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UnionCamere: il rientro della metà degli giovani expat farebbe recuperare 12 miliardi. Le aziende con giovani producono il 7,2% in più

Le imprese con più giovani corrono più delle altre, registrando una crescita del fatturato e dell’occupazione superiore di 1,5 punti percentuali. Tra il 2026 e il 2029 potrebbero mancare oltre 13mila laureati Stem l’anno, soprattutto ingegneri, economisti e medici

UnionCamere: il rientro della metà degli giovani expat farebbe recuperare 12 miliardi. Le aziende con giovani producono il 7,2% in più

L’invecchiamento della forza lavoro in Italia non è solo un’emergenza demografica, ma un freno alla competitività, alla produttività e alla transizione digitale e sostenibile delle imprese. Emerge dalle ultime analisi di Unioncamere e del suo Centro studi Tagliacarne sulla base di elaborazioni originali e da fonti istituzionali, presentate nel corso della Conferenza nazionale delle Camere di commercio svoltasi il 5 e 6 giugno a Paestum.

Secondo le rilevazioni di Unioncamere le aziende capaci di attrarre e trattenere talenti under 35 registrano una crescita del 7,2% della produttività e, mostra l’Istat, le imprese con più giovani corrono più delle altre, registrando una crescita del fatturato e dell’occupazione superiore di 1,5 punti percentuali.

La propensione a fare innovazione di processo cresce fino ai 36 anni di media degli occupati e quella di prodotto fino ai 42, per poi flettere vistosamente. Data la composizione attuale della forza lavoro, il risultato è che il 60% delle imprese italiane ha già superato la soglia anagrafica oltre la quale cala la spinta a innovare (Istat).

Mettere in campo azioni in grado di invertire la marcia, facendo, ad esempio, tornare in Italia anche solo la metà dei 20-34enni emigrati negli ultimi cinque anni (poco più di 250 mila), si genererebbe un impatto economico fino a 12 miliardi di euro, pari a circa mezzo punto di Pil.

“Le nuove generazioni vivono con minori barriere culturali, territoriali e sociali rispetto al passato”, ha evidenziato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Grazie ad iniziative come l’Erasmus si sentono naturalmente cittadini europei. L’Europa è uno spazio concreto di studio, lavoro, opportunità. Confrontano salari, qualità del lavoro, accesso all’innovazione e possibilità di crescita. È un cambiamento culturale profondo, che parla di una nuova idea di vita, famiglia e realizzazione personale. Valorizzare la loro creatività e la capacità di innovazione richiede uno sforzo comune. Le Camere di commercio sono in campo e pronte a fare da ponte tra imprese e sistema della formazione”.

Negli ultimi vent’anni gli occupati over 50 sono raddoppiati (passando dal 20% a circa il 40%), mentre la quota degli under 35 è crollata dal 35% a meno del 25% (Cnel).

I giovani vero motore della trasformazione, ma mancano laureati

Eppure, i giovani sono il vero motore della trasformazione. Come mostra il Sistema informativo Excelsior, di Unioncamere e Ministero del Lavoro, le imprese annualmente destinano circa il 28% dei contratti che hanno preventivato di effettuare agli under 30. Ma lo scorso anno, il 48% di queste posizioni era considerata difficile da coprire, in prevalenza (il 31%) per assenza di candidati.

Guardando in prospettiva, gli scenari di Excelsior mostrano una situazione oggettivamente delicata: tra il 2026 e il 2029, considerando la domanda delle imprese e della Pubblica amministrazione e il numero di giovani in uscita dall’Università, potrebbero mancare oltre 13mila laureati Stem l’anno, soprattutto ingegneri, economisti e medici.

Investire sulle nuove generazioni farebbe fare un balzo in avanti alla ricchezza prodotta nel Paese. Un caso emblematico è quello dei cosiddetti “cervelli in fuga”. Nell’ultimo decennio i giovani tra i 20 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia sono quasi raddoppiati, passando da 37mila a 70mila (+85%), secondo dati Eurostat. Il valore del capitale umano emigrato tra il 2011 e il 2024 è pari a ben 159,5 miliardi di euro, il 7,5% del Pil nazionale, secondo dati Cnel. Non è solo una perdita demografica: è una perdita di energie, competenze e futuro. Oggi in Italia emigrano 8 giovani ogni mille, più del doppio della Germania e più della Spagna (Eurostat).

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