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Villaggio Olimpico, Milano stupisce ancora: ecco la foresta sospesa

Presentato il masterplan della nuova area dello scalo di Porta Romana, che ospiterà gli atleti delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e subito dopo uno studentato. La gara è stata vinta da Coima, Covivio e Prada. LA FOTO GALLERY

Villaggio Olimpico, Milano stupisce ancora: ecco la foresta sospesa

Avete presente il Villaggio Olimpico di Roma, che dopo le Olimpiadi del 1960 è stato riadattato a zona residenziale? A Milano, per l’evento del 2026 organizzato con Cortina, accadrà esattamente il contrario: nella zona dello scalo ferroviario di Porta Romana, che nel frattempo sarà modernizzato, sorgerà da settembre 2026 uno studentato. Che poco prima, a febbraio di quell’anno, ospiterà gli atleti da tutto il mondo per le Olimpiadi e la Paralimpiadi invernali. Il cambio di paradigma – prima il dopo, gli studenti, poi il prima, gli atleti – è stato certificato in occasione della presentazione del Masterplan dell’intera area di Porta Romana e del Villaggio Olimpico, che occupa circa un quarto dello spazio complessivo, cioè 60.000 mq: “Abbiamo pensato prima al dopo che ai Giochi – ha detto il CEO della Fondazione Milano Cortina, Vincenzo Novari in conferenza alla Triennale -: siamo la prima Olimpiade a ragionare in questa logica”. Di fatto a Milano, prima ancora che un Villaggio Olimpico, sta nascendo un vero e proprio nuovo quartiere nella zona Sud: “Sarà il primo quartiere al mondo con la certificazione WELL for community, cioè aderente ai criteri ESG in quanto quartiere”, rivela Manfredi Catella, CEO di Coima, la società immobiliare già artefice della rinascita di Porta Nuova e ora committente del nuovo progetto insieme a Covivio e Prada.

Il nuovo “Parco Romana”, questo il nome ufficiale del masterplan di riqualificazione dell’area intorno allo scalo di Porta Romana, sarà pronto a metà del 2025: i tempi sono stati accelerati, dopo l’inevitabile rallentamento delle procedure causa Covid. La gara internazionale, vinta appunto dal trio Coima-Covivio-Prada per 180 milioni, è stata lanciata nel 2020; poi dal 31 marzo al 14 aprile 2021 è stata aperta una consultazione pubblica che ha raccolto l’80% dei consensi (il 95% dei cittadini coinvolti ha scelto l’ambiente e l’ecologia come priorità del nuovo piano); infine l’11 maggio il Comune di Milano ha approvato le linee guida, contenute in un documento di 326 pagine trasparentemente consultabile online. Parallelamente è stato lanciato il bando per il solo Villaggio Olimpico, che al termine dei Giochi diventerà come detto studentato ma anche edilizia convenzionata e servizi, di cui beneficeranno i cittadini subito dopo gli atleti, senza soluzione di continuità o almeno questa è l’idea. A vincerlo è stato l’architetto newyorchese Colin Koop dello studio SOM, uno studio che fa le cose in grande: ha già firmato il Moon Village per l’Agenzia Spaziale Europea, in collaborazione col MIT, ma anche l’area di Paris Bercy, il One World Trade Center di New York e il Burj Khalifa di Dubai.

Di effetti speciali, anche se non riguardano precisamente il Villaggio ma l’area intorno, ce ne saranno anche qui. Milano ci ha abituati a giocare molto col verde sin dai tempi del Bosco Verticale: stavolta tocca invece alla foresta sospesa. Lo scalo di Porta Romana, che nel 2005 Comune di Milano e Fs si sono impegnati a riqualificare, non scomparirà ma diventerà una smart station, con le linee seminterrate: sopra, un po’ rialzato, sorgerà invece un parco di varie migliaia di mq, che avrà anche il ruolo di ricucitura tra la parte Sud e la parte Nord della città, scavalcando i binari con un’area verde che tra l’altro sarà completamente car free. Per quanto riguarda invece il Villaggio Olimpico vero e proprio, gli assi portanti sono la sostenibilità ambientale e la funzionalità: “L’obiettivo – spiega ancora Manfredi Catella – è di costruire un quartiere integrato con la città, non isolato. E che sia in grado in pochissimi mesi di passare dalla destinazione olimpica a quella urbana”. Dal punto di vista ambientale il piano è in linea col PNRR e presenta numeri ambiziosi: emissioni CO2 allineate agli obiettivi europei al 2050, oltre il 30% dell’energia utilizzata da fonti rinnovabili, riduzione di uso di acqua potabile di oltre il 50%, riduzione di CO2 del 40% per riscaldamento/raffreddamento, edifici ad efficienza energetica massima (NZEB, Nearly Zero Energy Building).

E poi c’è ancora una cosa da dire: proprio perché dovrà integrarsi nel tessuto cittadino, questo nuovo quartiere, a differenza di altri come CityLife, almeno nelle intenzioni non sarà una torre d’avorio, non sarà un quartiere fantasma abitato dai pochi che se lo possono permettere. Anzi nel rispetto dei criteri ESG (dove la S sta per Social) c’è come detto un impegno dichiarato per l’edilizia convenzionata: oltre agli studenti, che potranno usufruire di circa 1.000 posti letto, gli edifici potranno ospitare le famiglie che vengono a trovarli (a Milano ci sono ben 7 università), ma anche qualsiasi cittadino o categoria professionale, soprattutto nei mesi in cui gli alloggi vengono liberati tra un anno accademico e l’altro. Anche lo stile di vita sarà aperto a tutti e anzi incoraggiato nella direzione della sostenibilità e del risparmio energetico: sono previsti serre e orti per la produzione di cibo all’interno dell’area, consentendo la nascita del primo villaggio per studenti con prodotti a chilometro zero. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ci crede molto: “Milano tornerà come prima, se non meglio”.

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