Manca poco al Salone del Mobile.Milano, che si svolgerà dal 21 al 26 aprile e, rispetto alla presentazione ufficiale, in febbraio, dell’edizione 2026, quando si parlava di sold out e di arrivi di operatori record, tutto, nel mondo delle fiere, con gli sconvolgimenti dei voli e degli stretti, è cambiato. Per quelle europee e mondiali, sì, con disdette, annullamenti di voli e di business. Ma non per il Salone del Mobile. Per capire i motivi e i numeri che continuano a rendere l’evento di Milano l’indiscussa prima fiera mondiale della casa, del design e del progetto, abbiamo raccolto le opinioni – in ordine di tempo – di Edi Snaidero, presidente della Confederazione Europea dell’Industria del mobile (Efic) e rappresentante del settore cucina all’interno di FederlegnoArredo, e di Luca Palermo, da gennaio ad e dg di Federlegno Arredo Eventi Spa.
Parla Snaidero: ritorno alla realtà del business
“Disdette? Davvero molto poche – spiega Edi Snaidero -. Pur di arrivare a Milano, a causa della cancellazione di molti voli, le aziende che vengono dall’estero riducono il numero del personale. Si respira comunque un’aria nuova, perché quello che stiamo constatando un po’ tutti è finalmente un sano realismo. Se ne sentiva la necessità dopo la grande riforma culturale, sicuramente benefica ai fini del necessario rilancio dopo il Covid. Questo ritorno alla concretezza significa – conclude Snaidero – che il Salone è troppo importante per rinunciarvi”.
Fuorisalone? Un po’ troppi lazzi, frizzi e birignao
Il commento è generale, anzi è un auspicio. Ci sono troppi inutili show del Fuorisalone, diventato ormai, in molti dei mille eventi previsti, una sagra della frittellina e degli assaggini, di presentazioni autoproclamatesi “performances up-to-date”. Sì, ma del nulla, con cosiddette opere prime e, si spera, anche ultime, di finti designer, stilisti con il birignao, trillanti architetti en travesti da grandi promesse. Il tutto condito con presentazioni entusiaste di “capsule”, cioè del nulla. Fanno eccezione invece le coinvolgenti iniziative dei diversi distretti del design che arricchiscono la città e anche il fuori città con eventi molto glamour.
Raritas: il debutto al Salone
Di grande rilievo e concepito per dare spazio adeguato alle proposte speciali e alle unicità – una delle tante – del Made in Italy, e cioè le edizioni su misura, ecco Salone Raritas. Curated icons, unique objects, and outsider pieces. Un ponte tra produzione speciale e mercato del progetto, a cura di Annalisa Rosso, Editorial Director e Cultural Events Advisor del Salone del Mobile. Milano, e l’exhibition design firmato da Formafantasma. Nel percorso “A Luxury Way” ci sarà Aurea, an architectural fiction, ideata da Maison Numéro 20: un hotel immaginario che trasforma l’interior design in racconto e scenografia.
Salone del Mobile: Palermo punta su ritorni e affluenze record
Dopo le considerazioni di Edi Snaidero, lo sguardo si sposta sui numeri e sulle prospettive del Salone con Luca Palermo che delinea un quadro aggiornato fatto di affluenze in crescita, ritorni importanti di brand storici e nuove aspettative per il comparto, tra conferme e segnali di fiducia per l’intero settore.
Domanda d’obbligo: da 1 a 10 quale è il sentiment che state registrando intorno al Salone?
“Preferisco darle altri numeri: quello dei biglietti venduti, per esempio, che ha superato il totale del 2025 e anche quello del 2024. Poi, degli oltre 1900 espositori, ben 277 sono i ritorni, con marchi molto importanti…”
Abbiamo sentito infatti del rientro di B&B e poi del grande gruppo Euromobil, due storici brand. Conferma?
“Confermo. Ma per tornare ai numeri, a questa edizione del Salone si sono registrati ben 3.225 giornalisti, dei quali gli italiani sono 1.375, meno degli stranieri. E abbiamo superato i record dell’edizione 2024, quando i rappresentanti della stampa erano arrivati a circa 1.700”.
È la biennale Eurocucina ad attirare più visitatori e più giornalisti?
“Non soltanto, perché a contribuire sono stati gli incontri avuti durante il nostro tour promozionale mondiale e le novità che abbiamo lanciato. Eurocucina con Ftk costituisce un’attrazione molto forte, ma c’è anche un altro salone, quello del bagno, un comparto industriale che vanta primati mondiali, che abbiamo sostenuto con accordi e partnership come quella con Angaisa e con le federazioni europee del settore”.
Molte aziende hanno avuto un calo di ordini dagli Usa. Ve lo aspettate anche per il Salone?
“No, il paese che ha mostrato nel corso del nostro tour di presentazione il maggior entusiasmo è stata proprio l’America, con la presenza di tanti studi di architettura, delle più importanti società del real estate, di general contractor, di grandi distributori, come ci è stato dato modo di verificare quando abbiamo organizzato a New York una grande cena con 500 operatori del contract, il canale attraverso il quale transitano le nostre esportazioni dell’arredo in Usa. E comunque, in tutte le numerose tappe del tour promozionale abbiamo verificato l’attenzione speciale che il made in Italy ha conquistato. Ed è questo che ha consentito un recupero delle vendite perse a causa della crisi in alcuni paesi come la Francia e la Germania”.
Previsioni ottimistiche per il 2026?
“Il fine anno dovrebbe chiudersi con risultati non negativi per l’intera filiera. Siamo tutti da tempo molto, molto concentrati per questo traguardo. Quest’anno presenteremo il nuovo evento dedicato al contract, che avrà luogo nella prossima edizione del Salone e che porterà a Milano gli operatori del real estate mondiale”.
Un evento dedicato all’hotellerie di lusso?
“Non solamente, perché avremo anche le realizzazioni di un settore, quello navale, dove le più belle navi da crociera sono arredate e attrezzate con il Made in Italy”.
Che cosa continua a rendere così “universale”, di moda e ambito l’arredo italiano?
“Non è solo la cifra culturale di grandissima qualità sin nei minimi dettagli, ma anche tutto ciò che completa il settore, e cioè componentistica, finiture, materiali, ferramenta”.
