda viene osservata con attenzione ben oltre gli Stati Uniti. Live Nation è un attore globale e il suo peso si avverte anche in Italia, dove pure il mercato presenta una struttura diversa con un altro dominante nel ticketing, TicketOne, controllata da CTS Eventim.

Dall’Eras Tour di Taylor Swift al tribunale, come si è arrivati fin qui

Per capire perché questo caso sia arrivato fino a qui bisogna tornare indietro di alcuni anni. Dopo la fusione del 2010, le autorità americane avevano imposto condizioni pensate per evitare derive anticoncorrenziali. Ma secondo le accuse quelle barriere non hanno impedito al gruppo di rafforzare ulteriormente la propria presa sul mercato.

La svolta politica e mediatica è arrivata con il caos della prevendita dell’Eras Tour di Taylor Swift nel 2022. Quel caso ha acceso i riflettori su un sistema giudicato da molti troppo concentrato, troppo opaco e troppo vulnerabile. Da lì è partita una nuova pressione istituzionale che ha portato alla causa civile di decine di Stati americani, inizialmente affiancati dal Dipartimento di Giustizia.

Poi il fronte si è diviso. A inizio marzo il Dipartimento di Giustizia ha raggiunto un accordo extragiudiziale con Live Nation, che prevede oltre 280 milioni di dollari da destinare a compensazioni. Ma la grande maggioranza degli Stati coinvolti ha ritenuto quell’intesa insufficiente e ha deciso di proseguire in aula. Il verdetto della giuria è nato proprio da quella scelta.

Che cosa cambia ora per fan e settore

Nel breve periodo, chi compra biglietti non vedrà una rivoluzione immediata. I prezzi dei concerti non scenderanno automaticamente da un giorno all’altro e Live Nation ha già annunciato battaglia legale, sostenendo che il verdetto non rappresenta l’ultima parola e che i prezzi vengono decisi da artisti, organizzatori e squadre sportive, non dalla piattaforma di vendita.

Ma il punto è un altro. Per la prima volta una giuria federale ha certificato che il modello dominante della musica live americana ha operato in violazione delle regole della concorrenza. Da adesso in poi, ogni passaggio giudiziario peserà non solo sui conti del gruppo, ma sull’intero assetto dell’industria.

Per i fan, la questione più concreta riguarda i possibili rimborsi. Per il mercato, invece, la vera domanda è se il tribunale sceglierà una correzione finanziaria oppure un intervento chirurgico sulla struttura del colosso. Live Nation può ancora difendersi in appello e rallentare i tempi, ma il problema ormai è politico, economico e simbolico insieme. E questa prima sentenza è forse solo il prologo di un lunga battaglia legale.

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