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Dazi: per l’export made in Italy danno da 360 milioni

L’Italia viene colpita nel settore agroalimentare con dazi ad valorem del 25% su una categoria piuttosto ristretta di prodotti (lo 0,8% esportato negli Usa): i più interessati sono i prodotti caseari, per un valore di 260 milioni, seguiti da superalcolici (75 milioni), insaccati (12 milioni), frutta e agrumi (8 milioni)

Dazi: per l’export made in Italy danno da 360 milioni

Il 2 ottobre scorso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ha emanato la propria decisione in merito alla controversia iniziata nel 2004 sulle sovvenzioni europee ad Airbus, affermando come gli aiuti di stato europei abbiano falsato la concorrenza riducendo le vendite di aeromobili civili della statunitense Boeing ostacolandone le esportazioni verso i mercati di UE, Australia, Cina, Corea, Singapore e Emirati Arabi. Viene indicato altresì in 7,5 miliardi di dollari il valore delle contromisure che gli USA possono richiedere nei confronti dell’UE. La United States Trade Representative (USTR) ha già reso nota la lista dei prodotti soggetti a dazi la cui entrata in vigore è prevista per il 18 ottobre: gli aerei commerciali provenienti da Francia, Germania, Spagna e Inghilterra saranno soggetti ad un dazio ad valorem del 10%, mentre la maggior parte degli altri beni saranno soggetti ad un dazio del 25%.

Tra questi, la lista fa una netta differenziazione in base ai mercati di provenienza. I prodotti tedeschi colpiti, ad esempio, riguardano soprattutto apparecchiature meccaniche e utensili industriali, mentre per quasi tutti gli altri paesi UE ad essere colpiti sono soprattutto i prodotti agroalimentari. Anche l’Italia, che non partecipa al consorzio Airbus, viene colpita nel settore agroalimentare con dazi ad valorem del 25% su una categoria piuttosto ristretta di prodotti. Gli analisti prevedono che proprio per la limitata estensione dei beni italiani presenti nella lista dell’USTR, alla fine gli effetti sull’export Made in Italy saranno piuttosto limitati: ad essere soggetti a dazi saranno circa 360 milioni di euro di esportazioni italiane del comparto agroalimentare, pari allo 0,8% del totale verso gli USA.

Dopo la modesta ripresa registrata negli ultimi due anni, l’Italia è entrata in recessione nella seconda metà del 2018, e per il 2019 è prevista una crescita del PIL pari a zero (+0,1%), cioè sostanziale stagnazione, dovuta principalmente a una domanda interna contenuta. I consumi privati dovrebbero continuare ad essere stagnanti, mentre è prevista una contrazione degli investimenti fissi e della produzione industriale. Inoltre, le prospettive economiche sono aggravate dalla continua incertezza politica, dalla lenta ripresa del settore bancario, l’inasprimento delle condizioni di credito e dal rallentamento di scambi commerciali e domanda della zona euro. E, sebbene la situazione del settore bancario italiano sia migliorata dal 2017, molte banche risentono ancora di prestiti in sofferenza, costi operativi elevati e scarsa redditività. Gli sforzi compiuti precedentemente per le riforme sono stati insufficienti per stimolare tassi di crescita più elevati e la competitività del Paese non è migliorata in modo significativo rispetto a quella dei partner UE. La fiducia nelle finanze pubbliche è debole, in quanto, complice l’aumento della spesa pubblica, il disavanzo di bilancio dovrebbe aumentare di oltre il 2,5% nel 2019 e nel 2020, con un rapporto debito pubblico/PIL ancora più elevato.

In linea con la timida ripresa economica degli ultimi anni, le insolvenze aziendali hanno registrato un calo annuo tra il 2015 e il 2018, mentre il numero di fallimenti è rimasto molto più elevato rispetto al 2008 (7500 casi). Complici il ristagno economico, l’aumento dell’incertezza politica e condizioni creditizie più restrittive, si prevede che nel corso di quest’anno i fallimenti delle imprese a livello globale aumenteranno di circa il 4%. I problemi di liquidità delle aziende italiane sono ancora aggravati da continue inadempienze di pagamento, soprattutto da parte del settore pubblico: ad eccezione dei settori alimentare e chimico, la durata dei pagamenti è ancora molto lunga (90-120 giorni), mettendo così a dura prova i fornitori di piccole dimensioni. E nel contesto dei nuovi dazi saranno colpiti soprattutto i prodotti caseari, per un valore di 260 milioni di euro, pari a circa lo 0,60% dell’export italiano verso gli USA. Oltre ai formaggi saranno interessate le esportazioni di superalcolici (75 milioni), insaccati (12 milioni), bevande (430 mila euro) e frutta e agrumi (8 milioni).

Leggi la lista completa dei prodotti italiani colpiti.

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