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Poste Italiane chiude un 2025 record e rilancia al 2026: utile sopra i 2 miliardi, dividendo a 1,25 euro

Poste Italiane chiude il 2025 con ricavi e redditività ai massimi di sempre (+4% e +10%). Per il 2026 utile netto a 2,3 miliardi e dividendo +16%. L’ad Del Fante: “Ci attendiamo dividendi cash da Tim per circa 100 milioni nel 2027”

Poste Italiane chiude un 2025 record e rilancia al 2026: utile sopra i 2 miliardi, dividendo a 1,25 euro

Poste Italiane aggiorna il piano strategico al 2026 dopo un 2025 da record, con ricavi e redditività ai massimi storici, trainati da pacchi, servizi finanziari, assicurazioni e Postepay. La crescita dei segmenti più dinamici ha compensato il calo della corrispondenza tradizionale, mentre gestione dei costi ed efficienza operativa hanno permesso al gruppo di superare le attese. Per il 2026, il piano aggiornato punta a incrementare Ebit e utile netto, mantenendo dividendi elevati, con l’intelligenza artificiale al centro della profilazione clienti e dell’ottimizzazione dei processi, e il Polo Finanziario insieme alle sinergie con Tim a rafforzare i servizi integrati.

“Il 2025 è stato un anno eccezionale per Poste Italiane, abbiamo registrato i migliori risultati della nostra storia, caratterizzati da ricavi e redditività a livelli record”, ha commentato l’amministratore delegato Matteo Del Fante, sottolineando il contributo di tutte le aree di business e la rigorosa disciplina sui costi.

Poste Italiane: conti sopra le attese

Nel 2025 Poste Italiane ha centrato risultati record, con ricavi di gruppo pari a 13,1 miliardi di euro, in crescita del 4,2% anno su anno (3,5 miliardi nel quarto trimestre, +3,5%). Ancora più significativa la crescita della redditività: l’Ebit adjusted sale a 3,2 miliardi (+10%), mentre l’utile netto raggiunge 2,2 miliardi (+10%), in linea con la guidance aggiornata e in anticipo sugli obiettivi del piano 2024-2028.

La crescita dei ricavi è stata accompagnata da una sostanziale tenuta dei costi complessivi, pari a 10,8 miliardi (-0,1%), con 5,6 miliardi di costi del personale (+1,3%) e 4,7 miliardi di costi operativi non Hr (+5,3%). Le attività finanziarie investite della clientela hanno raggiunto 600 miliardi, con raccolta netta positiva di 2,5 miliardi. I ratio patrimoniali restano solidi: Total Capital Ratio di BancoPosta al 23,1%, Leverage ratio al 3,2% e Solvency II del gruppo assicurativo al 304%, ben oltre l’obiettivo interno del 200%.

Sul fronte dividendi, il Cda propone 1,25 euro per azione (+16%), corrispondenti a circa 1,6 miliardi e un payout del 73%. A novembre è stato staccato un acconto di 0,40 euro per azione (518 milioni), mentre il saldo di 0,85 euro sarà pagato a giugno. Dal 2016 il gruppo ha distribuito quasi 9 miliardi agli azionisti.

Pacchi e servizi trainano la crescita di Poste nel 2025

Nel segmento Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione i ricavi da terzi sono saliti a 3,9 miliardi (+2,7%). Il calo della corrispondenza (-2,9%) è stato compensato dal repricing e dal mix prodotti, mentre i pacchi hanno registrato una crescita dei ricavi del 9,4%, con 349 milioni di consegne (+13,3%).

Nei Servizi finanziari i ricavi da terzi hanno raggiunto 5,7 miliardi (+2,9%), con un margine di interesse record a 2,7 miliardi (+6,7%) e commissioni sul risparmio postale in aumento. I Servizi assicurativi hanno segnato una crescita a doppia cifra (+11,3%), con il comparto protezione in forte espansione. Postepay ha confermato il trend positivo (+5,1%), sostenuto dall’evoluzione dell’ecosistema digitale e dall’ingresso nel mercato energia, dove – come evidenziato da Del Fante durante la call con gli analisti – “abbiamo raggiunto l’obiettivo importante di un milione di contratti”. 

Poste rafforza l’App “P”, l’AI e il nuovo hub finanziario

L’App “P” resta il principale punto di accesso ai servizi del gruppo, con oltre 16 milioni di utenti, mentre l’intelligenza artificiale si conferma motore strategico per il futuro di Poste Italiane. “L’AI sarà un acceleratore di crescita chiave per il nostro piano strategico, per ridurre i costi in modo sostenibile e aumentare i ricavi”, ha spiegato Del Fante, ricordando come già oggi permetta una gestione operativa più efficiente e “potenzierà il prossimo capitolo della nostra crescita”. Grazie all’AI, nel customer service i costi sono già scesi del 30% dal 2020, con risparmi aggiuntivi attesi fino a circa 30 milioni l’anno nei prossimi quattro anni, mentre sui costi IT si stimano ulteriori 100 milioni annui.

