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Operazione Southern Spear, Trump lancia la guerra anti-narcos. Il Venezuela un nuovo Vietnam?

Washington ha ufficialmente annunciato l’offensiva militare per debellare il narcotraffico e rovesciare il presidente Nicolas Maduro. Il quale però punta a difendersi ad oltranza grazie all’aiuto della Russia. Il rischio di un conflitto lungo e logorante

Operazione Southern Spear, Trump lancia la guerra anti-narcos. Il Venezuela un nuovo Vietnam?

Adesso è ufficiale: dopo aver mostrato i muscoli da mesi e nel pieno della prima crisi di consenso per il presidente Donald Trump, travolto dallo scandalo Epstein e reduce dal più lungo shutdown della storia, gli Stati Uniti scoprono le carte e lanciano l’attacco militare per debellare il narco-traffico in Venezuela. L’operazione, annunciata dal Segretario alla Guerra Pete Hegseth, si chiama Southern Spear e verrà condotta dal Southcom, il Comando Sud delle Forze Armate statunitensi chiamato a sconfiggere “il narco-terrorismo nel nostro emisfero, quello occidentale”, secondo le parole usate proprio da Hegseth su X. L’emisfero “occidentale”, inteso evidentemente come continente americano da Nord a Sud, “è il vicinato dell’America e lo proteggeremo”, ha ancora detto l’esponente di Washington rispolverando la dottrina Monroe che considerava il Sudamerica “cortile di casa” degli Stati Uniti.

La USS Gerald Ford è la più grande portaerei al mondo ed è parcheggiata al largo del Venezuela

Il comando Southcom è dunque responsabile per le azioni militari a stelle e strisce in tutta l’America Latina, un’area che abbraccia ben 31 Paesi, dai Caraibi alla Patagonia. Tra questi c’è il Venezuela del nemico Nicolas Maduro, sul quale la Casa Bianca ha alzato la taglia per la cattura a 50 milioni di dollari. Già da mesi il Paese ispanofono, tra i maggiori produttori mondiali di petrolio, viene per cosi dire “attenzionato” dalla Marina militare statunitense, con un dispiegamento di forze che non si vedeva dai tempi della prima Guerra del Golfo, circa 35 anni fa. Non è una novità infatti che la portaerei più grande del mondo, la USS Gerald Ford, sia da giorni minacciosamente parcheggiata a poche miglia da Caracas, e che da agosto ad oggi siano già state sganciate diverse bombe contro presunte imbarcazioni di narcotrafficanti, provocando almeno 79 morti.

L’Onu vigila ma Rubio tira dritto: “Nessuno ci può dire come difendere la nostra sicurezza”

Sulla situazione sta vigilando l’Onu, dato che ovviamente l’iniziativa Usa viola il diritto internazionale, ancor più tenendo conto che il Venezuela, sebbene sia dai più considerato un regime dittatoriale, non compare però nella lista dei narco-Stati stilata dalle Nazioni Unite, a differenza di Colombia e Perù, verso le quali infatti Trump ha pure mandato messaggi intimidatori. L’obiettivo di Washington è debellare una volta per tutte il narcotraffico perché, sostiene il presidente, “ogni barca che affondiamo, salviamo la vita di 25.000 americani”. E quindi l’amministrazione Usa ha intenzione di tirare dritto, come ha ribadito il Segretario di Stato Marco Rubio che rispondendo alle pressioni Ue sulla legalità delle operazioni, ha detto che i Paesi europei “non hanno il diritto di dettare il modo in cui Washington difende la propria sicurezza nazionale”.

Il rischio di una guerra lunga come in Vietnam, grazie all’aiuto russo al Venezuela

Il rischio però è quello di una guerra lunga e logorante come fu in Vietnam, e infatti l’opinione pubblica statunitense è contraria: secondo un sondaggio Ipsos Reuters il 51% non concorda sull’esecuzione sommaria (senza previo processo) dei presunti narcos e solo il 21% è d’accordo con un’operazione militare per far cadere il regime di Maduro. Il quale da parte sua invoca la pace ma si sta preparando ad una strenua difesa, con l’aiuto degli alleati Russia, Cina e Iran. In particolare Mosca ha già risposto presente, spedendo verso Caracas centinaia di missili di difesa aerea e di droni, secondo indiscrezioni riportate da media occidentali che però non hanno trovato conferma né dal Cremlino né dal Venezuela. Sembra che Maduro voglia davvero impostare una resistenza in stile Vietnam, schierano le unità militari in 280 diversi punti strategici sul territorio: considerando anche i volontari chiamati alle armi, l’esercito venezuelano dispone di circa 200.000 uomini.

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