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Open Fiber guida la fibra in Italia: copertura al 72%, ma resta il nodo dell’adozione

L’Italia accelera sulla fibra FTTH con copertura al 72% e Open Fiber leader, ma l’adozione resta al 30%. La sfida è lo switch-off entro il 2035

Open Fiber guida la fibra in Italia: copertura al 72%, ma resta il nodo dell’adozione

L’Italia della banda ultralarga cambia passo e accorcia il divario con i partner europei. Secondo l’ultimo report IDATE, presentato in collaborazione con il FTTH Council, il nostro Paese ha raggiunto una copertura in fibra ottica FTTH (Fiber To The Home) del 72%. Gli stessi dati fotografano un’accelerazione evidente: la diffusione della fibra si avvicina ormai alla media EU27+UK, pari al 76,8%, proiettando l’Italia tra i protagonisti del panorama continentale.

E non è solo una questione di infrastrutture. L’Italia si colloca infatti al quarto posto in Europa per incremento delle nuove unità abitative cablate e al quinto per crescita del numero di abbonati. Un risultato che conferma come la transizione verso le reti di nuova generazione sia ormai entrata nel vivo, sostenuta anche da un contesto europeo sempre più orientato allo spegnimento delle tecnologie legacy.

Open Fiber, il motore della trasformazione

In questa corsa emerge Open Fiber. L’operatore si conferma il fulcro dello sviluppo della rete FTTH nazionale, con numeri che consolidano la leadership. A settembre 2025, il 54% degli utenti italiani connessi in fibra pura utilizza la sua infrastruttura.

Dal 2017 a oggi, il suo contributo è stato decisivo con la copertura nazionale che è passata dal 22% al 72%, segnando una crescita strutturale del sistema Paese. Oggi la rete conta 17,2 milioni di unità immobiliari raggiunte e 3,9 milioni di clienti attivi.

Dietro questi numeri c’è uno sforzo industriale imponente. Sono 11 i miliardi di euro investiti per circa 165.000 chilometri di infrastruttura realizzata, equivalenti a 36 milioni di chilometri di fibra ottica. Una rete che rende Open Fiber il principale operatore FTTH non incumbent e leader tra i modelli wholesale-only in Europa.

Il paradosso italiano: infrastrutture avanti, utenti indietro

Se la copertura corre, l’adozione resta il vero tallone d’Achille. Il tasso di take-up in Italia si ferma al 30%, ben lontano dal 54,9% della media europea. Un divario che evidenzia una contraddizione: la rete c’è, ma non viene ancora sfruttata appieno.

La sfida, quindi, non è più solo costruire, ma convincere. Serve accelerare la migrazione degli utenti verso la fibra, superando resistenze culturali e commerciali che frenano la diffusione dei servizi ad alta velocità.

La sfida dello switch-off e l’orizzonte 2035

Il futuro è già tracciato. Il Digital Networks Act indica nel 2035 l’obiettivo realistico per l’abbandono definitivo delle reti legacy. Un passaggio che in altri Paesi europei è già iniziato e sta producendo effetti concreti. Non a caso, Francia, Spagna e Regno Unito – dove lo switch-off è stato avviato – guidano la classifica per crescita delle linee attive. È lì che l’adozione accelera davvero, trasformando la disponibilità della fibra in utilizzo reale.

Per l’Italia, dunque, la partita entra nella fase decisiva. Dopo aver costruito l’autostrada digitale, è il momento di riempirla di traffico.

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