Trump e Xi sanno benissimo che se si prendessero veramente a botte, entrambi ne uscirebbero con le ossa rotte e queste giornate di fine ottobre saranno cruciali per evitare uno scontro commerciale al quale gli analisti attribuiscono una valenza sistemica. I toni si sono fatti più accomondanti in questo weekend dopo l‘aggressività dimostrata la scorsa settimana, mentre la Cina, che si sente forte tenendo stretta la presa sulle terre rare, con i dati di oggi scopre le carte della sua economia così legata all’export.
La scadenza del 1° novembre si avvicina e per quella data gli Stati Uniti hanno minacciato di aumentare significativamente i dazi a causa dei controlli sulle esportazioni di terre rare da parte della Cina, ma i due si sono misurati anche a suon di olio da cucina e soia, piuttosto che sul terreno dei porti marittimi e nel settore dei software. Tutto potrebbe essere tassato e ri-tassato, con provvedimenti e ritorsioni reciproci se davvero si volesse entrare in una guerra commerciale. Ma a chi gioverebbe?
Giorni di frenetici incontri chiave fino a fine mese
Un nuovo round di colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina è previsto per questa settimana in Malesia, con il Segretario al Tesoro Scott Bessent e il Vice Premier He Lifeng che dovranno cercare di evitare un’escalation dei rapporti. Intanto i leader cinesi questa settimana si incontreranno per ben quattro giorni, in un meeting noto come Quarto Plenum per discutere il prossimo piano quinquennale di sviluppo del Paese. Gli analisti si aspettano nuove misure per prolungare il più forte rally azionario cinese degli ultimi otto anni e per sostenere i consumi interni e lo yuan, ma è chiaro che le discussioni verteranno anche sul commercio, in vista del possibile incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e Trump.
Intanto Trump ha iniziato a gettare secchiate d’acqua sul fuoco: interrogato ieri da Fox News sulla sua minaccia di aumentare del 100% i dazi sui prodotti cinesi, Trump ha risposto che l’imposta “non è sostenibile”, sebbene “potrebbe reggere”. Gli Stati Uniti “troveranno un accordo” con la Cina, ha aggiunto. Bessent poi ha incontrato virtualmente He venerdì commentando che il colloquio è stato “franco e dettagliato”, mentre i media statali cinesi hanno descritto i colloqui come uno scambio di opinioni costruttivo.
Dopo ripetuti si e no, Trump ha detto che vede possibile il suo incontro programmato con il presidente cinese Xi Jinping, previsto a fine mese in Corea del Sud a margine del vertice dei leader della Cooperazione economica Asia-Pacifico.
La scorsa settimana i toni erano molto più aggressivi: la Cina si è detta pronta a “combattere fino alla fine” la guerra commerciale con gli Stati Uniti e gli Usa hanno detto che sono aperte tutte le possibilità di ritorsione. Da un lato del tavolo c’è Pechino che punta a una stretta sull’export di terre rare e a nuove imposizioni tariffarie sulle navi. Dall’altra Washington ha mostrato i muscoli con l’imposizione dei dazi in particolare su qualsiasi “software critico”.
Certamente di tutto ciò l’argomento principale è la gestione delle terre rare. Come è noto, le terre rare sono tutto fuorché “rare”: esse si trovano in moltissime parti del mondo, ma la Cina ha sviluppato sistemi all’avanguardia per l’estrazione e la lavorazione fino a renderle pronte per essere immesse sul mercato, tanto da far sentire Pechino in una posizione dominante.
I dati su export e Pil cinesi sotto la lente di Pechino
Giusto oggi sono stati pubblicati nuovi dati economici in Cina che forniscono argomenti contrastanti da discute a Pechino. Le esportazioni cinesi di magneti in terre rare hanno mostrato un netto calo a settembre, il che potrebbe rendere la leva di Pechino ancora più forte nelle trattative. I dati doganali pubblicati oggi hanno mostrato che le spedizioni cinesi di magneti in terre rare sono diminuite del 6,1% a settembre rispetto ad agosto, interrompendo tre mesi di guadagni. I dati mostrano che le spedizioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 28,7% a settembre rispetto al mese precedente. Guardando agli altri paesi nel mondo, le prime cinque destinazioni di esportazione dei magneti cinesi in terre rare in termini di volume sono state Germania, Corea del Sud, Vietnam, Stati Uniti e Messico.
Tuttavia il calo delle esportazioni nasconde la debolezza del mercato interno. La crescita economica della Cina ha registrato nel terzo trimestre il rallentamento più debole dell’anno a causa soprattutto della debolezza della domanda interna e mostrando come il Paese sia fortemente dipendente dall’attività delle sue fabbriche esportatrici. Sebbene il tasso di crescita del 4,8% abbia soddisfatto le aspettative e abbia consentito alla Cina di raggiungere il suo obiettivo di circa il 5% quest’anno, proprio la dipendenza dell’economia dalla domanda esterna solleva dubbi sulla sostenibilità di tale ritmo.
Poco prima della pubblicazione dei dati, Trump aveva detto ai giornalisti a bordo dell’Air Force One che non voleva che la Cina “giocasse con noi alla partita delle terre rare”. Ha suggerito che potrebbe rimandare l’aumento dei dazi, se il principale acquirente agricolo al mondo si impegnasse ad acquistare soia dagli Stati Uniti.