Parallelamente, Poste sta sviluppando il nuovo hub finanziario: le attività energy e tlc, oggi su Postepay, si fonderanno con BancoPosta, portando il business a livello di capogruppo. “Avendo Poste la quota in Tim, potenzialmente vorremmo che alcuni prodotti Tim possano essere ospitati nella nostra rete. È tutto un progetto in corso d’opera e, per il momento, non possiamo fornire ulteriori dettagli”, ha precisato Del Fante, ricordando che il completamento della riorganizzazione e della nuova reportistica divisionale è previsto per l’inizio del 2027, subordinatamente alle autorizzazioni normative.

Anche la rete fisica resta un asset centrale: grazie al Progetto Polis, 4.849 uffici postali sono stati trasformati in hub digitali, erogando oltre 190 mila pratiche della Pubblica Amministrazione, di cui 140 mila passaporti, integrando sportello fisico e servizi digitali in un modello ibrido “hub & spoke” che rafforza la presenza del gruppo sul territorio.

Piano 2026: più utili, focus su AI e Polo Finanziario

Il Piano Strategico aggiornato prevede per il 2026 un Ebit Adjusted di gruppo superiore a 3,3 miliardi di euro e un utile netto consolidato pari a 2,3 miliardi, mantenendo un payout strutturalmente superiore al 70%. Nei Servizi Finanziari, i ricavi lordi sono stimati a 6,8 miliardi, con contributo del portafoglio investimenti a 2,7 miliardi. L’Ebit Adjusted è previsto a 1 miliardo e l’utile netto a 0,7 miliardi, con rafforzamento dell’offerta di liquidità, ampliamento della gamma Premium e introduzione di front-end basato su AI.

Nel comparto Assicurativo, i ricavi da terzi dovrebbero raggiungere 1,9 miliardi, con Ebit Adjusted a 1,6 miliardi e utile netto a 1,1 miliardi. Per Postepay, ricavi stimati a 1,8 miliardi, Ebit Adjusted 0,6 miliardi e utile netto 0,5 miliardi, con transazioni oltre 3,6 miliardi (+8%) e base clienti Telco a 5,2 milioni (+5%).

“Restiamo pienamente fiduciosi nella nostra traiettoria di lungo termine, che illustreremo in dettaglio nel prossimo piano pluriennale entro la fine dell’anno”, ha sottolineato l’ad.

Poste Italiane, dopo Tim punta sul Psn

Nel 2025 Poste ha rafforzato la propria partecipazione in Tim al 27,32% delle azioni ordinarie, destinata a stabilizzarsi intorno al 20,10% dopo la conversione delle azioni di risparmio. “La direzione è chiara e i primi risultati sono incoraggianti”, ha spiegato l’amministratore delegato, sottolineando come “il nostro investimento iniziale sia più che raddoppiato in valore, segno della fiducia del mercato”.

Il gruppo ha avviato diversi flussi di lavoro per le nuove sinergie, incluso l’insourcing di servizi selezionati di Tim, che “potrebbe generare ricavi aggiuntivi fino a 100 milioni per Poste Italiane”. Inoltre, “ci attendiamo ricevere dividendi cash di Tim per circa 100 milioni nel 2027”, a fronte della previsione di 500 milioni annunciata dalla stessa Tim. Secondo Del Fante, con Poste come azionista strategico di lungo termine “la governance di Tim si è stabilizzata, preparando il terreno per guadagni futuri e crescita della remunerazione per gli azionisti”.

Sul fronte infrastrutturale, l’ad ha precisato che “non investiremo direttamente in data center con Tim”, mentre resta allo studio la possibilità che “alcuni prodotti Tim possano essere ospitati nella nostra rete”, progetto ancora in corso.

Per il Polo Strategico Nazionale, Del Fante ha chiarito: “L’azionista chiave è Tim, un altro azionista è Cdp, da cui acquisteremo il 20% della partecipazione. Si tratta di un piccolo investimento che ci aiuterà a supportare Tim nel processo di migrazione delle Pa italiane verso il cloud”, ricordando che Leonardo è anch’essa azionista di Psn.

Infine, Poste ha esercitato l’opzione per il 49% di PagoPA e avviato una joint venture cloud con Tim Enterprise. “Continuiamo a lavorare con Tim per sinergie di lungo periodo, stabilizzazione della governance e creazione di valore sostenibile per gli azionisti”, ha concluso Del Fante.

Ultimo aggiornamento giovedì 26 febbraio 2026 alle ore 13:10

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