Proprio nel 1914 l’artista si recò a Parigi, dove ritrovò alcuni amici dell’avanguardia italiana stabilitisi nella capitale francese. Aveva già avuto modo di percepire la vitalità della scena artistica parigina, e in quest’opera si colgono tanto l’influenza del Cubismo quanto quella del Futurismo dei suoi connazionali. Magnelli viveva a Firenze, dove nel 1914 realizzò questa e molti dei suoi capolavori, un momento decisivo che segnò una svolta nella sua carriera. In L’uomo ubriaco, il riflesso dei movimenti contemporanei si manifesta non solo nella scelta bohémienne del soggetto, ma soprattutto nella planarità e nell’astrazione che strutturano la composizione. Le braccia si distendono in archi morbidi e aggraziati, mentre il profilo del volto è sintetizzato attraverso una sequenza quasi organica di curve che prefigura le future sculture astratte di Jean Arp. La rigorosa geometria delle linee e delle forme è però bilanciata dal contrasto con il fiocco e con la bottiglia: dettagli lirici che interrompono l’ordine cromatico e geometrico del resto della tela, lasciando affiorare l’umanità che anima l’opera.
I suoi legami con altri artisti
In questo modo l’uomo ebbro si trasforma in una figura elegante della modernità, spingendo Magnelli a affinare ulteriormente un idioma visivo personale, in piena fase di definizione proprio in quegli anni. L’influenza di Parigi, anche se vissuta a distanza, è evidente: l’artista pensò perfino di trasferirvisi, progetto poi impedito dallo scoppio della Prima guerra mondiale. La sua sete di contatti con l’avanguardia si sarebbe comunque soddisfatta grazie ai legami parigini e internazionali, sia come collezionista, selezionando per lo zio opere di Picasso, Matisse, Gris e Archipenko, sia come artista pienamente riconosciuto. L’entusiasmo suscitato dai suoi dipinti, e la sua aspirazione a ridurre i mezzi espressivi per amplificarne l’intensità, attirarono l’attenzione del grande mediatore parigino Guillaume Apollinaire, attraverso il quale Magnelli divenne amico di numerosi protagonisti dell’arte moderna.
Le ampie curve che definiscono la figura dell’uomo ubriaco nel dipinto L’uomo ubriaco del 1914 rivelano il linguaggio visivo, sempre più formale e tendente all’astrazione, che Magnelli stava allora elaborando.

Chi era Alberto Magnelli
Nato a Firenze nel 1888 entra in contatto con il Futurismo e con i circoli dell’avanguardia fiorentina già dal 1911, intrecciando rapporti decisivi come quello con Ardengo Soffici. Durante il suo soggiorno parigino del 1914 conosce figure chiave della modernità, tra cui Picasso e Matisse, incontro che lascia un segno profondo sulla sua evoluzione artistica. Nei decenni successivi Magnelli si orienta progressivamente verso l’astrazione, maturando un linguaggio personale e rigoroso. Nel 1931 si trasferisce stabilmente a Parigi, avviando parallelamente un’intensa attività espositiva. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si rifugia con la moglie a Grasse, dove lavora accanto ad altri artisti d’avanguardia, come Sonia Delaunay e Jean Arp. Qui continua a esplorare le possibilità dell’astrattismo, realizzando celebri collage e dipinti su ardesia. Nel dopoguerra la sua fama cresce a livello internazionale: partecipa a numerose esposizioni e riceve riconoscimenti prestigiosi, tra cui il “Prix de la Critique” a Bruxelles nel 1954 e il Primo Gran Premio alla Biennale di San Paolo nel 1955. Magnelli prosegue instancabilmente la sua ricerca fino alla morte, avvenuta a Meudon nel 1971.
