Il presidente statunitense Donald Trump continua a fare il bello e il cattivo tempo nelle questioni internazionali, in particolare in quell’ “emisfero occidentale” di cui parla il suo ministero della Guerra riferendosi all’America Latina, la parte di continente dal Messico in giù nella quale Washington è abituata a ficcare il naso, secondo la dottrina Monroe del “giardino di casa”. Con le note tensioni col Venezuela in pieno svolgimento, l’ultima mossa del tycoon è stato l’endorsement per uno dei candidati alle elezioni presidenziali dell’Honduras, un piccolissimo Paese e non ricco di petrolio come quello presieduto da Nicolas Maduro, ma comunque strategico per la lotta al narcotraffico.
Ecco chi è Nasry Asfura, il candidato “indicato” da Trump
Così come ha già fatto in Argentina, Brasile, Bolivia e Ecuador, Trump ha voluto “scegliere” il suo candidato ideale, da suggerire agli elettori honduregni con il solito metodo: le minacce. Stavolta il ricatto è stato di tagliare gli aiuti finanziari che gli Usa elargiscono al disastrato Paese centroamericano se non fosse stato eletto Nasry Asfura, 67 anni, ex sindaco di Tegucigalpa. E mentre lo spoglio è ancora in corso Afura è effettivamente in vantaggio, anche se con un vantaggio minimo sull’altro candidato di centrodestra, il 72 enne presentatore televisivo Salvador Nasralla. Già certa invece la disfatta della sinistra, con la 60 enne avvocata Rixi Moncada staccata per ora di oltre 20 punti percentuali.
Per i risultati ufficiali ci potrebbero volere giorni (al momento sono stato scrutinati solo la metà dei seggi e Asfura è avanti col 40%) ma già si può dire che l’effetto Trump in qualche modo ci sia stato. Del resto il leader del Partido Nacional era il “cavallo di battaglia” perfetto per le intenzioni della Casa Bianca e cioè estirpare una volta per tutte il traffico di droga verso gli Stati Uniti. Esattamente come per il Venezuela (che peraltro secondo l’Onu non è nemmeno un narco-Stato, in quel caso c’è piuttosto odore di interessi legati al petrolio) ma con metodi opposti: niente aggressione militare ma sostegno al candidato-sceriffo che si occuperà lui stesso di fare il lavoro sporco.
La strategia contro il narco-traffico: con Honduras e Venezuela due pesi e due misure
Trump ha definito Asfura “l’unico amico della libertà” e ha voluto concedere all’Honduras un segnale distensivo, anche se non ancora ufficializzato: mentre sul venezuelano Maduro, accusato di capeggiare un clan di narcos, pende una taglia da 50 milioni di dollari, ed è recentemente stata chiesta la chiusura dello spazio aereo venezuelano, il presidente statunitense ha invece deciso di concedere l’indulto all’ex omologo honduregno Juan Orlando Hernandez, curiosamente dello stesso partito di Asfura e a capo del governo dal 2014 al 2022. Hernandez si trova dal 2024 in carcere negli Usa, scontando una condanna a 45 anni proprio per narcotraffico.
Mentre in Honduras si rincorrono le voci di brogli, anche l’altro contendente Nasralla, pure lui di destra, strizza l’occhio a Trump: così come Asfura, ha promesso un posizionamento dell’Honduras a favore Taiwan, dopo che l’ultimo governo guidato dal socialista Xiomara Castro, aveva invece stretto alleanza con Pechino. L’Honduras dipende tantissimo dall’economia statunitense: il 60% della sua popolazione vive in stato di povertà, il precariato raggiunge il 70% e il 27% del Pil è legato alle rimesse dei migranti negli Usa.