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Vino: l’Oltrepò pavese punta alla diffusione internazionale delle sue denominazioni

Il suo territorio rappresenta il 60 per cento della produzione del vino in Lombardia ed è terza area produttiva mondiale di Pinot nero. I suoi fiori all’occhiello oltre al Pinot si chiamano Barbera, Croatina, Riesling. Già Strabone comandante delle forze romane nel nord dell’Italia parlava di “vino buono e popolo ospitale”

Vino: l’Oltrepò pavese punta alla diffusione internazionale delle sue denominazioni

L’Oltrepò pavese lancia, l’offensiva promozionale delle sue eccellenze con una serie di manifestazioni nazionali e internazionali. Dopo Milano Wine Week, Verona Vinitaly Special Edition, Merano Wine Festival e Roma Food & Wine il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese si presenta anche a New York con la promozione concordata con Eataly.

«Stiamo seguendo tutte le strade che andavano ripercorse post Pandemia. – spiega Carlo Veronese Direttore del Consorzio Tutela – con un flusso costante di informazioni e di approfondimenti sul territorio che ha scavalcato i confini e i continenti grazie anche ad una attività avviata negli States e in alcuni Paesi del Nord (Germania, Svizzera e Austria), per iniziare un progetto di diffusione più ampia e di internazionalizzazione del brand delle Denominazioni d’Oltrepò Pavese. È un lavoro lungo e importante che può aprire nuovi mercati e migliorare quelli già aperti».



Fra gli obiettivi principali c’è la valorizzazione del Prodotto, dalla vigna al calice, sia nella percezione del brand delle Denominazioni, sia attraverso lo speciale storytelling di questa terra storica del vino che vanta una forte biodiversità, sia attraverso la qualità, la sostenibilità anche economica e sociale, strada ormai presa da molti.

“La poliedricità dei prodotti dell’Oltrepò Pavese, sia nel beverage che nel food, – afferma Gilda Fugazza, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese – è una carta da giocare per eccellenze che raccontano la tipicità del Territorio: sono capaci di incontrare tutti i gusti di un consumatore che oggi è molto evoluto, attento, biodiverso e pronto a recepire novità di prodotti che hanno comunque una grande storia alle spalle e chiedono valore».

Con i suoi 440 chilometri di colline e circa 13.000 ettari a Denominazione (con 7 Denominazioni), l’Oltrepò Pavese è a tutti gli effetti un patrimonio per l’enologia nazionale. Il suo territorio rappresenta il 60 per cento della produzione del vino in Lombardia ed è terza area produttiva mondiale di Pinot nero. I suoi fiori all’occhiello oltre al Pinot si chiamano Barbera, Croatina, Riesling Le aziende associate sono 160. La Filiera completa interessa 1301 aziende. I numeri sono importanti: la produzione totale di vino nel 2020 è stata per le DOCG di 12.894 ettolitri, per la DOC di 347.527 ettolitri, per la IGT di 426.765 ettolitri.

Chi abbia importato la vite nell’Oltrepò è incerto: alcuni pensano che siano approdate in Lombardia dall’Armenia, dalla Georgia e dalla Mesopotamia, per via di mare e di fiume. Una importante testimonianza sulla presenza della vite in Oltrepò risale al 1876, quando si attesta il ritrovamento di una caràsa fossile, vale a dire di un tronco di vite fossilizzato, lungo 25 cm per 6 di diametro, ritrovato nei pressi di Casteggio (Clastidium).

La prima citazione sulla viticoltura in Oltrepò passa invece dalle parole di Strabone, vissuto tra il 60 a.C. e il 20 d.C. che, documentando un suo passaggio nell’Oltrepò, scrive di «un vino buono, popolo ospitale e botti in legno molto grandi».

Curiosando nella storia delle tipicità dell’Oltrepò Pavese scopriamo che nel 1884 l’Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni. Oggi sono poco più di 10 quelli di maggior diffusione, con la tendenza da parte di alcuni produttori storici di recuperare le più evidenti testimonianze del passato, come ad esempio l’Uva della Cascina o la Moradella.

Nel 1884 la locale Camera di Commercio attestava che nelle zone di Stradella, Montù Beccaria, Broni (…), si contavano allora ben 59 qualità di uva, tra le quali, spiccavano la Moradella, la Pissadella, l’Ughetta di Canneto, la Rossara, il Barbisino, il Pignolo, il Besgano, l’Uva d’Oro, lo Sgorbera, il Nebbiolo, il Moscatello e il Trebbiano. Poco coltivate erano a quei tempi la Croatina (da cui il vino Bonarda) e la Malvasia: pochissimo la Barbera, la Vernaccia, l’Altrugo e il Cortese.

Terra di identità eno gastronomiche, di materie prime da sempre fonte di ricchezza per il tessuto contadino l’Oltrepò pavese vanta un paniere di oltre 100 prodotti autoctoni di qualità con alcuni fiori all’occhiello come la d.o.p. del salame di Varzi, il peperone di Voghera, la zucca berrettina, le patate di montagna, i formaggi della Valle Staffora, il miele, lo zafferano, il tartufo nero, la ciliegia di Bagnaria e la Pomella Genovese

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