Alla fine ha prevalso il principio di non discriminazione e dunque, secondo quanto affermato dalla Camera di commercio cinese presso l’Ue, Bruxelles e Pechino avrebbero trovato l’accordo per l’import di automobili elettriche cinesi verso l’Unione europea, stabilendo delle linee guida sui prezzi, contenute all’interno del “Documento di orientamento sulla presentazione delle domande di impegno sui prezzi” pubblicato proprio oggi, che applica “gli stessi standard giuridici a ciascuna domanda” in conformità con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio” (Wto). Il condizionale tuttavia rimane preferibile, poiché in seguito all’annuncio da parte cinese da Bruxelles è arrivata una piccola frenata: “È solo un documento di orientamento, nulla di più”, ha detto Olof Gill, portavoce della Commissione europea.
Tra Bruxelles e Pechino torna il sereno
Rimane però che distanza di quattordici mesi dall’entrata in vigore dei dazi (ufficializzati nell’ottobre del 2024) imposti al termine di un’indagine anti-sovvenzioni relativa alle importazioni di veicoli a batteria Made in China (con una percentuale compresa tra il 7,8% e il 35,3%), fra Bruxelles e Pechino sembra essere tornato il sereno. “Parallelamente, e in uno spirito di dialogo – si legge nella nota diffusa dalla Commissione Europea, in seguito al primo intervento del ministero del Commercio cinese – la Commissione e la Cina hanno esplorato soluzioni alternative, compatibili con le norme del Wto (l’Organizzazione Mondiale del Commercio), che sarebbero efficaci nell’affrontare i problemi individuati dall’indagine. La pubblicazione del documento di orientamento fa seguito alle discussioni che la Commissione e il Ministero del Commercio cinese hanno avuto luogo durante l’indagine”.
Il documento Ue nel dettaglio: gli 11 punti
Una risoluzione in undici punti, con il documento (in scadenza il 31 ottobre 2029) sottoscritto e pubblicato “in uno spirito di dialogo, con la Commissione e la Cina hanno esplorato soluzioni alternative, compatibili con le norme del Wto, che sarebbero efficaci nell’affrontare i problemi individuati dall’indagine”. In particolare, fra le altre cose, le linee guida prevedono un importo minimo per quanto riguarda il prezzo di ciascun modello, i volumi di vendita annuali da parte dei marchi e gli investimenti futuri effettuati dalle aziende cinesi nei Paesi dell’Unione europea. È richiesta, inoltre, la standardizzazione dell’organizzazione dei canali di distribuzione, la semplificazione di un sistema esistente di incentivi alle vendite per i distributori, e la creazione di flussi di lavoro interni e di schemi di documentazione per facilitare il monitoraggio specifico del veicolo dall’esportazione alla vendita, comprese eventuali successive riduzioni del prezzo netto di vendita.
Secondo i dati pubblicati da Acea, nei primi undici mesi del 2025 i marchi cinesi Saic (con una quota di mercato dell’1,4% e 191.043 immatricolazioni di veicoli elettrici o ibridi) e Byd (0,3%, con 110.715 veicoli di tutte le motorizzazioni) sono risultati leader nei Paesi dell’Ue, mentre in Italia (dati Unrae) il punto di riferimento tra i veicoli elettrici è la Leapmotor T03 (6.242 unità) seguita dalla Byd Dolphin Surf (4.566), dalla MG4 (942) e dalle Byd Atto 3 e Sealion 7.
