Le piccole banche italiane hanno più prestiti difficili da riscuotere rispetto ai grandi gruppi, ma non è questione di inefficienza: serve capire chi finanziano e perché. Un recente studio della Banca d’Italia, a firma di Giorgio Meucci, mostra che le banche “meno significative” (Lsi), cioè piccoli e medi istituti, sostengono le micro e piccole imprese, vero motore dell’economia locale, svolgendo un ruolo sociale e finanziario cruciale che spesso sfugge alle statistiche.
Il ruolo sociale delle piccole banche sul territorio
I piccoli e medi istituti, mostrano un tasso medio di prestiti deteriorati pari all’1,68%, contro l’1,23% delle banche “significative” (Si). Tuttavia, secondo il report, questa differenza non è legata a inefficienza gestionale o a politiche di rischio sbagliate, bensì al ruolo economico e sociale che queste banche svolgono sul territorio.
Circa il 70% del divario nei prestiti deteriorati si spiega con le caratteristiche della clientela: le Lsi finanziano prevalentemente micro e piccole imprese, soggetti più vulnerabili alle oscillazioni economiche e con minore liquidità. Queste imprese costituiscono la spina dorsale del tessuto produttivo italiano, rappresentando il 45% del totale dei prestiti alle società non finanziarie nel campione 2021-2024, e il loro sostegno è fondamentale per l’economia locale.
Una volta isolati i fattori legati alle dimensioni e alla rischiosità delle aziende, la differenza nella qualità del credito tra grandi e piccoli istituti diventa quasi nulla, evidenziando come le piccole banche operino in un contesto più delicato ma gestito con professionalità.
Tassi più alti: una conseguenza del rischio, non della speculazione
Le piccole banche tendono ad applicare tassi mediamente più alti, con uno spread medio di 2,22 punti percentuali rispetto ai 2,03 punti delle Si. Lo studio chiarisce che non si tratta di una strategia speculativa, ma della semplice conseguenza del profilo di rischio dei prestiti concessi: micro e piccole imprese, più vulnerabili, comportano un rischio maggiore che si riflette sui tassi.
Quando si confrontano prestiti con lo stesso profilo di rischio, i prezzi delle Lsi sono sostanzialmente allineati a quelli delle grandi banche: l’effetto marginale dello spread delle Lsi, una volta controllate tutte le caratteristiche osservabili, risulta pari a solo 1 punto base. In sostanza, le Lsi non penalizzano i clienti più rischiosi oltre il necessario: il loro margine riflette correttamente il rischio reale.
Inclusione finanziaria: le Lsi come accesso al credito per le imprese fragili
Le Lsi si distinguono anche per la loro maggiore disponibilità a concedere credito. Analizzando le richieste registrate nel Servizio di Prima Informazione (Spi) della Centrale dei Rischi, emerge che le Lsi approvano più frequentemente richieste che le Si tendono a respingere. Questo vale in particolare per imprese molto piccole o in fase di avvio.
In pratica, le piccole banche fungono da “valvola di sfogo” per il credito, garantendo che anche le imprese più vulnerabili possano accedere a finanziamenti essenziali. Senza di loro, molte micro e piccole imprese rischierebbero di rimanere escluse dal circuito creditizio.
Rischio apparente, valore reale
La maggiore rischiosità delle Lsi non è un difetto, ma il riflesso della loro specializzazione nel sostenere la parte più fragile dell’economia, quella spesso trascurata dai grandi gruppi bancari. Questo ruolo comporta una responsabilità maggiore, ma anche un impatto positivo sul tessuto produttivo: le piccole imprese rappresentano innovazione, occupazione e resilienza economica locale, e le Lsi sono fondamentali per sostenerle.
