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Texas, crolla il fortino di Trump: sconfitta elettorale e sondaggi in caduta libera

Nel Texas più conservatore i repubblicani perdono seggi e Donald Trump arretra nei sondaggi. Dalle elezioni suppletive al calo di consenso, il Lone Star State diventa un serio avvertimento politico in vista dei midterm

Texas, crolla il fortino di Trump: sconfitta elettorale e sondaggi in caduta libera

Nel profondo sud, nel Texas più conservatore, là dove il trumpismo sembrava cemento armato, qualcosa si è incrinato. Le elezioni suppletive di gennaio e una raffica di sondaggi negativi stanno mandando un messaggio ai repubblicani di Capitol Hill: il consenso di Donald Trump non è più blindato. E proprio il Lone Star State, simbolo della sua forza elettorale, diventa il luogo della doppia scossa.

Campanello d’allarme per i repubblicani

Un’elezione apparentemente minore, quella per sostituire per soli undici mesi un senatore statale nell’area di Fort Worth, si trasforma in un campanello d’allarme nazionale. Il democratico Taylor Rehmet conquista il seggio battendo nettamente la repubblicana Leigh Wambsganss, sostenuta dal partito, dal governatore Greg Abbott e dallo stesso Trump, intervenuto in prima persona nella campagna.

Il dato che pesa non è solo il risultato finale, un netto 57% contro 42%, ma il è contesto. Quel collegio aveva premiato Trump alle presidenziali con un margine di 17 punti. Nel giro di poco più di un anno, l’oscillazione supera i trenta punti percentuali. Un ribaltamento che nessuno, almeno ufficialmente, voleva prevedere, nonostante l’imponente sforzo finanziario messo in campo dai repubblicani.

Una serie di sconfitte che fa sistema

Il Texas non è un episodio isolato. Nelle elezioni locali del 2025 i democratici hanno strappato ai conservatori otto seggi senza perderne uno, con recuperi a doppia cifra rispetto al voto presidenziale in Stati come Pennsylvania, Georgia e Iowa. In questo quadro, la vittoria di Rehmet assume un valore ancora più pesante: è la sconfitta più ampia inflitta di recente a un’area dichiaratamente trumpiana.

A Houston, intanto, i democratici consolidano un altro seggio alla Camera federale, riducendo ulteriormente una maggioranza repubblicana già risicata. Formalmente il partito minimizza, ricordando che le suppletive non sono sempre un termometro affidabile. Ma la frequenza delle sconfitte e la loro distribuzione geografica rendono l’argomento sempre più fragile.

Trump: crollo dei sondaggi, aumenta il malcontento

Alle urne si affiancano i numeri delle rilevazioni demoscopiche. L’ultima indagine del Pew Research Center fotografa un presidente in difficoltà. L’approvazione scende al 37%, mentre la disapprovazione sale al 61%. Solo poco più di un quarto degli intervistati dice di apprezzare gran parte dell’azione di governo, contro una maggioranza assoluta che risponde “poche o nessuna”.

I giudizi peggiorano anche su leadership, condizioni fisiche e mentali e rispetto dei valori democratici. Ancora più delicato, per gli strateghi repubblicani, è il calo tra gli elettori ispanici: dal 46% ottenuto alle presidenziali al 38% attuale. Un arretramento legato all’economia, all’inflazione e soprattutto alla gestione dell’immigrazione, con le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) percepite sempre più come indiscriminate.

Il Texas come avvertimento politico

Le condizioni anomale del voto texano – elezioni invernali, di sabato, fuori dai canoni abituali – offrono ai repubblicani un appiglio per ridimensionare il risultato. Ma tra proteste contro l’Ice, segnali di mobilitazione civica e dati demoscopici in peggioramento, l’insieme racconta una storia coerente.

Per Trump e per il suo partito il Texas non è ancora perduto, ma non è più una roccaforte inattaccabile. Ed è proprio questo il punto che inquieta Washington. Se anche il cuore rosso dell’America comincia a vacillare, le elezioni di midterm di novembre smettono di essere una formalità e diventano una partita aperta, dall’esito tutt’altro che scontato.

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