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Elkann: Exor adotterà il metodo Tamburi per lo shopping in Italia

Il presidente di Exor annuncia che il gruppo imiterà il modello di Tip puntando su aziende solide, ben gestite e proiettate all’export in cui acquistare quote di minoranze, ad esempio Eataly, Moncler e Technogym – L’auto scivola in Borsa ma l’Italia la consola con le vendite – A Milano debutta Unieuro

Elkann: Exor adotterà il metodo Tamburi per lo shopping in Italia

Non c’è una ragione particolare per giustificare il calo dei listini nella prima seduta del secondo trimestre. Ma, vuoi sul fronte geopolitico che su quello finanziario, il mercato ha preso atto che è arrivato il momento della prudenza, in attesa che le trimestrali garantiscano nuovo ossigeno al Toro. I mercati Usa aspettano l’esito della prossima visita del presidente Xi Jinping, primo contatto diretto con Donald Trump. Intanto cercano di stimare un prezzo al rischio al rischio Nord Corea.

Nel frattempo l’ombra del terrorismo torna ad oscurare a San Pietroburgo l’ottimismo degli europei, già concentrati sulla volata finale delle presidenziali francesi, davvero da vivere à bout de souffle. In questa cornice i mercati sembrano patire più del previsto la riduzione degli acquisti della Bce, trascurando invece i buoni dati in arrivo dall’economia reale e dall’occupazione.

Tanti piccoli dettagli, insomma, di un quadro che sembra meno brillante e vivace rispetto al debutto della Trumponomics, più o meno 100 giorni fa. Ma in grande movimento e capace di sorprendere. È di ieri il sorpasso a Wall Street del valore di Tesla su Ford, a conferma della vitalità del sistema.

Infine, si profila uno spiraglio d’uscita dalla crisi delle banche venete, ultima tappa del calvario della finanza italiana. Peccato che lo spread, in salita oltre i 200 punti base, stia lì a ricordare che l’Italia resta il vaso di coccio dell’Eurozona, il più fragile in caso di un violento scossone in arrivo dalla Francia.

FRENA TOKYO, IN CALO IL PETROLIO

La prudenza domina anche sui listini asiatici in attività. Oggi sono chiuse per festività le Borse cinesi, Hong Kong e Taiwan. Ferma anche la Borsa indiana. Debole Tokyo, in ribasso dell’1% abbondante nelle ultime battute, al solito frenata dalla corsa allo yen, moneta rifugio per eccellenza nei momenti di tensione politica.

Perdono colpi a Seul i titoli di Hyundai (-2,9%) e di KIa motors: la Cina ha tagliato gli acquisti di macchine coreane per rappresaglia contro l’installazione di missili Usa in funzione anti Pyongyng.

Nuovo schiaffo a Toshiba (-9%) alla vigilia dell’incontro tra i vertici del colosso, travolto dalla crisi del nucleare, con i creditori.

In frenata anche il petrolio dopo la ripresa della produzione libica e il raddoppio dell’attività dei pozzi di shale oil Usa rispetto ad un anno fa. Il Brent tratta stamane a 53,12 euro, il greggio Wti poco sopra i 50 dollari. A Piazza Affari Eni -1%, Tenaris -0,3%. Balzo di Saipem (+3,3%).

SEDUTA FIACCA PER WALL STREET

Giornata di ribassi a Wall Street in attesa del vertice di Trump con il presidente cinese. L’indice Dow Jones ha ceduto lo 0,06%, l’S&P 500 lo 0,15%, Nasdaq – 0,29%.

Il dollaro è piatto su euro a1,067. Il rendimento del Treasury Bill a 10 anni è sceso sui minimi delle ultime cinque settimane al 2,33%, dal 2,38% della chiusura. Vendite invece sulle obbligazioni statali con scadenza più breve, con conseguente schiacciamento della curva dei rendimenti.

Secondo giorno consecutivo di apprezzamento dell’oro a 1.253 dollari: stamattina nuovo rialzo a 1.257 dollari. 

TESLA VALE PIÙ DI FORD, TONFO DI GM

A dominare l’attenzione del mercato è stata la frenata dell’industria dell’auto. Dopo il lungo rally il mercato a quattro ruote negli Stati Uniti è in decisa flessione, per giunta accompagnata dal forte aumento delle insolvenze sulle rate degli acquisti. Ne fanno le spese i titoli dei Big di Detroit.

