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Musée d’Orsay e Auguste Renoir: Il Bal du moulin de la Galette, inno a un nuovo anno di felicità condivisa

In occasione dei centocinquant’anni del Bal du moulin de la Galette (1876), capolavoro conservato nelle collezioni del musée d’Orsay a Parigi, questa mostra che aprirà il 17 marzo e visitabile fino al 19 luglio 2026

Musée d’Orsay e Auguste Renoir: Il Bal du moulin de la Galette, inno a un nuovo anno di felicità condivisa

« Riletto alla luce dei valori della società di oggi, il Bal du moulin de la Galette di Renoir appare sorprendentemente attuale. Il dipinto celebra la convivialità, l’inclusione e il bisogno di relazione in uno spazio pubblico condiviso, temi che risuonano fortemente in un presente segnato dall’isolamento, dalla frammentazione sociale e dalla mediazione tecnologica dei rapporti umani. La scena propone un modello di socialità basato sulla presenza fisica, sull’ascolto reciproco e sulla gioia dello stare insieme, valori che oggi vengono riscoperti come essenziali per il benessere collettivo. Anche il modo in cui Renoir rappresenta le relazioni tra uomini e donne dialoga con la sensibilità contemporanea. Le coppie non sono dominate da gerarchie evidenti né da tensioni drammatiche, ma si muovono in un clima di rispetto, complicità e libertà individuale. Questa visione, lontana sia dalla morale repressiva del suo tempo sia dalla spettacolarizzazione dei sentimenti, anticipa un’idea di rapporto fondata sull’equilibrio e sulla reciprocità, temi centrali nel dibattito odierno sull’uguaglianza di genere. Infine, la pittura di Renoir invita a ripensare il valore della felicità come esperienza condivisa e non come consumo individuale. In un’epoca in cui la gioia è spesso associata alla performance o all’immagine, il dipinto propone una felicità semplice, quotidiana, costruita attraverso la relazione e la comunità. È proprio in questa dimensione umana e accessibile che l’opera continua a parlare al presente, offrendo una visione della modernità ancora capace di ispirare. » Marika Lion

I dipinti luminosi e vibranti di Auguste Renoir, con la loro iconografia di guinguettes, balli popolari e scene di svago, gli hanno valso l’appellativo di “pittore della felicità”. Questa reputazione ha però talvolta contribuito a marginalizzarlo all’interno del canone della modernità, spesso interpretata come necessariamente malinconica, ironica o disincantata. «So bene quanto sia difficile far accettare l’idea che una pittura possa essere grande pittura pur restando gioiosa», affermava Renoir. Eppure la sua opera propone una riflessione originale sulla modernità, posta sotto il segno dell’amore: inteso sia come forza che regola le relazioni umane, sia come sentimento che guida lo sguardo dell’artista sui suoi modelli, sul mondo e sulla pittura stessa.

I primi anni della sua carriera

La mostra riunisce per la prima volta il corpus fondamentale delle cosiddette “scene della vita moderna”: dipinti a più figure che rappresentano soggetti contemporanei, distinti dal ritratto e dal paesaggio, realizzati da Renoir nel corso dei primi vent’anni della sua carriera (1865–1885). In questo periodo l’artista partecipa attivamente all’invenzione collettiva di una “nuova pittura”, accanto a figure come Manet, Monet, Morisot, Degas e Caillebotte. All’interno di questo contesto, Renoir si distingue per un senso singolare dell’empatia e per una capacità di meravigliarsi che lo portano a scegliere esclusivamente soggetti felici, valorizzando sempre le persone raffigurate. Il suo sguardo, profondamente “amoroso”, si manifesta in una particolare attenzione ai legami umani, visibili nei motivi ricorrenti delle conversazioni, dei pasti condivisi, della danza e della vita collettiva. In queste opere, la modernità non è vissuta come perdita o alienazione, ma come spazio di relazione, piacere e comunione, offrendo una visione alternativa e luminosa dell’esperienza moderna.

Narrazione romanzesca quasi erotica

La mostra mette inoltre in evidenza la predilezione di Renoir per la rappresentazione della giovane coppia, con l’intento di smontare un luogo comune che vorrebbe la sua pittura semplicemente “sentimentale”. Al contrario, le sue opere evitano l’espressione diretta e enfatica delle emozioni, la narrazione romanzesca e qualsiasi messa in scena apertamente erotica. Profondo ammiratore dei pittori francesi del XVIII secolo – da Watteau a Boucher e Fragonard – Renoir rievoca l’atmosfera delle fêtes galantes, promuovendo una visione della società fondata su una maggiore libertà dei costumi e su un’idea più equilibrata dei rapporti tra i sessi, nel contesto della Parigi di fine Secondo Impero e degli inizi della Terza Repubblica.

La sua vita bohémien

Questa scelta iconografica va letta anche alla luce della biografia dell’artista, che in quegli anni conduceva una vita bohémien e intratteneva relazioni considerate “illegittime” secondo i canoni morali del XIX secolo, dominato dal matrimonio, dalle norme borghesi, dalla morale religiosa, dalla presenza diffusa della prostituzione e da profonde disuguaglianze di genere. In questo quadro, i grandi dipinti di Renoir dedicati alla felicità della coppia, alla “camaraderie” – come la definiva il suo amico Georges Rivière – e alla convivialità assumono il valore di veri e propri manifesti pittorici contro la violenza nei rapporti tra uomini e donne, gli antagonismi di classe e la crescente solitudine della vita urbana moderna.

Co-organizzata con la National Gallery di Londra e il Museum of Fine Arts di Boston, la mostra propone uno sguardo rinnovato su opere così celebri da rendere oggi difficile coglierne appieno la portata innovativa. Per la prima volta dal 1985, anno dell’ultima grande retrospettiva parigina dedicata a Renoir, un’esposizione riunisce un nucleo selezionato ma altamente significativo di circa cinquanta dipinti realizzati nella prima fase della sua carriera. Tra questi figurano alcuni dei suoi massimi capolavori: da La Grenouillère (1869, Stoccolma, Nationalmuseum) a Les Parapluies (1881–1885, Londra, The National Gallery), passando per La Promenade (1870, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum), La Danse à Bougival (1883, Boston, Museum of Fine Arts) e Le Déjeuner des canotiers (1880–1881), eccezionalmente concesso in prestito dalla Phillips Collection di Washington.

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