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Transizione energetica, sondaggio europeo: i cittadini sempre meno disposti a finanziarla

Il think tank Project Tempo ha intervistato elettori europei e britannici, evidenziando che le persone credono fortemente nella necessità di politiche green, ma a prezzi accessibili e con benefici rapidi e concreti

Transizione energetica, sondaggio europeo: i cittadini sempre meno disposti a finanziarla

La transizione energetica è necessaria, è virtuosa, ma gli interrogativi rimangono sempre lì: chi la paga? E a che prezzo? E per quanto tempo? E soprattutto, con quali risultati? Da un sondaggio condotto dal think tank europeo Project Tempo emergono sempre più marcati questi dubbi da parte dell’opinione pubblica di tutto il continente, che in maggioranza sono insoddisfatti della loro condizione economica e dunque sempre meno propensi a pagare il costo della rivoluzione green, soprattutto se non si vedono all’orizzonte benefici rapidi ed efficaci. E c’è anche spazio per una sorpresa: i più critici, secondo il lavoro di Project Tempo, sembrano essere proprio i più giovani, la “Generazione Greta”, i ragazzi dei Fridays for Future, la fascia tra i 18 e i 24 anni che sta già voltando le spalle alla causa.

Per la prima volta, il sondaggio condotto tra cittadini europei e britannici rileva che la maggioranza delle persone (55%) ha la percezione che il sistema economico non stia funzionando per persone come loro, e la sfiducia economica, sebbene non stia intaccando la consapevolezza sul cambiamento climatico né il sostegno generale all’azione, sta appunto riducendo la disponibilità a sostenere i costi della transizione. Non al punto di abbandonarsi al negazionismo: il 90% degli elettori è convinto che il cambiamento climatico sia reale; il 64% ritiene che sia causato dall’uomo; e in media il 60% pensa che vadano adottate politiche per contrastarlo. Le difficoltà emergono invece sul terreno dell’attuazione delle politiche climatiche, con rischi per i piani di lungo periodo: poco più della metà (53%) degli elettori europei e britannici sostiene l’obiettivo simbolo dell’UE di ridurre le emissioni di gas serra del 90% entro il 2040.

I dati indicano che l’ostacolo principale sono i costi, non le convinzioni sul clima. Il sostegno a progetti eolici e solari cresce nettamente quando portano benefici economici concreti, come bollette più basse o nuovi posti di lavoro. Per esempio, l’appoggio locale all’eolico sale dal 60% al 71% se il progetto è associato a bollette ridotte, e al 67% se è collegato alla creazione di lavoro. Ma conta pure il fattore tempo, per non dire fretta: la maggior parte degli elettori si aspetta di vedere bollette più leggere entro un anno dall’avvio di nuovi progetti rinnovabili. I giovani in questo caso sono un po’ più pazienti e si attendono risultati entro cinque anni, ma il messaggio resta chiaro: servono prezzi sostenibili e vantaggi visibili per consolidare il consenso. I governi europei insomma devono ripensare le politiche climatiche mettendo al centro accessibilità economica e benefici tangibili.

“Il 2025 – ha commentato Pandora Lefroy, fondatrice di Project Tempo – è stato un punto di svolta per le preoccupazioni economiche nel Regno Unito e in Europa. Anche in questo contesto, le ambizioni climatiche europee restano solide, ma la loro realizzazione rischia di incepparsi se gli elettori non vedono ritorni economici concreti nel breve periodo. I governi devono ripensare le strategie climatiche affinché la riduzione dei costi per i consumatori sia il punto di partenza – e non un’aggiunta tardiva – nella progettazione delle politiche.”

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