Era nell’aria già ieri sera quando nell’afterhours di Wall Street, poco dopo la pubblicazione di una trimestrale pur sulla carta soddisfacente, il titolo di Microsoft era in rosso, e la circostanza si è confermata pure nella seduta di oggi diventando il caso di Borsa del giorno, insieme a – in Europa – a quello di Sap in Germania. Oggi Microsoft arriva addirittura a perdere quasi il 12% e vanno in rosso pure altri titoli del tech, portando l’indice Nasdaq composite a cedere il 2% (mentre il Dow Jones se la cava meglio perdendo solo lo 0,4%): oltre a Microsoft Amazon -2%, Tesla anch’essa reduce dalla trimestrale (deludente) -2,5%, Apple -0,35%, Nvidia -2%. Rimbalza invece Meta che pure ieri ha pubblicato i conti e segna +8%.
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In Europa va un po’ meglio perché il petrolio, altro grande protagonista di giornata che schizza al rialzo sulle tensioni Usa-Iran, spinge i petroliferi. E così Piazza Affari alla fine chiude poco sotto la parità con i due titoli migliori che sono proprio Saipem +2,4% e Eni +1,85%, seguiti poi da Mediobanca +1,7% e Inwit +1,5%. I nostri big dell’oil beneficiano dunque di una seduta in cui il Brent a Londra sfonda la soglia dei 70 dollari al barile e avvicina i 71, avendo iniziato il 2026 sotto i 60 dollari. Il Wti crude quotato a New York supera i 65 dollari al barile, guadagnando circa il 2,6%. Peggio di Milano fa Francoforte, appesantita come anticipato dal caso Sap, il gigante tedesco del software che nonostante conti ok ha deluso i mercati, arrivando a perdere oltre il 14% e trascinando l’indice Dax 100 al -1,6%. Meglio Madrid che perde poco, mentre Parigi e Londra chiudono in territorio positivo.
Tornando al Ftse Mib, c’è invece da registrare il flop di Stm -5,75% dopo il rally delle ultime sedute, e le prese di beneficio pure su Telecom Italia -4%. Nonostante la nuova escalation di tensioni internazionali non ne beneficiano i soliti titoli della Difesa, Leonardo sprofonda a -2,6%, Fincantieri perde mezzo punto percentuale. Anche lo spread Btp Bund oggi si scuote un po’ e risale a quota 60 punti base, col rendimento del nostro titolo di Stato decennale che però scende a 3,44%. Il dollaro recupera qualcosa sull’euro, anche se la nostra valuta difende ampiamente il cambio a quota 1,19.
Infine ma non meno importanti le materie prime del momento, cioè quell’oro e quell’argento acquistando i quali gli investitori di tutto il pianeta si stanno coprendo dalle tempeste geopolitiche. Raggiunti valori impensabili, oggi i due metalli preziosi si prendono un piccolo break e l’oro scende sotto quota 5.300 dollari l’oncia, dopo aver accresciuto il proprio valore del 20% solo nell’ultimo mese e quasi raddoppiato nel corso dell’ultimo anno. L’argento da parte sua perde il 4% ma resiste ancora agevolmente sopra i 100 dollari l’oncia, oggi in zona 112. Sempre sul fronte commodities da segnalare il tonfo settimanale del gas naturale, che perde un quarto del suo valore (ma oggi recupera un po’), e l’exploit della lana che sale del 7%.