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Elettrodomestici europei in crisi: tra concorrenza cinese e delocalizzazioni, il made in Europe trema

L’avanzata del made in China sta mettendo sotto pressione produttori europei e coreani di elettrodomestici e tecnologia. Senza interventi della Commissione europea, il rischio è la graduale scomparsa della produzione locale

Elettrodomestici europei in crisi: tra concorrenza cinese e delocalizzazioni, il made in Europe trema

L’aggressiva avanzata sui mercati del made in China sta probabilmente cambiando completamente il panorama mondiale, e non solo nel settore delle tecnologie. Nel settore degli elettrodomestici, delle Tv e dei chip, stanno incontrando difficoltà anche i coreani, tanto che la Samsung ha sollecitato la Commissione europea a intervenire contro il dumping cinese in Europa, segnalando la difficoltà di competere con prodotti a basso costo in arrivo. I suoi elettrodomestici prodotti in Polonia costano parecchio di più.

La nemesi storica: circa 20 anni fa furono proprio i coreani a cambiare le regole del gioco per le aziende europee, arrivando come outsider con prodotti più economici.

Impatto del made in China sugli elettrodomestici europei

Oggi le conseguenze si fanno sentire: Brandt Electroménagers ha chiuso, la Bosch sta licenziando alcune migliaia di dipendenti chiudendo fabbriche, Electrolux sta trasferendo pian piano la produzione in Cina. E recentemente il gigante francese Seb-Tefal (piccoli elettrodomestici e pentole antiaderenti) ha comunicato 2.100 licenziamenti. Miele ha già chiuso le storiche fabbriche tedesche. Quanto a Whirlpool, non c’è dazio protettivo che tenga: è probabile che le quote di mercato europee si riducano sempre di più.

Una prospettiva pesantissima: il made in Europe potrebbe scomparire del tutto se la Commissione europea non interviene. Al momento, come noto, ha deciso di smantellare tutte le reti e gli impianti di telefonia europei della Huawei. Successivamente dovrà occuparsi anche del dumping degli elettrodomestici e dei prodotti casalinghi.

Un dato interessante: nel settore del mobile, dove non c’è stata delocalizzazione, la concorrenza cinese è poco presente.

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