La negazione del visto all’ingresso negli Usa all’ex commissario europeo, Thierry Breton, non è solo una misura senza precedenti e un atto di insopportabile arroganza dell’America di Donald Trump ma è soprattutto il segno che tra Usa ed Europa laguerra digitale, che covava sotto la cenere, è adesso più aperta che mai. Qual è infatti la colpa che gli americani rinfacciano spudoratamente a Breton? Quella di essere il padre della direttiva europea del Digital Service Act che impone anche ai grandi colossi del Big Tech americano sia la trasparenza sugli algoritmi e sulla pubblicità che la lotta alle fake news proteggendo i diritti degli utenti e democratizzando l’ecosistema digitale. E’ ovvio che i giganti americani di Internet, abituati a fare il bello e il cattivo tempo, vedano le regole europee come il fumo negli occhi e che la Casa Bianca offra loro sostegno e trovi su questo terreno un’occasione in più per attaccare l’Unione europea. Giustamente Breton si domanda se quello degli americani non sia una nuova forma di “maccartismo”. Sarebbe ora però che, davanti alle provocazioni americane che incredibilmente accusano il Vecchio continente di censura, accantonasse l’atteggiamento remissivo già mostrato in occasione dei dazi e rispondesse per le rime. Come? Applicando contro l’America le ritorsioni diplomatiche che si merita. Per ora la risposta europea è solo verbale ma così non va. Errare è umano, ma perseverare è diabolico
W Thierry Breton, il padre del Digital Service Act europeo contro lo strapotere del Big Tech Usa e la cultura illiberale di Trump: Ue batti un colpo
La negazione del visto d’ingresso negli Usa all’ex commissario europeo, Thierry Breton, che è il padre del Digital Service Act, è una insopportabile provocazione che apre la guerra digitale Usa-Ue e che merita una forte risposta del Vecchio continente. L’Europa ha già chinato la testa a trump sui dazi ma ora basta: errare è umano, ma perseverare è diabolico
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