General Motors arretra del 3,4%, Ford dell’1,7%, sorpassata da Tesla (+6,7%), in fortissima accelerazione dopo l’aumento delle consegne di veicoli nel trimestre: 25.418 pezzi (+69% rispetto ad un anno fa) contro i 23.200 previsti da Goldman Sachs. “Sono tempi grami per Shortville”, cioè per i ribassisti, ha twittato Elon Musk. Ai prezzi odierni il produttore delle vetture elettriche di lusso vale 48 miliardi di dollari contro i 45 di Ford.

TONFO ANCHE DI FIAT CHRYSLER, MA IN ITALIA È BOOM

Il tonfo del mercato Usa ha condizionato anche Fiat Chrysler (-4,8%), peggior titolo di Piazza Affari, nonostante i buoni risultati di vendita in Francia ed in Spagna, confermati, a Borsa chiusa, dall’eccellente performance in Italia: +21,3%, con una quota di mercato del 30,14% dal 29,35% di marzo 2016. Nella classifica delle dieci auto più vendute nel mese di marzo il gruppo piazza sette modelli sui primi dieci della classifica.

Ma sul titolo ha pesato il calo del mercato americano: oltre Oceano le vendite sono scese del 5% a marzo in Nord America, contro una previsione di crescita dello 0,4%.

ELKANN ADOTTA IL MODELLO TAMBURI PER LO SHOPPING

Exor, la finanziaria al cuore dell’impero Agnelli, ha deciso di adottare il modello Tamburi. La holding, ha anticipato John Elkann in un colloquio con il Financial Times, ha intenzione di avviare una serie di acquisti di quote di minoranza nelle piccole e nelle medie società italiane secondo il modello di successo elaborato da Tip: società con forte vocazione all’export, con un management o una proprietà solida e determinata e un progetto di crescita ben definito. Elkann cita come esempi Eataly, Moncler e Technogym.

Exor, alla vigilia dei conti trimestrali, intende così tornare ad investire in Italia ma con un atteggiamento diverso rispetto al passato quando l’orma di Fiat sull’economia italiana era il segnale di un’egemonia che appartiene al passato, sottolinea lo stesso Elkann. “È ormai cambiata in Italia la percezione storica della Fiat”, ha detto l’erede dell’Avvocato. Exor può svolgere un ruolo rilevante per favorire il debutto ed il decollo delle società di medie dimensioni sul mercato americano, sottolinea ancora Elkann.

MILANO -1,2%, L’EUROPA SOFFRE LA RIDUZIONE DEL QE

Più che la bomba sul metrò di San Pietroburgo, sul calo dei listini europei ha probabilmente influito di più l’avvio della riduzione degli acquisti di titoli da parte della Bce. Dopo tre mesi all’insegna del rialzo la prima seduta della settimana finanziaria europea ha registrato un forte ribasso.

L’euro ha intanto toccato il minimo da tre settimane contro il dollaro, a 1,0650 dollari. Piazza Affari ha chiuso in rosso la prima seduta della settimana evidenziando una delle peggiori performance oggi in Europa. L’indice Ftse Mib ha perso l’1,22% a 20.242 punti.

Deboli anche le altre piazze europee con Madrid (-1,32%) allineata a Milano. Un po’ meglio ma sempre in rosso Francoforte (-0,45%), dopo aver sfiorato il record in mattinata. Parigi -0,71% in attesa del dibattito tv tra i candidati alle presidenziali. Londra -0,55%.

L’indice Pmi ha mostrato che in marzo le aziende manifatturiere della zona euro hanno faticato a tenere testa alla domanda nonostante un incremento dell’attività al ritmo più rapido di quasi sei anni. L’indice Pmi manifatturiero italiano elaborato da Markit/Adaci è salito in marzo a 55,7 punti dai 55,0 del mese precedente, confermandosi ampiamente sopra la soglia dei 50 punti che separa le rilevazioni di crescita da quelle di contrazione.

