C’è un tema che definisce, forse più di ogni altro, la stabilità del nostro sistema socioeconomico e il futuro del nostro contratto sociale, ed è sintetizzato da due parole: rischio e longevità. E’ questo il pensiero espresso dal presidente dell’Ania (Associazione Nazionale tra le Imprese di Assicurazione) Giovanni Liverani, in occasione del suo recente intervento al convegno “Itinerari Previdenziali”, a Milano. “Questo è l’ossimoro più emblematico della nostra epoca: il rischio longevità“, ha detto Liverani aprendo il suo discorso.
Perché la longevità è oggi percepita come un rischio? Secondo il presidente dell’Ania si tratta appunto di un paradosso: “Abbiamo lottato per secoli per allungare la vita e oggi che ci siamo riusciti, chiamiamo questo successo ‘rischio’. La realtà è che la vita media si allunga, ma la società non ha ancora messo in campo gli strumenti per dare qualità a questa vita che si estende”.
“Le famiglie cambiano – ha proseguito Liverani -, i nuclei monocomponente aumentano e ciò che una volta funzionava, il cosiddetto welfare familiare, sta scomparendo. Se la longevità è un successo della scienza e dei sistemi sociali, la sua gestione è oggi una sfida politica ed economica senza precedenti. In particolare, vedo tre aree di rischio che intersecano direttamente la vita di milioni di cittadini e pesano sulla qualità di vita delle persone che invecchieranno: la fragilità economica, la fragilità sanitaria e il sovraccarico del SSN“.
Per quanto riguarda la fragilità economica, Liverani sostiene che “sono passati oltre vent’anni dall’introduzione della previdenza complementare, ma solo circa il 38% dei lavoratori dipendenti ha un piano pensione. Parliamo di quasi 10 milioni di aderenti su una platea potenziale immensamente più vasta. Eppure, ci sono Paesi in Europa dove le percentuali di adesione sono molto più elevate, al punto da sfiorare in alcuni casi il 100%. Perché l’Italia è così indietro?”.
Il tema come spesso capita è di politica economica: servono incentivi fiscali per aumentare il risparmio previdenziale. “Basti pensare che la soglia di deducibilità fiscale dei contributi è ferma da oltre vent’anni a 5.164,57 euro e l’aumento recentemente introdotto con la Legge di Bilancio dell’anno scorso è stato di soli 135 euro…! È certamente un primo passo, anche se timido; un segnale che lascia sperare nell’attenzione del decisore pubblico”, ha affermato Liverani.
“Coraggioso è stato, invece, il passo compiuto nella Legge di Bilancio 2026 per garantire la portabilità dei contributi dei datori di lavoro verso tutte le soluzioni previdenziali esistenti sul mercato. Questa modifica servirà a stimolare l’efficienza e la competizione all’interno del settore dei fondi pensione caratterizzato in Italia da rendimenti sub-ottimali e costi elevati rispetto al suo potenziale e soprattutto rispetto a ciò che avviene in altri Paesi del mondo”, ha riconosciuto il presidente dell’Ania.
“Garantire maggiore efficienza, trasparenza, economie di scala e concorrenza tra i fondi pensione significa tutelare direttamente il risparmio previdenziale degli attuali 10 milioni di cittadini e delle migliaia di imprese che già contribuiscono per i loro dipendenti e, al tempo stesso, rendere più attrattivo lo strumento per chi ancora non ha aderito. Al contrario, l’immobilismo o peggio eventuali passi indietro, come sentiamo proporre su questo fronte, condannerebbero milioni di futuri pensionati a una caduta del tenore di vita che nessun governo sarà in grado di arginare tra dieci o vent’anni se non agiamo oggi”, ammonisce Liverani.
Sulla fragilità sanitaria il presidente degli assicuratori ricorda che abbiamo già circa 3,8 milioni di persone anziane non autosufficienti in Italia. “Dietro questo numero ci sono milioni di famiglie che vivono un dramma quotidiano, economico e psicologico. Il sistema pubblico, da solo, non offre soluzioni complete. Noi tutti – istituzioni, operatori del settore, cittadini, imprese – dobbiamo porci una domanda: preferiamo gestire fra dieci o vent’anni un’emergenza sociale gigantesca di famiglie impoverite dagli enormi costi dell’assistenza ai non autosufficienti o vogliamo incentivare oggi – e, magari, perché no?- rendere obbligatoria una mutualità che garantisca dignità a tutti? Non agire significa lasciare queste famiglie sole, alimentando un senso di abbandono che avrebbe ricadute rilevantissime sulla fiducia nelle istituzioni”.
Tutto questo porta al tema del sovraccarico del Sistema Sanitario Nazionale. “Oggi i cittadini pagano di tasca propria circa 45 miliardi di euro, in aggiunta ai circa 138 miliardi che lo Stato versa – per il tramite delle Regioni e grazie alla fiscalità – al Servizio Sanitario Nazionale. È un flusso di risorse che da un lato è per definizione inefficiente e dall’altro sfugge in larghissima parte al servizio pubblico”. La proposta Ania è chiara: aumentando l’intermediazione di questa spesa attraverso fondi sanitari e polizze, che oggi è solo il 10%, non solo si renderebbe la spesa più efficiente per il cittadino, ma si alleggerirebbe anche il SSN, finanziariamente e operativamente.
