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Bankitalia lancia l’allarme: con prezzi del petrolio alti a lungo crescita zero e inflazione in orbita. Colpa della guerra in Iran

Nello scenario avverso elaborato dalla Banca d’Italia, la crescita di quest’anno sarebbe pari a zero e l’inflazione si impennerebbe al 4,5%

Bankitalia lancia l’allarme: con prezzi del petrolio alti a lungo crescita zero e inflazione in orbita. Colpa della guerra in Iran

La Banca d’Italia taglia le stime per il pil del prossimo triennio  e alza quelle sull’inflazione a causa della guerra in Medio Oriente e del conseguente rialzo dei prezzi di petrolio e gas. 

Le proiezioni, avverte via Nazionale, si basano su prezzi del petrolio e del gas naturale desunti dalle quotazioni di mercato più recenti (27 marzo per la formulazione delle ipotesi tecniche e al 31 marzo per i dati congiunturali), “ma un protrarsi delle tensioni e possibili danni alle infrastrutture energetiche del Golfo Persico potrebbero determinare rincari più intensi e duraturi, con rilevanti effetti su attività economica e inflazione”, si legge nella nota.

Bankitalia taglia le previsioni sul Pil, inflazione balza al 2,6% nel 2026

Secondo nuove le previsioni, l’economia italiana crescerà dello 0,5% quest’anno (contro lo 0,6% stimato a dicembre). Inoltre le stime per il 2027 passano da +0,8% a +0,5% e nel 2028 da +0,9% a +0,8%. Il conflitto e l’aumento dei prezzi di petrolio e gas “comprime la domanda interna nel trimestre in corso e nei due successivi” sottolinea Via Nazionale. Effetti negativi sono previsti sui consumi, gli investimenti delle imprese e sulle esportazioni.

Il rialzo dei prezzi delle materie prime influisce anche sull’inflazione, che nel 2026 potrebbe impennarsi al 2,6%, registrando un aumento di un punto percentuale rispetto all’anno scorso e alla stima di 1,7% prevista appena a dicembre. Secondo le previsioni, i prezzi al consumo tornerebbero a scendere nel 2027 all’1,8% (dall’1,6% di dicembre) per poi attestarsi all’1,9% (invariato) nel 2028.

“La trasmissione dei rincari energetici ai salari e ai prezzi degli altri beni e dei servizi è graduale, anche per via della ridotta quota di contratti di lavoro in attesa di rinnovo: al netto delle componenti alimentare ed energetica, l’inflazione aumenta solo leggermente al 2,0%” nel 2026, scrive Bankitalia. 

Tra le ipotesi dello scenario di base, la Banca d’Italia indica un tasso di rendimento dei BTp decennali al 3,7% quest’anno, al 4% nel 2027 e al 4,2% nel 2028. Il tasso euribor a tre mesi è atteso in risalita al 2,6% quest’anno (2,8% nel ’27 e ’28).

Lo scenario avverso

Le percentuali appena descritte si realizzerebbero in quello che Bankitalia chiama “scenario base”, caratterizzato da prezzi del petrolio intorno ai 103 dollari a barile e prezzi del gas a 55 euro al megawattora nella media del secondo trimestre di quest’anno. Ma potrebbe andare anche peggio. 

“L’incertezza sulle proiezioni descritte in questa nota è eccezionalmente elevata”, avverte la Banca centrale italiana, spiegando che “l’andamento dell’attività economica e dell’inflazione dipenderà in misura cruciale dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenze sulla produzione e sui flussi di trasporto delle materie prime”. 

Un protrarsi della guerra e l’eventualità di danni rilevanti alle infrastrutture energetiche del Golfo Persico rischiano di incidere in maniera duratura sui prezzi delle materie prime, di indebolire ulteriormente gli scambi internazionali e di pesare sulla fiducia di famiglie e imprese. “Ne deriverebbe un rialzo dell’inflazione maggiore e più persistente, con contraccolpi significativi sull’attività economica, specie qualora a tali sviluppi si accompagnassero turbolenze sui mercati finanziari”, evidenzia la nota.

Oltre a uno scenario base, Bankitalia ha dunque elaborato anche uno scenario avverso, caratterizzato da rincari dei beni energetici più alti e persistenti –  petrolio che balza verso quota 170 dollari al barile e gas naturale che sfiora i 120 euro per megawattora – da un rallentamento del commercio internazionale, una maggiore incertezza e una caduta della fiducia di famiglie e imprese, nonché da un irrigidimento delle condizioni di finanziamento. 

Tradotto in termini percentuali, in questo caso la crescita economica risulterebbe significativamente più bassa nel 2026, pari a zero, in calo dello 0,6% nel 2027 e in crescita dell’1,1% nel 2028 (+0,9% nello scenario di base).

Nello scenario avverso, inoltre, l’inflazione si impennerebbe al 4,5% nel 2026, per rallentare al 3,5% nel 2027 e al 2,2% nel 2028. “Vi contribuirebbe – scrive via Nazionale – anche la graduale trasmissione ai salari e ai prezzi degli altri beni e dei servizi, che indurrebbe effetti indiretti e di retroazione salariale pari cumulativamente a 1,5 punti percentuali”.

“Questi impatti sono stimati a parità di altre condizioni. Lo scenario avverso, pertanto, non formula alcuna ipotesi circa la possibile risposta della politica monetaria e di quella di bilancio, che si assumono invariate rispetto a quanto implicito nelle ipotesi dello scenario di base”, conclude la Banca d’Italia.

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