LO SPREAD SUPERA I 200 PUNTI, PIOGIA DI ACQUISTI SUL BUND

Seduta tutta da dimenticare per il secondario italiano, che torna ad ampliare il ritardo su Bund ma appare soprattutto particolarmente penalizzato nei confronti della carta spagnola. Scivolano i Btp, con il rendimento dei decennali salito al 2,32% dal 2,30% di venerdì scorso. Il rendimento del Bund scende allo 0,28% e lo spread si allarga di quattro punti base a quota 203, massimo da inizio 2014. Il premio del Bono sul benchmark tedesco si ferma a 136 punti base.

Il mercato sembra scommettere che il ritmo rallentato cui proseguirà da oggi il programma di Qe, che scende da 80 a 60 miliardi di euro al mese, penalizzerà soprattutto i benchmark italiani. Slittata intanto a domani la pubblicazione delle statistiche sia settimanali sia mensili da parte della Bce. Relativi a febbraio, gli ultimi dati della banca centrale mettono in evidenza sottoscrizioni pari a 8,499 miliardi di titoli di Stato italiani da parte dell’eurosistema, con un totale salito a 96,265 miliardi.

In un’intervista all’edizione odierna di “Expansion”, l’economista capo Bce Peter Praet definisce l’attuale orientamento di politica monetaria ancora perfettamente adeguato, dal momento che ai segnali incoraggianti dal lato delle indagini congiunturali devono ancora seguire i cosiddetti “hard data”.

Ha pesato sul mercato anche l’attentato di San Pietroburgo. Il tasso sul decennale tedesco fino a 0,29%, minimo da un mese a questa parte, mentre i rendimenti dei benchmark a due e 5 anni scivolano al record negativo da due settimane. Si porta inoltre al minimo da ottobre il rendimento sul decennale britannico.

BANCHE DEBOLI. LA BCE CHIEDE 6,8 MILIARDI PER LE VENETE

Segnali di fumo positivi dalle autorità politiche e dai regolatori europei, che in questi giorni hanno in mano il pallino del salvataggio dei due istituti veneti, Popolare di Vicenza e Veneto Banca. “Tutti sono seduti attorno al tavolo con l’obiettivo di arrivare ad una soluzione comune che sia efficiente, sostenibile e nell’interesse della stabilità finanziaria – ha detto un Portvoce della Commissione Europea – Siamo fiduciosi che una soluzione su queste basi possa essere trovata nelle prossime settimane”.

Intanto, dopo Popolare di Vicenza è stata Veneto Banca a chiudere i conti di un terribile 2016: un miliardo e mezzo di euro di perdita netta, rispetto agli 882 milioni di rosso del 2015. Quasi tutto il risultato è frutto di rettifiche di valore su crediti e altre attività, pari a 1,29 miliardi (+58,7% sull’annata precedente). Gli accantonamenti a fondi per rischi e oneri sono più che triplicati a 433 milioni. A livello operativo la perdita del gruppo finito nella polvere dopo gli anni di grandeur della gestione di Vincenzo Consoli è di 177 milioni.

Bloomberg scrive che la Vigilanza Ue chiede un’iniezione di 6,8 miliardi(2 più del previsto) per le due banche. Giornata negativa per le banche, non solo in Italia. L’indice Stoxx europeo del settore bancario arretra dell’1,6%, con cali significativi per la spagnola Bbva (-2,3%) e per Deutsche Bank (-2,9%). A Piazza Affari Unicredit- 2,5%, Intesa -1,6%, Banco Bpm -2,3%, Mediobanca -2,2%. Assicurazioni in calo: Generali -0,3%, Unipol -1,2%.

OGGI AL DEBUTTO LA MATRICOLA UNIEURO

Nel resto del listino da segnalare oggi il debutto di Unieuro, società fondata dal padre dell’imprenditore di Eataly Oscar Farinetti nel ’67, che però oggi fa capo a un fondo di private equity. L’offerta è stata ridotta nella quantità e nel prezzo rispetto alle previsioni iniziali. Invece di 8,5 milioni di azioni (pari al 42,5% del capitale) si è deciso di collocarne 6,36 milioni, per un flottante del 31,8% che salirà al 35%. Il prezzo dell’Ipo è stato fissato a 11 euro, sotto il minimo della forchetta indicativa di 13-16,5 euro. La società non incasserà nulla dalla quotazione, perché tutte le azioni al mercato sono state messe a disposizione dall’azionista-venditore.