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Ungheria: retromarcia sullo stop ai richiedenti asilo

L’Ungheria fa un passo indietro sulla decisione di sospendere gli accordi di Dublino III sui richiedenti asilo dopo l’intervento di Austria e Unione Europea. Sul tema immigrazione è intervenuto stamattina Matteo Renzi che ha dichiarato che “la sinistra non deve avere paura dei rimpatri”.

Ungheria: retromarcia sullo stop ai richiedenti asilo

L’Ungheria cede alle pressioni esterne e decide fare un passo indietro sulla decisione annunciata ieri di sospendere unilateralmente il regolamento europeo sui richiedenti asilo, conosciuto come “Dublino III”.  

La normativa, sospesa provvisoriamente da Budapest, regola le richieste di asilo in Europa e prevede che queste ultime debbano essere esaminate nello Stato membro dove per primo arriva il migrante.

 Le dichiarazioni del ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto avevano infatti provocato l’immediata reazione dell’Austria e dell’Unione Europea. Nella giornata di ieri, Bruxelles aveva chiesto “chiarimenti immediati” sulle “ragioni tecniche” con le quali il Primo Ministro Viktor Orban aveva motivato la scelta di bloccare gli accordi di Dublino per “proteggere gli interessi ungheresi”.

Parallelamente il governo austriaco aveva convocato l’ambasciatore ungherese per ricevere spiegazioni ufficiali. Vienna aveva inoltre richiesto alla Commissione Europea di controllare se la sospensione degli accordi di Dublino III rappresentasse una violazione dei trattati comunitari

Ricordiamo inoltre che la settimana scorsa era arrivato un annuncio shock da parte dello stesso Peter Szijjarto che aveva dichiarato l’intenzione di voler costruire un muro di 175 chilometri sul confine con la Serbia per fermare l’ingresso illegale dei migranti. 

Sul tema immigrazione è intervenuto stamattina anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che di fronte al Senato ha dichiarato: “la sinistra non deve avere paura del concetto di rimpatrio. Per chi arriva in Italia senza titolo – ha continuato il Premier – le procedure di rimpatrio devono essere velocizzate, su questo forse siamo stati molto timidi nonostante il lavoro molto serio fatto dal governo Prodi quando ministro era Napolitano. Quello fu uno sforzo strategico. Ma talvolta anche nel nostro mondo c’è l’idea di dire che il rimpatrio è un concetto che fa paura: chi ha il diritto deve restare con una operazione europea e non italiana, ma chi è senza titolo deve essere rimpatriato”.

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